La storia di Ancona

Nei prossimi giorni, parliamo di Ancona, il capoluogo delle Marche e uno dei pochi porti naturali dell’Adriatico italiano. La ragione è che nei pressi si svolse la più importante battaglia navale della guerra greco-gotica, ma credo quella di Ancona sia una storia poco conosciuta che vale la pena raccontare.

Ancona vista dal satellite: la città antica è stretta su un promontorio a forma di gomito, con alture a nord e a sud dell’abitato. Si tratta dalle pendici settentrionali del monte Conero o monte d’Ancona. Questo promontorio dà origine a un golfo, il golfo di Ancona, nella cui parte più interna si trova il porto naturale.

Ankon: la colonia greca

Fondata nel 387 a.C. ad opera di greci siracusani, e dunque di stirpe dorica, fu una delle città più settentrionali della colonizzazione greca in Occidente ed una delle più isolate rispetto alle altre colonie greche. I greci fondarono la colonia potenziando un emporio greco-piceno preesistente, l’emporio divenne una città di lingua, cultura ed aspetto greco, e tale rimase per tre secoli, anche quando entrò nell’orbita dello Stato romano e poi ne diventò parte integrante.

Moneta greca con il “gomito”. Ankon significa proprio “gomito”, che poi è la natura geografica dell’area di Ancona.

Ankón, attraverso il suo porto, mantenne rapporti intensi con i principali centri del Mediterraneo orientale, come provano le testimonianze archeologiche, specialmente per l’età ellenistica. Fece parte in generale della politica di espansione adriatica di Siracusa nel corso del V e IV secolo a.C.

Nel periodo ellenistico, le rotte di navigazione anconitane legavano infatti la città, in modo intenso e sistematico, con i principali centri greci del Mediterraneo orientale, come Corfù, Delo, Rodi, Bisanzio ed Alessandria d’Egitto, oltre che della Magna Grecia, come Taranto ed Eraclea.

Colonie greche in Adriatico

Tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C. fu gradatamente assorbita nello Stato romano, pur rimanendo per alcuni decenni un’isola linguistica e culturale greca. Una delle più importanti caratteristiche di questa polis è anzi il suo persistente attaccamento al carattere greco e la sua resistenza culturale alla romanizzazione.

Nel podcast in alto la ragione per la quale Ancona era così importante durante la guerra gotica

Il porto fu potenziato da Traiano e figura nella colonna traiana, come punto di partenza della spedizione dacica. La sua importanza strategica fu rilevante durante la guerra greco-gotica (535-553). Ancona rimase per tutta la guerra un caposaldo del dominio imperiale, mentre la vicina Osimo veniva contesa più volte da Goti e Imperiali. Nel 551 era l’ultimo approdo in Italia rimasto agli imperiali con Ravenna, Otranto e Crotone. Per il suo controllo fu combattuta la battaglia navale di Senigallia, tra la flotta adriatica di Totila e quella imperiale (551), questi ultimi vinsero fornendo un importante punto di appoggio per l’invasione di Narsete.

L’Arco di Traiano, con sullo sfondo il Duomo di Ancona, costruito sulle rovine del tempio di Afrodite.

L’alto medioevo: tra papato e bizantini

Durante il periodo longobardo-bizantino rimase nelle mani imperiali, formando con Rimini, Pesaro, Fano e Senigallia la cosiddetta “Pentapoli” bizantina. Conquistata da Liutprando nell’ottavo secolo, fu ceduta da Pipino il breve al papato dopo la sconfitta dei Longobardi. Il controllo del nascente stato pontificio fu sempre però molto teorico mentre gli arabi attaccarono la città, saccheggiandola nell’839. Alla nascita del Sacro Romano Impero con Ottone I – fu costituita in Marca, con il Marchese come feudatario dell’Impero, qualcosa che irritò non poco il papato. Ne seguirono lunghe lotte per il suo controllo tra Papato e Impero, durante le quali Ancona ne approfittò per costituirsi in una Repubblica de facto indipendente (XI secolo).

L’indipendenza non si sviluppò, come in altre città, intorno alla figura del vescovo, ma grazie alla collaborazione dei cittadini impegnati nelle attività della navigazione e del commercio, che strinsero un patto di solidarietà e stilarono un accordo con il marchese imperiale.

La Repubblica di Ancona

Bandiera della Repubblica di Ancona.

Ancona fu una delle Repubbliche marinare italiane durante il basso medioevo: i suoi traffici si estendevano su buona parte del mediterraneo, con fondachi in Dalmazia, nell’Egeo, in Oriente e – soprattutto – a Costantinopoli. In questo, la città entrò in conflitto con la grande potenza marinara dell’Adriatico – Venezia – che si alleò con l’Impero per porre fine all’indipendenza della repubblica dorica.

Nel 1173 il Barbarossa, nel quadro della sua politica di contrasto ai liberi comuni italiani, inviò ad Ancona il suo luogotenente, l’arcivescovo Cristiano di Magonza, per sottomettere la Repubblica di Ancona all’Impero. L’assedio da terra fu coadiuvato da una flotta veneziana, a bloccare la città anche dal mare. La città riuscì però a resistere.

Per contrastare il dominio veneziano in Adriatico fu determinante soprattutto l’alleanza con la Repubblica di Ragusa (dal 1199), oggi Dubrovnik, in Croazia. Le due città diedero vita ad una via commerciale tra Europa occidentale e Medio Oriente alternativa a quella veneziana; questa via partiva da Costantinopoli, passava per Ragusa, Ancona e Firenze. Firenze e Lucca erano le principali città di destinazione dei traffici anconetani.

Mappa con le vie commerciali anconetane e le sedi dei Fondachi della Repubblica. Fondamentale il rapporto con Ragusa (Dubrovnik).

Dall’XI al XVI secolo, l’unico periodo in cui la città non fu indipendente fu tra il 1348 e il 1383. Nel 1348 i Malatesta di Rimini riuscirono ad impadronirsi della città approfittando dell’estrema debolezza in cui versava la Repubblica dopo l’arrivo della Peste. I Malatesta furono però sconfitti dal Cardinale Albornoz, con il compito di restaurare l’autorità Pontificia in Italia centrale per agevolare il ritorno del Papato da Avignone.

Palazzo degli Anziani, dal XIII secolo sede del Comune di Ancona

Dopo la cacciata dei Malatesta, Albornoz entrò in città e fece costruire una grande rocca, una strategia simile a quella impiegata dal cardinale a Spoleto, un’altra città chiave per il controllo dell’Italia centrale. La rocca dell’Albornoz rimase in piedi fino al 1383, quando fu distrutta dal popolo, ribellatosi al papato, dopo un difficile assedio. All’assedio parteciparono, oltre agli anconitani, folti gruppi di soldati provenienti da tutta la Marca. La rocca infine cedette grazie allo scavo di una galleria fin sotto alle sue mura; essa venne poi completamente distrutta a furor di popolo, al fine di ristabilire l’antica autonomia cittadina.

La perdite dell’indipendenza e il declino

La cittadella costruita da Papa Clemente VII, ai primi del Novecento

Nel 1532, in seguito al timore di un’invasione ottomana, Papa Clemente VII ottenne dagli anconetani l’autorizzazione per costruire una grande fortezza a difesa della città, progettata da Sangallo il giovane. La rocca fu poi utilizzata dal Papa per sopprimere l’indipendenza comunale della città che – a differenza di buona parte delle città italiane – non si era trasformata in una signoria (salvo il breve dominio dei Malatesta): i cannoni della fortezza furono puntati sulla città che venne occupata dalle truppe pontificie. L’archivio medievale della Repubblica fu bruciato in piazza. La città fu posto sotto lo stretto controllo dei legati pontifici nominati dal Vaticano.

La perdita dell’indipendenza portò al declino commerciale, tanto che il porto divenne secondario per tutto il seicento. Nel 1732 Papa Clemente XII stabilì un porto franco, con l’esenzione delle imposte doganali, in modo da rivitalizzare il porto che fu ampliato da Luigi Vanvitelli.

Nel 1797 Napoleone occupò la città e dopo poco venne proclamata la Repubblica Anconitana, che nel 1798 venne annessa alla Repubblica Romana. Dopo alterne vicende ed assedi che la videro passare in mano francese ed austriaca, fu annessa nel 1808 al Regno Italico napoleonico, all’interno del Dipartimento del Metauro.

Il Risorgimento e il Novecento

Tornato pontificia dopo la sconfitta di Napoleone, si ribellò nel 1849 al papato e aderì alla Repubblica Romana di Mazzini. Papa Pio IX chiese allora agli austriaci di intervenire e riconquistare la città, che resistette eroicamente sotto la guida del comandante della guarnigione pontificia, che si era ribellato al papato e si era unito ai patrioti anconetani. L’assedio duro 26 giorni, la città cedette il 19 Giugno del 1849. Per 10 anni fu poi occupata dagli austriaci, sotto la teorica autorità papale.

La città fu liberata dalle truppe sardo-piemontesi, nel 1860, che avevano sconfitti i pontifici nella battaglia di Castelfidardo, il 18 Settembre dello stesso anno, mentre si dirigevano verso Sud alla volta di Teano e delle truppe di Garibaldi. La città, con il resto delle Marche, entrò a far parte del nascente stato italiano dopo un plebiscito.

Da allora, segue le vicende del Regno e poi della Repubblica italiana. Allo scoppio della I guerra mondiale, Il 24 maggio 1915, gli austriaci bombardarono la città e causarono alcune decine di morti, distruggendo in parte il cantiere navale ed danneggiando il Duomo. Fu teatro di ben più distruttivi bombardamenti alleati dopo il 1943, quando la città fu occupata dalle forze tedesche: nel 1944 si combatté nei dintorni la battaglia di Ancona, la città fu liberata dai Polacchi dell’esercito libero polacco il 18 Luglio del 1944.

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3 pensieri riguardo “La storia di Ancona

  1. REFUSO: nel paragrafo “La perdita dell’indipendenza e il declino”, la didascalia dell’immagine riporta che la cittadella fortificata fu costruita da Clemente VII ai primi del Novecento, mentre fu costruita nel Cinquecento come Marco ci spiega giustamente nelle righe sottostanti.

    Grazie mille del tuo grande e puntuale lavoro, ascoltandoti mi viene voglia di diventare podcaster, ma l’unica cosa di cui sono veramente esperto sono i funghi e temo che un podcast di micologia avrebbe meno successo di Storia d’Italia, un abbraccio!

    "Mi piace"

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