Fonti

Lista totalmente non esaustiva delle fonti primarie e secondarie da me utilizzate per il podcast! Considerate che utilizzo anche altri podcast e sopratutto paper universitari trovati online, leggendo spesso le bibliografie dei libri qui in basso.

Se volete potete acquistare alcuni libri cliccando il link direttamente per Amazon: se lo farete, riceverò una piccola percentuale a supporto del podcast.

La caduta dell’Impero Romano, una nuova storia, è un libro magistrale che ha guidato sin dai tempi di Valentiniano i passi del mio podcast. E’ un libro che narra gli eventi, anche se piuttosto stringati, ma riesce anche a fornire il quadro di insieme ed una possibile interpretazione storiografica della caduta dell’Impero. Imperdibile.

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Come detto più volte durante il podcast, le storie di Ammiano Marcellino sono una fonte primaria imprescindibile per il periodo che va dal regno di Costanzo II alla battaglia di Adrianopoli. Scritte con verve e passione, ricolme di appunti geografici ed etnografici, a volte è possibile leggere le storie quasi come un romanzo di avventura, quando Ammiano descrive alcuni eventi in prima persona. Ammiano dimostra però anche acume da storico, forse non l’acume di uno studioso come Tucidide, ma pur sempre eccezionale.

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Le storie

Averil Cameron è una delle più importanti storiche della tarda antichità, ogni suo libro è ottimo. Questo è utile sopratutto ad inquadrare il contesto socio-politico-culturale del periodo che va dal regno di Teodosio alla grande guerra tra Persiani e Romani che sarà la causa del disfacimento del medio-oriente. Focalizzato più sull’oriente che sull’occidente.

428 è un libro di storia completamente diverso dal solito: invece di narrare eventi, o un periodo, o un tema, narra la storia di un solo anno del tardo impero, facendo un veloce giro del mondo. Il 428 è scelto non come anno topico in cui successe qualcosa di particolarmente importante (anche se di eventi ce ne furono) ma come uno spaccato di quel mondo ancora Romano alle porte di una grande trasformazione. Interessantissimo ed originale!

Semplicemente l’autore di riferimento su tutto quello che ha a che fare con gli Unni. Interessante la sua ricostruzione delle loro campagne militari e il lavoro certosino nel ricostruirne la cultura

La bibbia sui Goti come Maenche-Helfen è la bibbia sugli Unni. Ricostruisce l’intero percorso della storia Gotica, dalle origini mitiche ai regni storici da loro costituiti. Preziosissimo per comprendere il mondo dal punto di vista dei Goti e della loro cultura, per capire l’origine dei Visigoti e degli Ostrogoti e per capire in che modo si relazionarono con l’Impero Romano. In generale è un ottimo complemento ad Heather per comprendere tutta la storia del tardo impero.

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Un libro che consiglio solo ai veri studiosi di tarda antichità, perchè chiaramente un libro per studiosi al massimo livello (le citazioni in latino, greco, francese, tedesco non sono neanche tradotte, dando per scontato che il lettore conosca queste lingue). Importante però per ricostruire nei minimi dettagli la carriere di Stilicone attraverso il suo propagandista di fiducia, Claudiano, un poeta pagano venuto dall’Egitto

Orosio è la principale fonte che abbiamo per il periodo seguente a quello coperto da Ammiano Marcellino. Fu incitato a scrivere la sua storia da Sant’Agostino, come risposta alle accuse dei pagani ai cristiani di aver causato il sacco di Roma. E’ ovviamente una storia molto di parte ma è fondamentale per alcuni eventi e anche per comprendere la mentalità cristiana del tempo.

Zosimo sta ai pagani come Orosio sta ai Cristiani: questo autore dell’inizio del sesto secolo era un pagano veementemente anti-cristiano. La sua storia ne è inevitabilmente influenzata, come quella di Orosio. E’ infatti interessante leggere i due autori per formarsi una opinione sugli eventi

Libro imperdibile per ricostruire il periodo che va dal secondo sacco di Roma (455) alla deposizione di Odoacre (493). Molto dettagliato nella narrazione anno per anno, è utilissimo per me per ricostruire il periodo. Molto interessanti le analisi sulle azioni di Maggiorano, Antemio, Avito, Ricimer e tanti altri.

Libro interessantissimo per comprendere l’evoluzione dell’esercito imperiale durante il quarto e il quinto secolo. Mette a sistema quello che sappiamo da Ammiano Marcellino e la Notitia Dignitatum per creare un affresco realistico dei gradi, dell’armamento, delle tecnologie, delle strategie e tattiche dell’esercito del tardo impero. Trovo non sempre condivisibile la ricostruzione degli eventi storici, ma non è il forte del libro.

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La “Getica” di Iordanes o Giordane è una delle fonti primarie più interessanti – e più complesse da decifrare – della tarda antichità. Scritto da un monaco ortodosso di etnia Gotica che aveva studiato al monastero calabrese fondato da Cassiodoro – importante ministro della corte di Teoderico – Giordane riassume qui la perduta opera sulla storia dei Goti di Cassiodoro, che aveva messo su carta molte delle leggende del popolo Gotico, unite a vere e proprie fonti scritte contemporanee come Prisco. Le storie sui Goti non possono essere prese alla lettera ma sono l’unica vera fonte che abbiamo su molti eventi del mondo extradanubiano, come la battaglia di Nedao (454). Fornisce anche il resoconto più completo della battaglia dei Campi Catalaunici.

Libro che riscostruisce nel dettaglio l’economia dell’Impero Romano, dal commercio alla moneta, dal sistema finanziario alla tassazione. L’analisi è molto dettagliata e argomentata e ricostruisce un quadro di soprendente modernità e allo stesso tempo arretratezza dell’economia Romana.

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Questo interessantissimo saggio di uno dei più grandi storici dei Goti porta avanti una tesi che è diventata sempre più popolare negli ultimi anni, mano a mano che il punto di vista degli italo-romani viene evidenziato allo stesso modo dei Romno-orientali. Ovvero la tesi che gli italiani e buona parte degli occidentali videro in Teoderico qualcosa che per loro era molto familiare: un Imperatore Romano d’Occidente.

Breve libro ma molto ben ricercato su una delle figure più sconosciute tra i governanti dell’Italia della tarda antichità. Prezioso sopratutto grazie al quadro di insieme della situazione politico-istituzionale ed economica dell’Italia della seconda metà del quinto secolo. Interessanti le note (quasi più del testo).

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Biografia approfondita di un Re che ebbe un regno disastroso ma che è una figura interessante: già nella loro seconda generazione in terra romana, gli ostrogoti produrranno un Re che si atteggia a “filosofo platonico”, un Re più interessato ad ammassare un patrimonio di terre personali che a rompere crani. La biografia si basa in gran parte sulle Varie di Cassiodoro e le Guerre di Procopio, con una rilettura attenta delle fonti e dei pochi altri dettagli ricavabili dall’archeologia per ricostruire la vita di un Re dimenticato. Consigliato solo ai veri esperti però.

Il libro del grande antropologo culturale Jared Diamon (consigliatissimo anche “guns, germs and steel”) è la risposta ad una semplice domanda: perchè alcune culture “scelgono” di morire? Come mai, pur di fronte all’avvicinarsi dell’abisso, non prendono le misure necessarie alla sopravvivenza? I capitoli sull’Isola di Pasqua e sulla colonia vichinga della Groenlandia sono assolutamente stupendi, come è utilissimo il concetto qui sviluppato per la prima volta della “creeping normality”, la nuova normalità del declino a cui gli essere umani finiscono per abituarsi. Non riguarda direttamente la caduta dell’Impero Romano, ma mi ha dato diversi spunti a riguardo

Belisarius è un altro libro straordinario di Ian Hughes (vedere in alto patricians). Nello stile chiaro, diretto dell’autore, che non si sottrae a giudizi sulle personalità e le azioni, documentandole però sulle fonti e una analisi dettagliata delle possibili spiegazioni. Ben documentato, il suo valore è che si tratta di un libro di uno storico militare, quindi ad esempio va nei singoli dettagli della guerra greco-gotica, spesso riassunta per sommi capi dagli altri autori. Una eccellente biografia.

Non potevo farmi mancare il nuovo libro (scritto nel 2018) di Peter Heather, dedicato questa volta al sesto secolo e alle riconquiste di Giustiniano. Come ogni opera di Peter Heather, il libro si legge quasi come un romanzo pur essendo un lavoro decisamente approfondito dal punto di vista storiografico. Come sempre Heather ha delle opinioni molto diverse dal “mainstream” storiografico: la riconquista dell’occidente non è un “sogno romantico” per Giustiniano ma una cinica politica per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal disastro della guerra persiana e della rivolta di Nika, che ha trasformato il centro di Costantinopoli in rovine fumanti. Si tratta di uno straordinario affresco, molto vivido. Come sempre, vale la pena compararlo con altre opinioni differenti ad Heather per farsi un quadro completo. Consigliatissimo.

Questo corposo libro raccoglie gli interventi di una dozzina di autori ed è una fonte inesauribile di dettagli sull’epoca di Giustiniano e in generale sul sesto secolo: gli argomenti spaziano dall’ideologia di governo di Giustiniano alla sua attività legislativa, dalle vicende militari alla posizione delle donne e delle minoranze nell’Impero Romano del sesto secolo. C’è anche una introduzione al dibattio sull’origine dell’Islam.
Solo per lettori con già una solidissima preparazione accademica sul periodo, in inglese

Le Variae sono una fonte inesauribile di dettagli sui regni di Teodorico, Amalasunta, Teodato e Vitige. Scritte e raccolte da Cassiodoro, uno dei grandi letterati dell’epoca, sono uno spaccato sull’epoca con una infinita lista di dettagli interessantissimi. Al link in basso è possibile leggerne una sintesi in inglese con una utile guida alla loro interpretazione.

http://www.gutenberg.org/files/18590/18590-h/18590-h.htm#Page_85

Un libro semplicemente straordinario e rivoluzionario, assolutamente consigliato per tutti.
William Rosen vi racconta la storia della prima pandemia della storia: una piaga sette secoli prima della Morte Nera che uccise decine di milioni di persone, devastò gli imperi Persiano e Romano e aprì la strada per gli eserciti dell’Islam. La caratteristica principale dell’autore è come riesce ad intrecciare la microbiologia evolutiva, l’economia, la strategia militare, l’ecologia e la medicina antica e moderna in una narrazione che è anche molto piacevole da leggere. Rosen offre una chiave di lettura innovativa sulla fine del mondo antico avventurandosi anche su domande molto controverse e complesse a riguardo dell’Islam e del differente destino di Cina e mondo mediterraneo. Imperdibile.

Il primo libro di storia in lingua inglese dedicato ai Longobardi (disponibile anche in italiano), combina il meglio della storiografia e della ricerca archeologica sui Longobardi, con una vera messe di immagini, mappe, descrizioni di rilievi archeologici, analisi delle fonti: Paolo Diacono in primis, ma ovviamente anche l’editto di Rotari e altre fonti nordeuropee.
Proprio la combinazione di ricerca storica e archeologica è apprezzabile, perchè rara nella produzione italiana, che di solito coprono o uno o l’altro aspetto. Christie traccia la storia dei Longobardi dalle loro origini mitiche allo stabilimento in Pannonia, usando appunto la potente combinazione di storia e archeologia per ricostruirne i movimenti. Segue poi lo stabilimento in Italia, seguendone l’evoluzione istituzionale del regno con lunghi capitoli dedicati ai loro costumi, agli insediamenti militari e civili, all’economia e alla società. Infine getta uno sguardo alla loro storia dopo la caduta del Regno nel 774, in particolare nel mezzogiorno. Molto completo e consigliabile, anche di piacevole lettura.
Disponibile anche in traduzione con il titolo: I longobardi. Storia e archeologia di un popolo (Italiano).

Siamo abituati a pensare all’Italia medievale come un’italia di mille particolarismi, priva di un potere centrale, divisa nei suoi campanili.

Eppure la storia dell’Italia nel primo medioevo, in particolare in periodo che va dalla conquista dei Longobardi fino alla dissoluzione del regno d’Italia nei primi anni dopo il mille, è la storia di un paese diviso tra sfera Longobarda e Bizantina ma nel quale permane uno stato centrale, il regno Longobardo poi ereditato dai Carolingi. Un regno con sistemi di governo, leggi, consuetudini, istituzioni decisamente più centralizzate e meno “personali” dell’altro grande regno coevo, quello dei Franchi.

Chris Wickam analizza l’evoluzione dello stato utilizzando (poco) l’archeologia ma basandosi sopratutto sui documenti scritti che si fanno via via più numerosi a partire dall’ottavo secolo. Gli archivi dei Longobardi e dei Franchi permettono di ricostruire la società italiana e l’evoluzione del potere tra gli ufficiali dello stato – gastaldi e conti – la chiesa e i grandi proprietari terrieri come i duchi. Ne risulta un affresco affascinante e credo per la maggior parte dei lettori inedito. Il libro non è sempre facile da leggere, richiede una certa conoscenza dei concetti di base sulla società alto-medievale ed è un libro accademico, eppure rimane un’ottima lettura e uno studio citato praticamente da tutti gli storici dell’Italia alto-medievale.

Un saggio agile, leggibile ma comunque molto approfondito e profondo nell’analisi, che narra la storia dei Longobardi dalle origini mitiche in Scandinavia fino al regno in Italia. Molto interessante e ben argomentato il rapporto con l’Italia bizantina: ad esempio ci sono dettagli sulla disposizione delle truppe bizantine che ho trovato solo qui. Si vede che l’autore è molto a suo agio anche nell’Italia bizantina.

Il libro è molto dettagliato anche nell’analisi degli eventi di ogni singolo Re dei Longobardi, senza tralasciare comunque la parte militare, istituzione, legislativa e culturale. Direi che è imperdibile per chi vuole approfondire i secoli del regno longobardo, in particolare il periodo spesso meno analizzato, quello del VI e VII secolo.

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Questo libro non è saggio, ma un romanzo storico dedicato alla figura di Totila, aka Baduila. Totila è il Re dei Goti che fece prendere un bello spavento a Giustiniano, una figura che necessiterebbe di una biografia più approfondita.Questo romanzo visto dal punto di vista di una “lancia spezzata” di Totila è una buona alternativa. Si basa in larga parte ovviamente sulla narrazione di Procopio, l’autore non romanza molto la storia e si limita a riempire alcuni buchi e presentarci il punto di vista dei Goti nella seconda fase della guerra italiana.

La ritengo una lettura interessante, oltre che piacevole: va detto ovviamente che il romanzo non ha l’ambizione di essere “imparziale” ma di presentare il punto di vista di un soldato Goto, e questo è un caveat importante. Detto questo, penso che possa essere utile a bilanciare il punto di vista della guerra in Italia, spesso nota sopratutto dal punto di vista imperiale.

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Questo libro non è propriamente una fonte ma un romanzo storico, molto bello, scritto da un giovane autore appassionato della tarda antichità.

L’ambientazione durante la guerra greco-gotica è decisamente azzeccata: siamo negli anni di Totila e Belisario, in un’Italia devastata dalla guerra e dalla peste, con un cielo plumbeo e un sole freddo, schermato dall’invisibile polvere di eruzioni lontane. I protagonisti sono un latino di umili origini e di cervello rapido e due Unni, professionisti della guerra arruolati nell’esercito di Belisario ma che finiscono per accompagnare Servio – il latino – in una complicata avventura in giro per l’Italia.

Il libro colpisce per tre aspetti: l’ambientazione, il punto di vista e il tono. Le città e la situazione politico-culturale sono ricostruite nei minimi dettagli, dalle controversie teologiche alla situazione materiale degli italiani. Una Roma resa spettrale dall’abbandono degli abitanti, Milano che lentamente cerca di riprendersi dal saccheggio di Uraias, Aquileia e le paludi che daranno vita a Venezia. Il punto di vista è originale, perchè vede la storia dal punto di vista sopratutto dei Goti e degli italiani pro-gotici, l’intera storia è pervasa dal senso di devastazione e di perdita di una civiltà e di un regno, quello di Teodorico. Il tono è spesso leggero, con parti che sono davvero divertenti.

Gli aspetti non ottimali ci sono: qualche imprecisione storica – di per sè inevitabile – e a volte uno stile di scrittura che può sembrare confuso, credo però creato ad arte perchè a volte confusi sono dei passaggi e credo l’autore volesse ricreare un senso di smarrimento. I personaggi femminili non sono particolarmente realistici.

Ma questo non detrae da un romanzo che nel complesso permette davvero di immergersi nel sesto secolo, come nessuna opera di fantasia che conosco.

Procopio: le guerre





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Procopio di Cesarea e la sua monumentale opera “Le Guerre” non hanno bisogno di presentazioni. Si tratta di una formidabile fonte per il periodo di Giustiniano ma spaziano su tantissimi argomenti, dalla geografia alla storia più antica, dalla politica all’economia. Narrano di grandi catastrofi naturali, della pandemia di Giustiniano, della rivolta di Nika e sopratutto delle guerre di Giustiniano in Oriente, in Africa e in Italia.

La struttura dell’opera è divisa in otto libri, che non rendono del tutto facile la comprensione perchè Procopio non segue un criterio strettamente cronologico, ma in base al teatro di guerra. Il libro I copre la prima guerra persiana, con la battaglia di Dara e Callinicum (526-532 circa), il Libro II le seguenti guerre contro Khosrau, dal 540 al 549 e include la celebre descrizione della peste a Costantinopoli. I libri I e II della “Guerra vandalica” coprono le vicende in Africa della facile riconquista di Belisario (533-534) e poi la lunga guerra d’attrito per mantenere il controllo della provincia africana (534-548).

Il libro I della “Guerra gotica” offre un prezioso riassunto delle vicende italiane dal 476 al 534, poi la versione “imperiale” delle negoziazioni con Amalasunta e Teodato, lo scoppio della guerra d’Italia e la missione di Belisario, fino alla conquista di Roma a fine 536 e all’inizio dell’assedio, nel 537. Il II parla della guerra fino alla resa di Witigis (540), il terzo arriva fino al periodo di maggior successo di Totila, intorno al 550.

Il quarto libro della “Guerra Gotica” è diverso dagli altri: scritto chiaramente in seguito alla pubblicazione degli altri sette libri, qualche anno più tardi, serve a narrare le vicende principlamente della guerra persiana e gotica, dal 550 al 553.

L’opera di Procopio è semplicemente monumentale ed offre uno spaccato vivissimo e interessante dell’intero periodo. Procopio è un ottimo scrittore, che sa tenere alta l’attenzione del lettore, scrive in uno stile ricercato ma non prolisso. Procopio è un testimone diretto di una buona parte degli eventi, che risultano quindi arricchiti di una moltitudine di dettagli. Quello che interessa è anche il punto di vista dello scrittore: non attribuisce – come molti storici antichi e medievali – alla volontà di Dio o alla virtù degli uomini il successo o le sconfitte, ma si sforza di mettere alla luce l’apparente irrazionalità della storia e delle vicende umane. Ovviamente, come un uomo dei suoi tempi, i suoi scritti vanno interpretati e non sempre presi alla lettera: sono il punto di vista di un uomo ricco dell’Impero, molto acculturato, misogino e tradizionalista. Però Procopio cerca anche di immedesimarsi nell’altro, di vedere il punto di vista dei nemici dell’Impero, nella migliore tradizione storiografica romana e greca.

Infine Procopio va lodato per il suo coraggio: a differenza di Tacito, Ammiano Marcellino e tanti altri storici, non scrive solo di passati imperatori, un tema più sicuro per la carriera, ma scrive del regime in corso, sul quale è visibile nel testo il cambiamento di approccio: esaltato all’inizio per i grandi successi militari, poi via via più disilluso e malinconico. Nonostante l’animosità nei confronti di Giustiniano, Procopio mantiene però uno stile e un contenuto il più possibile imparziale, anche se è evidente nel testo l’orrore che prova per la devastazione inflitta all’Impero e ai territori conquistati dall’ambizione di Giustiniano.

Una nota infine sull’edizione: consiglio assolutamente di leggere la versione con tutte le guerre, anche la persiana e vandalica, e non solo perchè alcuni dei passaggi più belli sono lì (Nika, la peste, la conquista di Cartagine) ma perchè ho la sensazione che molti lettori, perfino molti storici, si siano concentrati sopratutto sulla guerra d’Italia perdendosi però il quadro completo: leggendo delle altre guerre in corso, è evidente per esempio come le continue lamentele di Procopio a riguardo del supposto disinteresse di Giustiniano nella guerra d’Italia sono malriposte.

Un libro che consiglio a tutti, se ci si vuole immergere davvero nell’Impero Romano del VI secolo. Nell’edizione in alto, anche belle mappe, note, introduzioni e una utilissima legenda. Sono anche segnati gli anni di fianco al testo, per facilitare la lettura e comprensione: a volte può convenire leggere un anno (per esempio, il 543) nelle varie guerre per comprendere cosa accade in contemporanea. Le note ai margini aiutano molto.

Venezia bizantina

Il volume copre la storia di Venezia dalle sue origini fino al 1082. Si analizzano le origini mitiche di Venezia – che nulla hanno a che fare con la distruzione di Aquileia da parte di Attila e molto più con l’invasione longobarda. Si traccia, in base ai documenti disponibili, una storia delle comunità lagunari che vanno mano a mano ad espandersi o insediarsi in seguito alla progressiva conquista da parte dei Longobardi delle principali città in terraferma: Padova, Aquileia, Concordia, Oderzo, Altino. A queste città corrispondono delle comunità lagunari che crescono intorno ad una serie di piccole cittadine: Grado, Caorle, Eraclea, Equilio, Metamauco, Chioggia, Torcello e anche una certa Rivoalto, quella che si svilupperà come la Venezia che conosciamo.
L’autore analizza l’evoluzione di questo distretto militare romano (aka bizantino) dall’invasione longobarda in poi: la Venetia marittimia si restringe sempre più verso la laguna nel corso del VI secolo, spostando la capitale da Oderzo a Eraclea, per poi acquisire via via più autonomia durante l’ottavo secolo, quando vengono eletti i primi “duchi” (più tardi dogi). Eppure la tesi centrale del libro è che la Venetia Marittima rimase comunque nell’orbita del commonwealth bizantino – la basileia cristiana imperiale – molto più a lungo di quanto voglia la vulgata. Ancora dopo l’invasione dei carolingi del 810 Venezia – oramai con la capitale nelle isole centrali della laguna – è pienamente inserita nel sistema imperiale.
Si tratta di un ottimo libro, di facile e comoda lettura, di 180 pagine, ben documentato. Immancabile per chi vuole sapere di più a riguardo delle solidissime radici romane e imperiali di Venezia. Lascia solo la voglia di sapere un pò di più a riguardo delle ricerche archeologiche su questo argomento.

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R.a.Markus: Gregory the Great, and his world

R.A.Markus è stato un filosofo e storico britannico di origine ungherese, vissuto tra il 1924 e il 2010: la sua specializzazione era l’evoluzione del cristianesimo nei suoi primi secoli.

In questo libro del 1997, Markus affronta una delle figure più importanti della storia della Chiesa – Gregorio Magno – ma va ben oltre il dato biografico, ricostruendo l’intero mondo di Gregorio: dagli Anglo-sassoni del Nord alla sua relazione con l’Impero, con un particolare focus sull’Italia, Roma, Ravenna e i territori conquistati dai Longobardi.

Si tratta di un ottimo libro, estremamente bene documentato e argomentato, costruito in sezioni che analizzano prima la personalità di Gregorio, il suo lavoro di interprete della fede cristiana, la comunità cristiana nel suo complesso, il ruolo di Gregorio in Italia, nell’occidente romano-barbarico e nei confronti dell’Impero. Interessantissima la ricostruzione sulle macchinazioni di Gregorio per affermare la sua autorità su Milano, Aquileia, Cartagine, la Gallia e spingere il cristianesimo in Inghilterra.

E’ un libro accademico, scritto in inglese. Nonostante le qualità di scrittore di R.A.Markus, è da considerarsi di difficile lettura perchè richiede una vasta conoscenza degli argomenti trattati e del contesto. Per chi vuole approfondire il mondo di fine VI e inizio VII secolo è però – a mio avviso – imperdibile.

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L’eredità di Roma

Come tutti i libri di Chris Wickam, di gran lunga uno dei miei storici preferiti, anche questo è imperdibile. Forse il suo più bello.

L’ambizione dell’opera è di riannodare tutti i fili sparsi delle civiltà eredi di Roma: l’Europa occidentale, l’Impero bizantino, l’Islam.

Nella prima parte, lo storico analizza gli elementi di crisi e continuità nella parte finale della tarda antichità (tra il V e il VI secolo). Questo tema serve da base sulla quale sviluppare gli andamenti poi contrastanti e differenziati della civiltà mediterranea, che prenderà diverse strade a seconda dei luoghi.

Nella seconda parte, si analizza il mondo occidentale post-romano (550-750): interessantissime le parti che mettono a paragone l’Italia longobarda con l’iberia visigota e la Gallia/Germania dei Franchi. Non sono dimenticate neanche le isole britanniche. Nella terza parte, Wickam analizza gli altri percorsi di civiltà, quelli orientali: l’Impero Romano di Costantinopoli, ma anche l’Islam espansionista della sua prima fase (dal 630 al 750 circa). La quarta parte torna ad Ovest, per parlare di Europa carolingia e post-carolingia, fino all’anno mille.

Non si tratta però di una narrazione di eventi, per quanto scritti bene: Chris Wickam dedica interi capitoli alla cultura “post-romana”, ai concetti di ricchezza e di povertà, ai legami economici che legavano gli uomini dell’alto medioevo. Un’intera sezione è dedicata all’arte e alla cultura materiale. Per quanto possibile, la voce anche dei più umili viene ascoltata.

Se dovete acquistare un libro per decifrare l’alto medioevo, che sia questo. Non ve ne pentirete.

Paolo Diacono: Storia dei Longobardi

Mi sono reso conto di non aver ancora recensito la più importante delle fonti primarie per l’alto medioevo italiano: Paolo Diacono e la sua “storia dei Longobardi”.

Due parole sull’autore: un nobile longobardo di fede cattolica vissuto durante la caduta del regno longobardo e che ha servito Carlomagno, Paolo è uno dei grandi rappresentanti di quella che a mio avviso è mal descritta come la “rinascita carolingia” ma che in realtà inizia già sotto i Longobardi. Il suo latino è limpido e chiaro, da chi ha letto e studiato Cicerone e i classici dell’antichità. Quando cita Gregorio Magno – vissuto assai più vicino “alla fonte” della cultura classica – si permette di correggere l’originale latino di Gregorio, perchè il suo è più corretto. In questa edizione, con il testo latino a fronte, è facile saltare rapidamente dalla versione italiana a quella latina.

L’opera di Paolo Diacono è una storia nazionale, sulla falsariga di quanto realizzato da Giordane per i Goti. Giordane, o forse la sua fonte Cassiodoro, è chiaramente l’ispirazione di Paolo, che inizia a narrare i miti e le leggende dei Longobardi, per poi passare alla loro storia conosciuta. Purtroppo scrive di fatti spesso lontani dalla sua esperienza personale (eventi di due secoli prima) ma sembra usare le fonti con accortezza, più di quanto sia solito per le opere altomedievali. La storia (perduta) di Secondo di Non, la storia dei Franchi di Gregorio di Tours, le lettere di Gregorio Magno sono alcune delle fonti da lui utilizzate e spesso combaciano con quanto sappiamo da altre fonti. Paolo sa essere critico: quando riporta le leggende del suo popolo, ammette lui stesso che sono probabilmente favole, non c’è questa consapevolezza in Giordane. Non è Tucidide, nè Ammiano Marcellino, nè Procopio: i dettagli sono pochi, la comprensione dei meccanismi politici non è il forte di Paolo.

Anche da un punto di vista letterario, si tratta di un’opera interessante: più passaggi sono lirici ed emozionanti, quasi romanzati. La storia d’amore di Alboino e Teodolinda, o quella del suo antenato portato prigioniero in Pannonia e determinato a tornare in Italia, sono passaggi che non possono non emozionare il lettore. Perchè Paolo ha il dono di essere un buon scrittore, a differenza di tanti storici dell’antichità e del medioevo.

Il rapporto di Paolo con la storia nazionale dei longobardi è chiaramente complicato e ambivalente: da una parte si immedesima nei suoi antenati, venuti dalla Pannonia in Italia per costruire un grande regno, del quale canta la scomparsa, con la tristezza di chi rimpiange qualcosa che sa che non tornerà. Allo stesso tempo Paolo è un buon cattolico, e sa che la Chiesa romana è stata a lungo rivale dei Longobardi. La narrazione sembra quindi in costante tensione tra queste due corde, che spingono in direzioni differenti: non a caso, Paolo esalta i Re tra i Longobardi, e i Papi, che hanno cercato di trovare un accomodamento, utile per tutti. Velatamente, critica invece i Papi della sua epoca, che hanno voluto l’intervento dei Franchi in Italia.

Un’ultima parola su questa edizione: la trovo molto ben fatta, con una introduzione che è utile e colta (ma non indispensabile per la comprensione del testo), un’ottima cronologia e una mappa prima del testo. Ognuno dei sei libri della “Storia dei Longobardi” è preceduto da una breve introduzione degli autori, che spiega il contenuto del libro in questione. Le note sono numerose, e ottime. La traduzione è in un italiano moderno, altrettanto limpido dell’originale latino (a differenza di traduzioni più antiquate che ho letto in passato). Consigliato per chi vuole approfondire la storia dell’alto medioevo in Italia!

Mike Duncan: the Storm before the storm

Questo libro è una fonte non tanto del mio podcast principale, quanto di “Guerre incivili”, il mio podcast realizzato per Storytel che potete ascoltare andando qui.

Ma sopratutto è un atto d’amore dovuto a colui che ha davvero iniziato l’intero movimento dei podcast storici. Mike Duncan, host del podcast “History of Rome” dal 2007 e poi dal 2012 di “Revolutions” è il papà di tutti noi. Il suo podcast sulla storia romana ha creato l’intero genere di podcast a cui appartiene anche “Storia d’Italia”. Il suo inconfondibile stile, fatto di rapide analisi politiche, una vena satirica pungente ma mai troppo invasiva e la capacità di sintetizzare anche gli eventi più complessi lo ha portato presto anche alla scrittura di libri di divulgazione storica.

La sua prima opera è proprio dedicata al periodo che va dai Gracchi alla guerra tra Mario e Silla: Mike riesce, con il suo inconfondibile stile, a pennellare un quadro molto vivido, di un sistema politico vivo e in movimento o non la solita immagine stantia della Repubblica. Duncan è più interessato a narrare i cambiamenti sociali e politici della Repubblica che la portano verso il suo progressivo degrado costituzionale, verso un sistema sempre più autoritario.

La cosa interessante, che ho ripreso anche io (senza saperlo! ho letto il libro solo dopo aver deciso di produrre “Guerre incivili”) è che anche Mike Duncan si interessa alla “tempesta prima della tempesta”: correttamente, a mio avviso, ritiene che la grande tempesta delle guerre civili tra Cesare e Pompeo (e poi seguenti) siano in realtà dopo il punto di non ritorno della Repubblica. Già da decenni questa era diventata ingovernabile, o comunque svuotata di legittimità. In questo libro, l’autore cerca di spiegare come i Romani passarono da un venerabile sistema politico che era riuscito a riformarsi per secoli, cambiando costantemente, ad uno dove nulla può cambiare senza il ricorso alla violenza.

Come si conviene ad un americano sensibile alle potenziali evoluzioni autoritarie della propria Repubblica, Mike Duncan cerca di spiegare anche a che punto “evolutivo” ritiene che sia la sua democrazia: a suo avviso, gli USA si trovano proprio sull’orlo del periodo della “tempesta prima della tempesta”. Saranno i futuri decenni a decidere se la Repubblica americana seguirà il percorso di quella romana, dai Gracchi in poi, o saprà trovare un modo di riformarsi.

Il libro è scritto in modo splendido e scorrevole, ben documentato. La parte sulla guerra sociale è per me un pò scarna, ma l’ho integrata con un altro libro in modo da riempire i vuoti. (in basso) In compenso le varie fasi evolutive del sistema politico repubblicano sono splendidamente analizzate, come si conviene ad uno studente di scienze politiche.

Non so come mai non sia mai stato tradotto in italiano! Ci sono versioni in molte lingue, ma non in italiano.

C.J.Dart: The social War

La mia principale fonte per il podcast “Guerre incivili”, l’opera di Christopher J. Dart è davvero encomiabile ed è un vero peccato che non sia tradotta in italiano: è, per quanto ne sappia io, l’unica opera storica contemporanea dedicata alla guerra Sociale, un evento che merita a mio avviso molta più attenzione da parte degli storici italiani, e in generale del grande pubblico, in quanto è il vero punto “di non ritorno” dell’evoluzione della penisola italiana: da una collezione di città-stato confederate con Roma ad uno stato unitario (quasi proto-nazionale), da un sistema politico repubblicano piuttosto stabile, ad uno nel quale la violenza politica è ormai endemica.

Si tratta di un saggio agevole e documentatissimo: è di appena 250 pagine, ma racchiude davvero tutto quello che è necessario conoscere sulla guerra sociale.

La prima parte (la più ostica) rivede la storia della storiografia sulla guerra sociale. Il secondo capitolo è una disanima delle varie fonti antiche sulla guerra sociale (per me fondamentale per poi andare a leggerle tutte!). Molto interessante il passagio sui vari nomi della guerra sociale.

E’ un pò data per scontata una conoscenza della struttura politica della Roma repubblicana (che ho narrato nell’episodio “La Repubblica” del podcast), quindi vale la pena rinfrescare la memoria a riguardo prima di leggere il libro.

Il resto del libro segue la struttura che ho voluto dare anche a “Guerre incivili”: prima un’analisi degli eventi del II secolo a.C., poi una disanima degli eventi immediatamente precedenti allo scoppio della guerra (centrati su Livio Druso). Nei seguenti capitoli, Dart ricostruisce sapientemente il complicato puzzle militare della guerra, dal 91 all’88, senza mai abbandonare lo sguardo sull’evoluzione politica a Roma e il passaggio delle varie leggi che estendono la cittadinanza alle comunità italiane.

L’ultimo capitolo analizza invece l’importanza delle questione rimaste aperte della guerra sociale nei decenni seguenti (dall’88 al 70) relative sopratutto al suffragio, la possibilità per gli italiani di votare nelle elezioni romane.

In generale, è uno sguardo molto innovativo e dettagliato sulla guerra sociale, sui suoi antefatti e sulle sue conseguenze. Un’ottima lettura, che però necessita di una buona conoscenza del contesto di base. Strepitosa bibliografia.

Alberto Magnani, Yolanda Godoy: Teodolinda, la longobarda

Il principale merito di questo libro sintetico (140 pagine) ma allo stesso tempo miracolosamente completo è di avere raccolto in un solo posto le disparate informazioni disponibili sul regno di Teodolinda, Autari e Agilulfo. Nessun dettaglio è passato sotto silenzio e c’è perfino una piccola ma utile sezione con le poche fonti primarie a disposizione sulla vita della grande regina dei Longobardi: sopratutto le lettere di Gregorio Magno e Colombano (si da per scontato che chi legge legga anche la storia di Paolo Diacono).

La struttura del libro è divisa in una prima parte sull’origine di Teodolinda e il matrimonio con Autari, una seconda dedicata al complicato passaggio che la porterà a sposare Agilulfo (elevandolo al trono), una terza sugli anni di regno fino alla nascita dei figli, una quarta dedicata al rapporto con Gregorio Magno e Colombano e una quinta sulla sua reggenza e su quanto (poco) si sa sulla sua fine.

Il libro è scritto in un linguaggio accessibile – anche se non brillante – ma il principale limite è l’interpretazione piuttosto stantia e tradizionale delle vicende del regno longobardo, tutto centrato sulle questioni religiose, quando si intravede dalle nostre fonti (di professione più interessate alla religione) che le questioni sul tavolo della regina fossero principalmente politiche.

Un libro molto utile per conoscere le vicende, insomma, ma la loro interpretazione meriterebbe un lavoro a mio avviso più acuto. Comunque resta un’opera lodevole.

Thomas Cahill: Come gli irlandesi salvarono la civiltà

Questo è un libro davvero unico, che è stato una delle mie fonti principali per informarmi sulla storia dell’antica irlanda, sul cristianesimo celtico e sulle figure di Colum Cille (Columba) e Colombano.

Thomas Cahill è uno scrittore dotato: il libro si legge rapidamente, come un romanzo della storia irlandese. I personaggi sono tratteggiati come da un pittore rinascimentale: indimenticabili Agostino e San Patrizio, che spesso sono accostati e compararati.

Il libro non è solo utile per comprendere la storia dell’Irlanda, ma in generale del passaggio della società tardoantica dal paganesimo al cristianesimo: analizza come questo avvenne nell’Impero romano e nella civiltà classica e quali furono le differenze invece per un’isola che non fu romanizzata prima di essere cristianizzata, come è il caso dell’Irlanda.

Interessantissima la disanima delle caratteristiche del primo cristianesimo irlandese, come si adeguò alla cultura dei clan barbarici dell’isola e come allo stesso tempo ne modificò in profondità la storia. Ottime le descrizioni delle fondazioni monastiche e dei tanti viaggi dei monaci irlandesi più arditi, tra i quali il nostro Colombano, che terminò la sua vita a Bobbio, nelle colline piacentine della val Trebbia.

La parte finale del libro affronta un tema controverso ed importante: il ruolo che ebbero i monaci irlandesi nella trasmissione della grande cultura latina (l’autore concede che quella greca fu sopratutto salvata dal naufragio grazie alle biblioteche bizantine ed arabe). Il ruolo di monasteri come Iona, Lindisfarne, Luxeil, San Gallo e Bobbio è sottolineato con dovizia di particolari.

Il libro è consigliabile anche ad un lettore occasionale di storia, non richiede strumenti e studi precedenti per la comprensione, visto che Cahill fa tutto il duro lavoro di mettere nel giusto quadro storico gli avvenimenti, chiarendo la differenza tra le mentalità tardoantiche e quelle moderne e offrendo quindi al lettore gli strumenti per comprendere questa storia remota.

Se ho un appunto da fare, questo è in un certo sensazionalismo: a volte Cahill, per chiarire dei concetti, tende a renderli più assoluti, più netti, più definiti di quanto in realtà siano. Questo richiede una dose di scetticismo durante la lettura: non sempre le affermazioni dette in modo più categorico sono sostenuto da altrettanto inattacabili prove.

Questo non detrae troppo dalla lettura: semmai, credo che stimoli ad approfondire oltre, per avere la possibilità di smussare le affermazioni più forti.

“Come gli irlandesi salvarono la civiltà” è disponible anche in italiano, ma non è facile procurarselo. In basso i link che ho trovato. Io ho letto il libro nell’originale inglese, non conosco quindi la qualità della traduzione italiana.