Mappe

Episodio 54: battaglia per la Gallia (506-514)

Mappa della guerra Franco-Gota del 507-511. In Blu il territroio dei Franchi, in verde quello dei Burgundi, in giallo quello dei Visigoti. Clovis invase il territorio dei Visigoti nel 507, Alaric II si rifugiò inizialmente a Carcassonne, in attesa dell’arrivo dell’esercito d’Italia di Teodorico. Nel frattempo però i Burgundi di Gundobad (ricordate il magister militum che uccise l’imperatore Antemio?) marciarono verso sud, per tagliare la strada agli Ostrogoti, mettendo Arles sotto assedio. Nel 507 si combattè la grande battaglia di Vouillè, Alaric II e buona parte del cuore dell’esercito visigotico furono annientati, Clovis ebbe la via libera per invadere l’Aquitania e poi, già ad inizio 508, occupare Tolosa. Nell’estate del 508 intervenne Teodorico, l’anno prima tenuto occupato da una invasione bizantina. L’esercito degli Ostrogoti arrivò ad Arles e sconfisse i Franco-Burgundi. Poi l’esercito d’Italia tolse l’assedio Franco a Carcassonne, dove era tenuto il tesoro dei Visigoti. A questo punto iniziò la guerra contro i Visigoti di Gesalec, con l’obiettivo di mettere sul trono dei Visigoti Amalaric, il nipote di Teodorico. Nel 510-511 Gesalec fu più volte sconfitto, prima in Gallia e poi in iberia, mentre i Franchi venivano d nuovo espulsi dalla Gallia mediterranea. Nel 511 si giunse alla fine della guerra: Clovis morì, ma i suoi figli ottennero tutta la Gallia atlantica. La Gallia mediterranea e l’Iberia furono invece conquistate da Teodorico che nel 511 fu anche incoronato Re dei Visigoti, in teoria come reggente per suo nipote Amalaric. Più dettagli (molti di più) nell’episodio 54 di “Storia d’Italia”.
Episodio 48: la guerra in Italia tra Odoacre (verde) e Teodorico (rosso) tra il 489 e il 493
La guerra inizia sull’Isonzo, dove viene combattuta nell’agosto del 489 una battaglia con la quale i Goti entrano in Italia. Odoacre si ritira verso Verona dove viene combattuta la seconda battaglia dell’anno, nel Settembre del 489. Teodorico vince ancora e muove verso Milano che conquista e poi da lì a Pavia. Il doppio tradimento di Tufa causa però un ritorno sul campo dell’esercito di Odoacre che è capace di assediare Pavia e gli Ostrogoti.

Mentre i due eserciti sono occupati l’uno con l’altro, i Burgundi devastono il nordovest italiano (in marrone-azzurro) e prendono migliaia di schiavi e prigionieri.
Nell’estate del 490 interviene un forte esercito dei Visigoti (in arancione) che riesce a levare l’assedio di Pavia. I due eserciti gotici combinati affrontano nell’estate del 490 Odoacre nei pressi di Pizzighettone, Odoacre è sconfitto di nuovo e si rintana a Ravenna.

Nel 490-493 avviene l’assiedio di Ravenna, con i Rugi e Tufa nella valle dell’Adige che si oppongono a Teodorico ma che vengono sconfitti entro il 492.
Infine nell’estate del 492 Teodorico allestisce una flotta con la quale strangola Ravenna. Finalmente nel Marzo del 493 Odoacre accetta di condividere il regno con Teodorico. Pochi giorni dopo viene assassinato.
Episodio 46: I tre vicariati (Italia Annonaria, Italia suburbicana e Pannonia, spesso anche chiamato illirico) che costituivano il Regno di Odoacre. Questa suddivisione amministrativa era antiquata, larghi pezzi della pannonia, la sardegna e la corsica erano con il tempo andate perdute, ma rimanevano nella mentalità dei Romani del quinto secolo e nelle pratiche amministrative dell’Impero.
Episodio 46: le province della prefettura italiana
In Verde (vicariato dell’Italia Annonaria)
1: Alpes Cottiae (capitale Segusio nel quarto secolo, poi sul finire del quinto Genova)
2: Liguria: capitale Milano
3: Raetia I: capitale Curia
4: Aemilia, spesso unita con la Liguria, capitale Piacenza
5: Raetia II: ai tempi di Odoacre ocupata in gran parte dagli Alemanni
6: Flaminia et Picenum: qui aveva sede (a Ravenna) il governo di Odoacre, il Prefetto del Pretorio, il Magister Officiorum, il Quaestor Sacri Palatii, il Comes Rei Privatae e tutto il resto dell’amministrazione centrale

In giallo, Italia suburbicana:
1: Sardinia: capitale Caralis (Cagliari)
2: Corsica: capitale Aleria (Ajaccio)
3: Tuscia et Umbria (a volte diviso in due, con una Tuscia annonaria a nord dell’Arno e una suburbicana a sud). Capitale Florentia
4: Picenum suburbicarium, capitale Asculum (Ascoli Piceno)
5: Valeria (il moderno Abruzzo), capitale Corfinium (nei pressi di Sulmona)
6: Campania: capitale Capua
7: Samnium: capitale Bovianum (Boiano, in Molise)
8: Sicilia: capitale Siracusa
9: Lucania et Brutii: capitale Rhegium (Reggio Calabria)
10: Apulia: capitale Canusium

Odoacre dominava anche parte del vicariato dell’illirico (sopra della Pannonia). In particolare la Dalmazia (provincia numero 5) con capitale Salona, vicino Spalato.
Le province 1 e 2 (Norico Ripense e Norico Mediterraneo) erano occupate in larga parte dai Rugii, ma avevano ancora una popolazione romana. Il regno dei Rugi sarà distrutto e annesso da Odoacre nel 488, per poi ordinarne l’evacuazione all’arrivo degli Ostrogoti. Rimarrà per secoli un’area spopolata.
Le province 3-4-6-7 avevano costituito il regno foederato degli Ostrogoti dal 457 al 473, poi furono abbandonate dagli Ostrogoti e occupate in larga parte da Gepidi e Sarmati. Verrano in gran parte riconquistate da Teodorico
Un’altra interessante mappa che riassume lo stato del mondo mediterraneo al 476 dopo cristo, l’anno tradizionalmente assunto come quello della caduta dell’Impero Romano (d’Occidente!). Come ogni mappa, va interpretata.
L’impero Romano d’oriente pare non esser cambiato per nulla durante la crisi del quinto secolo: in realtà sappiamo che il controllo del Danubio era diventato molto più labile di quanto la mappa vorrebbe far intendere.
A Nord, nell’antica Dacia, abbiamo il regno dei Gepidi, i principali vincitori della battaglia del Nedao (454) che decise chi avrebbe ereditato il grosso dell’antico impero degli Unni. I principali sconfitti di quella battaglia furono gli Ostrogoti, poi stabiliti da Marciano nel 456-457 nei territori della Pannonia Romana in qualità di foederati. Nella mappa, andrebbero considerati nella sferza d’influenza dell’Impero Romano. Nel 473 gli Ostrogoti abbandoneranno il loro dominio Danubiano (occupato dai Gepidi in larga parte) per migrare verso il cuore dei balcani Romani, in cerca di fortuna e di un migliore accordo con l’impero.
Il “Kingdom of Nepos” non è altro che la Dalmazia Romana, sotto il controllo dell’ultimo imperatore legale dell’Occidente, Giulio Nepote. Nel 480 Nepote sarà assassinato e la Dalmazia unita al dominio di Odoacre.
Questi controlla la penisola italiana ma ha una forte influenza anche sui regni degli Alemanni e dei Rugi a nord, dove sopravvive in parte un’organizzazione romana grazie all’attività di San Severino. Il regno dei Rugi sarà distrutto da Odoacre nel 488. Odoacre non è un Re come gli altri Re Romano-Barbarici, ma una sorta di “generalissimo” dell’occidente che in teoria riferisce a Costantinopoli, anche se questa sarà in gran parte una finzione mano a mano che passa il tempo e il suo potere si consolida.
Nella Germania i Turingi si sono andati trasformando in un regno più o meno organizzato, che avrà rapporti diplomatici con l’Italia di Odoacre e sopratutto di Teodorico. La britannia romana è stata invasa da Angli e Sassoni, mentre i locali romanizzati vengono respinti verso le colline in parte in Bretagna, attraverso il mare.
In Gallia, a nord, c’è il regno dei Franchi di Childeric, il primo vero Re dei Merovingi. Suo figlio Clovis (Clodoveo) andrà alla conquista della ex Gallia Romana, si convertirà al cattolicesimo e fonderà un regno cristiano di notevole successo: la Francia.
Il più grande regno Romano-Barbarico è quello dei Visigoti, con capitale Tolosa, in Gallia. Nel 507 i Visigoti e i Franchi di Clodoveo si scontreranno in un’epica battaglia, che deciderà il destino della ex Gallia Romana e di tutta l’Europa.
A sud il regno dei Vandali domina il nordafrica e le grandi isole del mediterraneo. Nel 477, con la morte di Genseric, il regno farà pace con l’Impero Romano (l’oriente e il dominato di Odoacre), mettendo fine a più di venti anni di guerra.
L’impero Romano al tempo delle ‘riconquiste’ di Maggiorano.
All’inizio del regno di Maggiorano sostanzialmente solo l’Italia ubbidiva agli ordini di Ravenna. La Dalmazia (nella mappa in rosso) in realtà era in rivolta dall’uccisione di Ezio e la Gallia del nord era sfuggita al controllo dell’Impero perché – dopo l’uccisione del loro imperatore Avito – la Gallia del sud si era sollevata in rivolta: Lione aveva aperto le porte ai Burgundi e i Visigoti erano avanzati in tutta la Gallia meridionale, ponendo l’assedio all capitale Arles. La penisola iberica era stata divisa tra una Galizia in mano agli Svevi e il resto che si era unito in rivolta all’Italia, ubbidendo sostanzialmente ai Visigoti, percepiti come più legittimi dell’imperatore ‘italiano’.

A sud i Vandali erano ancora in guerra con l’impero e saccheggiavano le coste italiane.
Maggiorano – grazie ad un condono ed ad una raccolta di tasse straordinaria – riuscì ad assoldare un grande esercito di mercenari e a mettere in mare due flotte. Poi mosse attraverso le Alpi e sconfisse ad Arles Galli e Visigoti, poi i Burgundi e infine accettò la resa di Teoderic II dei Visigoti. La Gallia meridionale tornò nell’impero e in quella settentrionale fu inviato Egidio a mettere ordine. Nel 460 Maggiorano entrò in Spagna e accettò la riunione di questa regione all’impero, inviò una missione in Galizia che sconfisse gli Svevi e poi riconquistò il moderno Portogallo. La Dalmazia tornò nell’alveo imperiale e il locale Magister Militum fu inviato a presidiare la Sicilia contro i Vandali. Tutto era pronto per l’ultima missione: la riconquista dell’Africa.
Purtroppo per Maggiorano però la sua flotta di invasione, indispensabile a traghettare il suo esercito in Africa, fu distrutta da un’azione abile e ardita della flotta vandalica, mentre era alla fonda nella baia di Elche, nei pressi di Alicante.
La sconfitta ad Elche impedì a Maggiorano di coronare il suo sogno. L’imperatore fu costretto alla pace con Genseric e tornò in Italia, dove fu sorpreso da unità fedeli a Ricimer e al Senato e ucciso.
Episodio 36: le nature di Cristo
Schema che razionalizza in modo favoloso l’origine delle varie chiese moderne. L’ho trovato solo in inglese, ma ve lo traduco qui.
Originariamente abbiamo la chiesa Romana, la grande chiesa nata dal movimento cristiano originario e poi consolidatasi sotto Costantino al concilio di Nicea. Non è nello schema il primo scisma (perchè non sopravvive oggi), quello tra Ariani e Ortodossi, seguente a Nicea.
La seconda ondata di scismi (prima nello schema) è quella di cui ho parlato nell’episodio 36, le nature di Cristo (431-451): al concilio di Efeso si separano i Nestoriani, che rifiutano l’appellativo “madre di Dio” per Maria. I nestoriani diverranno la chiesa d’oriente, sparsa in mezza Asia ma che oggi è in gran parte ristretta all’Irak settentrionale.
Nel 451 c’è la seconda scissione di questo periodo: quella tra la chiesa imperiale e la chiesa Ortodosso Orientale (da non confondere con i moderni Ortodossi) che è l’unione della Chiesa Copta d’Egitto e di altre chiese mediorientali, oltre alla chiesa Etiope. Sono questi quelli che i Romani chiamano “Monofisiti”: credono in una sola natura di Gesù, rifiutando la definizione di Calcedonia.
Il resto della chiesa imperiale romana resta unita anche dopo la caduta dell’impero occidentale e – nonostante un progressivo estraniamento – non si arriva al vero scisma fino al 1054, quando la Chiesa si separa in Chiesa Cattolica (seguace di Roma) e Chiesa Ortodossa (con a capo il patriarca ecumenico di Costantinopoli).
Nel sedicesimo secolo ovviamente ci sarà un’altra ondata di scismi seguenti alla Riforma protestante, ma questa è un’altra storia.
Alcuni gruppi delle chiese Ortodosse, Orientali e Nestoriane sono tornate “in comunione” con la chiesa Cattolica occidentale, come si vede nello schema: sono ad esempio gli Uniati in Ucraina, i Maroniti e altre chiese mediorientali. Sono queste le chiese Cattoliche di rito orientale.
Per maggiori informazioni ascoltate l’episodio 36 di Storia d’Italia!
Episodio 34: tramonto sui campi catalaunici
Mappa dei movimenti degli Unni nel 451, durante la loro invasione della Gallia. Gli Unni attraversarono il Reno nei pressi di Coblenz, il gruppo principale saccheggiò quindi il nord della Gallia (moderno nord della Francia e Belgio), per poi evitare Parigi e giungere a Orleans, la città chiave per l’accesso alla Gallia meridionale. Qui posero sotto assedio la città-fortezza di Orleans ma prima di poterla conquistare arrivarono i Romani, i Visigoti e i loro alleati. Attila si ritirò per poi affrontare Ezio in una battaglia campale ai Campi Catalaunici (Chalons sulla mappa)
Episodio 34: tramonto sui campi catalaunici
La battaglia dei Campi Catalauinici. Come unica nota, non sono d’accordo che Ezio fece scappare Attila, vi fu piuttosto costretto.
Episodio 31, l’impero degli Unni
Mappa dei territori e dei popoli sottomessi dagli Unni al vertice del loro potere. Notare come diverse aree un tempo dentro il confine dell’impero romano sono ora sotto il controllo degli Unni.
Episodio 31, l’impero degli Unni
La patria delle civiltà nomadi fu l’immensa steppa che si estende dai Monti Carpazi in Europa fino al confine con la Cina, attraverso l’intera Eurasia.

Di larghezza variabile, la steppa è stata la patria di tutte le grandi confederazioni nomadi della storia, tra queste gli Sciti, gli Unni, gli Avari, i Peceneghi e sopratutto i Mongoli. 

Separato dal grande mare d’erba dai monti Carpazi c’è quello che oggi chiamiamo il bacino ungherese, o la grande pianura Ungherese, dove molte confederazioni nomadi stabilirono il loro HQ nella storia, tra loro Unni, Avari e infine i Magiari, i moderni ungheresi.

Gli Unni erano forse gli Xiongnu, un popolo che viveva al confine della Cina nel I secolo dopo cristo e che migrò verso ovest. 

Nel 370 gli Unni irruppero nella grande pianura Ucraina, sconfiggendo Alani e Goti e mandandoli a infrangersi sull’impero Romano.

Il loro trasferimento nel bacino ungherese (o Pannonico) nel 400 circa causò un ulteriore sommovimento di popoli, destinato ad infrangersi sulla frontiera Renana nel 406. 

Per saperne di più ascoltate l’episodio 31: l’impero degli Unni su www.italiastoria.com o su tutte le piattaforme podcast. Per sceglierne una cliccate sul link in basso per scegliere la piattaforma (gratuita) su cui ascoltare:

https://link.chtbl.com/
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EPISODIO 27: L’ESTATE DI SAN MARTINO
L’impero ricomposto da Flavio Costanzo, alla sua morte nel 421.
La mappa non è perfetta perché non tiene conto del fatto che il territorio dei Visigoti in Aquitania e i vari insediamento dei Burgundi, Alani, Franchi e Alemanni sulla frontiera Renana erano stati fatti con l’accordo del governo imperiale e un trattato di foedus, nel quale questi popoli si impegnavano a combattere per Ravenna in uno stato di semi-indipendenza come quello due Goti nel 382. A sud, in Iberia, abbiamo quel che resta dei popoli che hanno invaso l’impero nel 406, mettendo in moto la crisi dell’Impero. Nella remota Galizia gli Svevi stanno costruendo lentamente un regno indipendente mentre nella moderna Andalusia quel che resta dei Vandali e degli Alani sconfitti dai Goti alleati con Flavio Costanzo ha eletto un Re unico di Vandali e Alani. In realtà importanti città della regione (Siviglia e Cartagena) sono ancora in mano romana e non cadranno ai Vandali che nel 428. 
Flavio Costanzo, partendo da una situazione disastrosa nel 410 con il sacco di Roma, ha in gran parte ricomposto l’impero, donandogli quello che molti ai tempi considerarono una nuova primavera ma che si rivelerà essere solo una estate di San Martino, il caldo periodo autunnale che precede l’inverno. 

Per ascoltare l’episodio 27 di Storia D’Italia andate su http://www.italiastoria.com
Episodio 26: l’Impero colpisce ancora
Mappa che riassume la caotica situazione dell’Impero d’Occidente al 410: in giallo le province fedeli a Ravenna. Va detto che l’intera Italia peninsulare in realtà era stata devastata dalla guerra nel 408-410 e sfuggiva in gran parte al controllo del governo. Costantino III, ribellatosi in Britannia, era ora basato a Arles in Provenza e controllava le province ‘in rosso’. Anche la Spagna e la Britannia nel 408-409 lo avevano riconosciuto imperatore ma nel 409 un suo generale inviato a mettere ordine in Spagna si era ribellato e aveva eletto un imperatore fantoccio (Massimo, in marrone) mentre i Britanni, abbandonati, si erano ribellati (verde). Sulla frontiera del Reno diverse province erano state occupate da Burgundi e Alani (viola) sopratutto le terre tra Reno e Mosella. in Spagna abbiamo gli invasori del 406 che – dopo essersi tagliati una scia di sangue in Gallia – si sono installati nelle province iberiche, con l’accordo di Geronzio e Massimo. Sono gli Alani, i Vandali Siling e Hasding e gli Svevi.
I Visigoti hanno saccheggiato Roma ma Alaric è morto in Calabria (rosa). Questo è il più importante gruppo ‘barbaro’, in realtà il più importante esercito presente in Occidente.
Da questo caos riemergerà una situazione stabile nel prossimo decennio grazie sopratutto a un generale e politico Romano tanto grande quanto dimenticato: Flavio Costanzo.
L’area di Ravenna nel III-IV secolo, prima di diventare capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Ravenna era diventata una delle due basi principale della flotta Romana già ai tempi di Augusto (l’altra era Miseno, vicino Napoli) e aveva il ruolo di pattugliare l’Adriatico, lo Ionio e l’Egeo. A tal fine era stata costruita l’importante base di Classis (Classe, ovvero flotta in Latino) che vedete in primo piano: vi erano basati 10.000 militari.
In lontananza si scorge la città di Ravenna, distante alcune miglia e collegata da un ampio bacino navigabile, attraversato dall’acquedotto che riforniva Ravenna di acqua potabile.
Come si vede i dintorni di Ravenna nell’antichità assomigliavano alle lagune che ancora oggi caratterizzano l’alto Adriatico (Venezia, Marano, Grado…) mente oggi tutta quest’area è interrata e il mare dista diversi km da Ravenna.
Episodio 23: Alaric in Italia (401-405)
Movimenti di Alaric (in blu) e di Stilicone (in rosso) durante la prima campagna di Alaric in Italia, inclusi i quattro assedi dell’anno (Aquileia, Milano, Asti e Verona) e le due battaglie di Pollenzo-Pollentia e Verona.
La guerra Gotica negli anni 377 e 378: dopo la battaglia “ai salici” i romani si ritirano e fortificano i passi dei balcani. I Greutungi si riuniscono però ai Tervingi e tenere i passi diviene troppo pericoloso, i Goti entrano in Tracia.
L’anno seguente i due imperi organizzano una manovra a tenaglia contro i Goti ma all’ultimo momento Valente decide di affrontarli da solo, andando incontro al suo destino.
La battaglia di Adrianopoli: i Goti Tervingi (scritti come “goths” nell’immagine) sono nel loro accampamento in cerchio a forma di carri, a proteggere donne, bambini e ricchezze. Alcune unità attaccano troppo presto (3) a questo punto l’intera fanteria e cavalleria romana ingaggiano i Tervingi. All’improvviso però arriva la cavalleria dei Goti Greutungi (4) che colpisce in particolare il lato sinistro, mettendo in fuga la cavalleria pesante romana e poi permettendo ai Goti di circondare la fanteria pesante romana, bloccata e senza spazio per manovrare (5). Il massacro può iniziare e vi porrà fine solo il calare della notte. Due terzi dell’esercito da campagna orientale (il Comitatus) giace morto sul campo di battaglia.
Mappa (artigianale) che mostra i movimenti di Goti e Romani tra l’autunno del 376 e l’autunno del 377. In Blu i Goti, in Rosso i Romani.
Mappa della divisione dell’impero in prefetture sul finire del IV secolo DC. Da notare anche le fabbriche imperiali, fabbriche pubbliche di produzione dei materiali necessari all’esercito
363 dopo cristo: mappa del percorso seguito da Giuliano verso Ctesifonte e poi la sua fine. Fare riferimento all’episodio 9
355 dopo cristo: situazione alla frontiera Renana, ai tempi di Giuliano Cesare in Gallia. Fare riferimento all’episodio 5
Battaglia di Strasburgo, posizione dei due eserciti. Fare riferimento all’episodio 5.