Mappe

Episodio 86: il banchetto dei corvi

Questa immagine è stata da me rimaneggiata partendo da quella disponibile nel bellissimo paper di Giorgio Arnosti sul Limes Narsetiano (link in basso).
Al 554 l’Impero Romano controllava l’Italia peninsulare, ma non ancora l’Italia transpadana. L’area dell’antica Liguria (Milano, Torino e dintorni) fu probabilmente conquistata nel 556, mentre la Venetia-et-HIstria rimase sotto il dominio franco fino al 561-2, vale a dire fino alla morte del potente Re dei Franchi Chlothar, che aveva riunito nel 558 l’intero regno nelle sue mani. E’ possibile che un’area intermedia (intorno a Brescia) rimase sotto il controllo del locale Comes Gothorum, Widin.
Nel 562, alla morte di Chlothar, i Franchi erano nuovamente divisi e Narsete ne approfittò per attaccare. Brescia e Verona furono conquistate da Narsete, che sconfisse il Dux franco Aiming e il Comes Widin. La ritirata dei Franchi fece sfuggire alcuni popoli, in particolari i Baiovarii (Bavaresi) ma probabilment anche gli Alemanni, dall’influenza franca. Si venne così a creare il nuovo “limes” narsetiano, basato su una fascia esterna di popoli alleati con l’Impero: Bavaresi a nord e Longobardi ad est (in Pannonia), mentre sui confini alpini venivano creati dei distretti militari. Ne conosciamo almeno tre: a Susa, c’era Sisinnius-Sisigis, un comandante goto che era passato agli imperiale nel 540. Nell’area di Como c’era Francione, a guardia dei passi delle alpi retiche.
In Veneto, c’era Sinduald, il capo degli Eruli, che controllava anche l’amministrazione dell’intera provincia. I Goti fornivano ancora la maggior parte dei combattenti nelle guardie cittadine dell’Italia padana. L’esercito imperiale controllava direttamente l’Italia a sud del Po e in laguna di Venezia.
Nel 565 Sinduald si ribellò: Narsete lo sconfisse, ma questo aprì una voragine nelle difese dell’Italia nordorientale. L’anno dopo, i Longobardi entrarono in Italia.

Paper: https://www.academia.edu/25868605/Fasi_e_struttura_del_limes_narsetiano_nella_Venetia_entro_l_assetto_dell_Eparch%C3%ACa_Ital%C3%ACas._in_academia.edu_2015_
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Episodio 83: l’impero dei Franchi

L’espansione del Regno dei Franchi dalla morte di Clovis (511) fino alla massima estensione in epoca Merovingia, sotto Chlothar I (che regnò con i fratelli e i suoi successori dal 511 fino al 558 e poi come solo Re dei Franchi dal 558 al 561).

Il regno dei Franchi, all’ascesa di Clovis (481) includeva solo l’area in marrone attorno a Tournai, la capitale ancestrale dei Franchi salii. Trenta anni dopo, dopo aver inglobato l’area di Siagrio (486) dei Franchi ripiari e di parte degli Alemanni e dopo aver sconfitto i Visigoti a Vouillè, il regno dei Franchi alla morte di Clovis includeva buona parte della Gallia nord-occidentale e parte della moderna Germania renana.

Teodorico costruì una rete di alleanze per imbrigliare la potenza espansiva del regno dei Franchi: si alleò con Alemanni, Burgundi e Turingi, costruendo un cordon sanitaire attorno ai Franchi. La potenza militare dell’Italia era troppo forte per essere sfidata finchè Teodorico era vivo. Lo fortuna della Franchia fu il caos dinastico che afflisse l’Italia alla morte di Teodorico, nel 526. I Franchi sentirono che era arrivata la loro occasione: nel 531 colpirono ad est, distruggendo il regno dei Turingi, nel 534 – l’anno in cui Amalasunta perse la vita – distrussero i Burgundi. Nel 536 acquisirono dal Regno d’Italia la Provenza, la preda più ambita che gli aprì la porta ai commerci con il mediterraneo, fino ad allora preclusi dall’Impero di Teodorico.

Dopo la pausa all’espansione imposta dalla peste di Giustiniano (che colpi la Gallia nel 542), i Franchi si espansero verso est, sottomettendo i Baiuvarii (antenati dei Bavaresi) e ottenendo da Totila – nel 547 – il dominio sul Veneto. Questa espansione fu effettuata sopratutto da Theodebert di Austrasia ma dopo la morte di suo figlio Theodebald, nel 555, il regno passò a Chlothar I che poi riunì tutto il regno dei Franchi alla morte del fratello Childebert. Fu questo l’apogeo dei Merovingi.

Il regno dei Merovingi dopo il 561 e la morte di Chlothar: in genere era diviso in quattro regioni principali che corrispondono al regno di Austrasia (quella con più autorità di solido), al regno della Neustria, all’Aquitania e alla Borgogna, mentre i domini di Alemanni e Bavaresi cadevano sotto l’influenza dei Merovingi (intermittente a seconda della forza sopratutto dei Re dell’Austrasia).

La divisione politica dei regni non era però sempre così chiara e dipendeva molto dal volere dei sovrani. Ad esempio Chlothar divise il regno tra i quattro figli in modo diverso, si vede la divisione nella mappa in basso. Notare come Sigebert aveva il territorio più importante (Austrasia) e altre aree rilevanti in Auvergne e Provenza (zone più ricche dove era sopravvissuta l’organizzazione romana e c’erano importanti entroiti dai commerci).

Episodio 81: la tomba dei Goti

Ecco alcuni schemi della battaglia di Busta Gallorum:

Schieramento iniziale di Narsete e Totila: al centro dello schieramento di Narsete ci sono i foederati, cavalieri che sono stati però smontati e posizionati in falange di fanteria. A destra e sinistra i reparti regolari romani. Sui lati, anche gli arcieri tratti dai reparti di fanteria. A difesa della collina a destra, un reparto di 1500 cavalieri, con 500 con il compito di fungere da riserva strategica e 1000 per attaccare il fianco del nemico
Fase due: dopo l’arrivo di 2000 cavalieri di rinforzo da parte di Teia, Totila rischiera il suo esercito con la cavalleria davanti e la fanteria dietro. La carica dei Goti viene convogliata verso il centro dalle frecce degli imperiali.
La carica della cavalleria viene assorbita dai Germani foederati dell’impero mentre Narsete e Valeriano muovono le loro truppe in modo da prendere i cavalieri in una morsa su tre lati. La cavalleria si ritira e investe la fanteria gotica che viene travolta e messa in fuga.

Episodio 80: guerra totale

550: in seguito al fallimento delle negoziazioni con Giustiniano (mai davvero partite) Totila lancia una serie di invasioni: con la flotta adriatica fa saccheggiare le coste della Gregia e dell’Epiro, con l’esercito muove contro Reggio Calabria e poi invade e conquista buona parte della Sicilia.

Sul finire dell’anno arriva una flotta di soccorso da Costantinopoli, al comando dell’ottuagenario Liberio. La flotta sbarca a Siracusa, ma presto l’esercito soffre la fame, assediato da Totila. Liberio riprende il mare e sbarca a Palermo.

Nel frattempo, dopo aver iniziato a concentrare le sue truppe a Serdica (moderna Bulgaria), Germano – il cugino di Giustiniano – arriva con la sua immensa spedizione in Dalmazia e inizia a preparare l’invasione dell’Italia per il 551. Per far fronte a Germano, Totila torna a Roma sul finire dell’anno. Morte improvvisa e imprevista di Germano, Giovanni il sanguinario nominato al suo posto

551: Artabane – generale armeno – sbarca in Sicilia, sostituisce Liberio e in poco tempo costringe i presidi di Totila alla resa, recuperando la Sicilia. Totila invia una flotta per prendere possesso di Corsica e Sardegna, che dipendono amministrativamente da Cartagine. Il generale imperiale in Africa – Giovanni Troglita – invia una spedizione di soccorso a Cagliari che viene però battuta.

Giovanni il sanguinario continua a radunare la grande spedizione per la riconquista dell’Africa ma, prima di partire, Giustiniano gli dice di non muoversi e di attendere l’anno seguente. Ha deciso di rafforzare ancora la spedizione e di nominare il suo fedele aiutante eunuco al comando supremo: Narsete.

EPISODIO 79: la guerra va a Sud

Dopo la conquista di Roma (nel Dicembre del 546), nel centro Italia rimangono in mano imperiale Firenze, Perugia, Ancona, Porto e Civitavecchia. Belisario è a Porto. Poi Totila si reca nel sud Italia, sconfiggendo Tulliano, mette un presidio a Acerenza per controllare la Lucania e riporta il sud nel Regno promettendo ai coloni e contadini italiani di trattenere per sè la quota del raccolto che un tempo dovevano pagare ai loro padroni (per lo più la Chiesa e senatori romani). Belisario non dorme però e, nell’assenza di Totila, rioccupa Roma e fa ricostruire rapidamente le mura. Totila non è in grado di riprendere la città. In contemporanea Giovanni il sanguinario colpisce in Campania, sconfiggendo un reparto dei Goti e liberando i senatori lì tenuti prigionieri. Totila si vendica marciando verso sud e sconfiggendo Giovanni il sanguinario, che ripara ad Otranto. Al Sud, restano in mano imperiale solo Otranto, Rossano, Crotone e Taranto. Nel 548, Totila conquista Taranto e mette sotto assedio Rossano, gli imperiali, rafforzati dall’arrivo di Valeriano e 2000 soldati d’élite orientali, cercano di rompere l’assedio ma non hanno successo. Alla fine dell’anno, Belisario abbandona la guerra e torna a Costantinopoli, dove è morta Teodora. Totila ha inoltre allestito una nuova flotta adriatica (ne ha già una che incrocia le acque tirreniche) e la manda ad affondare la flotta imperiale dell’Adriatico. Nel 549 cadono Firenze, Rossano e Perugia, gli imperiali – privi di un leader carismatico – sono ridotti a poche fortezze costiere. Finalmente, nel Gennaio del 550, Totila conquista per la seconda volta Roma. La vittoria sembra ad un passo, e Totila scrive all’Imperatore per trattare la pace. Giustiniano si rifiuta di ricevere l’ambasciatore e lo fa imprigionare. La sua risposta a Totila sarà la guerra totale.

Episodio 78: la morte di Roma

Dopo la guerra-lampo del 542-543, la maggior parte dell’Italia è controllata da Totila e il suo Regno d’Italia, ma l’Impero mantiene il controllo delle due città principali: Roma e Ravenna, oltre che una serie di città-fortezza nel centro italia e nel sud. Le prime azioni di Totila, nel 544, sono proprio volte a prendere le città del centro italia: cadono Ascoli, Fermo, Spoleto, Assisi.

Nel frattempo Belisario giunge a Ravenna dalla Dalmazia, qui prova ad organizzare la difesa di Osimo ma la città cade ugualmente. A questo punto Belisario si reca via mare in Epiro (Grecia) per inviare messaggeri a Giustiniano e chiedere rinforzi: questi invia Giovanni il sanguinario e qualche migliaio di soldati. Nel frattempo Totila stringe la morsa attorno a Roma: cattura Albano e porta il suo esercito alle porte della città, iniziandone l’assedio. Per avere il massimo delle forze, per bloccare vie di ingresso in Italia per gli imperiali via terra e per proteggersi le spalle, Totila raggiunge un accordo con Theodebert di Austrasia, uno dei Re dei Franchi: gli cede gran parte della provincia Venetia-et-Histria (in verde) in modo da concentrare la guerra contro l’Impero. Nel 546 Belisario torna in Italia con i rinforzi: si dirige via nave a Porto (Fiumicino) forzando il blocco navale nel Tirreno messo su dai Goti. Nel frattempo Giovanni muove da Dryus (Otranto) alla riconquista del sud Italia, attraverso Canosa e poi il Bruzio. Contravvenendo agli ordini di Belisario, non si reca in seguito a Roma ma va a svernare in Puglia. Belisario, privo del supporto di Giovanni, prova a forzare il blocco di Roma per farvi giungere provviste. Una grande battaglia sul Tevere è però inefficace. Alla fine, il 16 Dicembre del 546, la città viene riconquistata da Totila.

Episodio 77: Totila

541-543: si riaccende la guerra gotica.
I Goti, al 541, controllano solo l’Italia a nord del fiume Po, tenendo le principali città della regione (Pavia, Verona, Aquileia, Milano). Ad inizio del 542 gli imperiali attaccano la città di Verona ma l’assalto, per una serie incredibile di equivoci, è infruttuoso (nel podcast più informazioni).
A questo punto gli imperiali si posizionano nei pressi di Faenza a protezione di Ravenna. Totila marcia da Pavia alla testa dei suoi 5.000 uomini e affronta i 12.000 dell’esercito imperiale, schiacciandoli nella battaglia di Faenza. Più tardi, nello stesso anno, i generali di Totila infliggono un’altra cocente sconfitta agli imperiali nella zona del Mugello, vicino Firenze.
Nel 543, infine, Totila avanza verso il sud della penisola e mette sotto assedio Napoli, dopo aver espugnato Cesena, la fortezza di Petra pertusa sulla Flaminia (interrompendo le comunicazioni tra Ravenna e Roma) e la città di Cuma.
Dopo diversi, infruttuosi tentativi degli imperiali di rifornire Napoli, la città si arrende e i Goti annettono buona parte dell’Italia meridionale. Prossimo obiettivo? Roma.

Episodio 75: Khosrau vs Giustiniano

In questa mappa il percorso seguito da Khosrau nella sua invasione del 540. Khosrau entrò nell’impero dall’Eufrate, evitando Circesium e dirigendosi verso Sura – che fu saccheggiata – e poi Hierapolis. Di qui giunse a Beroea (Aleppo). Una volta che prese questa città, si diresse verso Antiochia quando fu chiaro che Giustiniano non intendeva pagare per farlo ritirare. Antiochia era la capitale della regione e la terza città dell’impero, dopo Costantinopoli e Alessandria d’Egitto. La città cadde e fu saccheggiata, bruciata e abbandonata dai suoi abitanti, in gran parte deportati in Mesopotamia (Giustiniano la ricostruirà, ma su scala inferiore).

Da Antiochia Khosrau si diresse al mare, per un bel bagno nell’ex “mare nostrum”, di qui andò ad Apamea, la capitale della Syria II: qui assistette a gare del circo in suo onore. Si ritirò quindi taglieggiando altre città siriane e mesopotamiche, come Chalcis, Carre, Costantina. Finalmente provò a prendere Dara, al fortezza a guardia della frontiera più importante dell’impero Romano, senza successo.


Il 22 maggio del 330 a.C. il diadoco Seleuco I Nicator, uno dei grandi generali di Alessandro Magno che si stava contendendo le spoglie del suo impero, fondò una nuova, grande città all’ombra del Monte Silpio: Antiochia. Il sito era magnifico, posizionato nella fertile valle dell’Oronte, un fiume che, a differenza di molti altri fiumi mediorientali, aveva un corso stabile tutto l’anno ed era navigabile, congiungendo la città al suo porto sul Mare, Seleucia. Al centro del fiume, come per molte altre grandi città antiche, c’era un’isola che divenne il cuore monumentale della città: qui c’era la grande cattedrale ottagonale costruita da Costantino, il palazzo imperiale utilizzato fin dal I secolo d.C. dagli imperatori in visita, il circo e delle grandiose terme.

A est dell’isola, si innalzava l’alto monte Silpio, una vera barriera a difesa per la città. Stretta tra il fiume e il monte, le possenti mura dovevano solo chiudere i due relativamente corti lati tra queste due barriere per trasformare la città in una delle più imprendibili fortezze romane. Il grosso della città era proprio tra il monte Silpio e il fiume Oronte, con grandi e monumentali vie porticate. Le mura originali erano state fatte costruire da Tiberio, ma furono rafforzate da Teodosio II (lo stesso imperatore che fece costruire le possenti mura di Costantinopoli).

Per quasi tre secoli, Antiochia sull’Oronte fu la capitale dei Seleucidi, prima di essere conquistata nel 64 a.C. dalle vittoriose armate di Pompeo Magno. Da allora, Antiochia divenne la capitale dell’oriente romano: un’immensa metropoli di 500.000 abitanti, spesso sede del governo imperiale quando gli imperatori erano in campagna in oriente.
Nel sesto secolo Antiochia era ancora una delle più grandi città del mondo romano: era stata la prima città fuori dalla Palestina dove si era diffuso il cristianesimo, la comunità fu fondata da San Pietro in persona o da Paolo di Tarso. Antiochia era uno dei cinque patriarcati del mondo romano, con Gerusalemme, Alessandria, Costantinopoli e Roma, era la sede di una delle due famose scuole teologiche del mondo Romano, con Alessandria. La sua fama di città riottosa e libertina, colta e chiassosa era nota in tutto il mediterraneo. Al centro della città, si ergeva la meravigliosa chiesa ottagonale costruita da Costantino, una delle più grandi della cristianità. Il suo circo era famoso per ospitare le più importanti gare dopo quelle di Costantinopoli. Era insomma una vera metropoli romana.

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Episodio 71: Via Flaminia

L’Italia centro-settentrionale con tutte le località (o quasi) citate nell’episodio, ho modificato io una mappa esistente. Osimo, Urbino e Orvieto sono le fortezze presidiate dai Goti per impedire l’avanzata degli imperiali verso nord. Gli imperiali invece hanno come presidi Narni, Perugia, Ancona. Nell’episodio i principali assedi sono quelli di Rimini (da parte dei Goti), di Urbino (da parte di Belisario), di Milano (da parte dei Goti)

Episodio 69: l’assedio di Roma

Mappa realizzata da Historia Mundi, visistate il suo account instagram: https://www.instagram.com/historia.mundi/

Roma nel tardo impero è ancora una metropoli, circondata dalle mura aureliane.

La città imperiale si estendeva in grandissima parte ad est del Tevere, pertanto il grosso della cerchia delle mura era ad est del fiume, solo il moderno quartiere di Trastevere era circondato da mura ad ovest del Tevere. Sulle mura si aprivano 14 porte principali, più diverse altre minori: molte di queste porte esistono ancora oggi, come è ancora visibile la gran parte del circuito murario voluto da Aureliano. A nord della città, vicino al Tevere, c’era la Porta Flaminia, la moderna Porta del Popolo, poi abbiamo Porta Pinciana, Porta Salaria e Porta Nomentana. Tra la Nomentana e la Tiburtina, ad est della città, c’era l’oramai abbandonato accampamento dei pretoriani, il Castro Pretorio, le cui porte erano state chiuse. Più a sud della Porta Tiburtina abbiamo la Porta Prenestina. Il grosso dell’esercito dei Goti era concentrato in questa sezione delle mura, tra la Flaminia e la Prenestina. Un distaccamento era invece presente ad ovest del fiume, in quello che oggi è il quartiere Prati e allora era chiamato i prati di Nerone, un quartiere a poca distanza dalla tomba di Adriano, oggi Castel Sant’Angelo. La tomba di Adriano era già stata fortificata a questi tempi e fungeva da fortezza a guardia dei ponti che attraversavano in quel punto il Tevere, non distante dalla moderna Piazza Navona. Il circuito murario a sud di Roma non fu invece investito dai Goti: anche con 30.000 uomini, questi non erano sufficienti per circondare l’intero interminabile circuito delle Mura aureliane. I Goti organizzarono l’esercito in sette accampamenti, ognuno con un suo comandante: oltre a quello a Trastevere, gli altri sei erano di fronte alla sei porte principali: Flaminia, Pinciana, Salaria, Nomentana, Tiburtina e Prenestina.

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Episodio 68: i colli fatali di Roma

Dopo la conquista di Africa, Sardegna e Corsica nella spedizione del 533-534, Belisario tornò a Costantinopoli ricevendo un trionfo e la nomina a console per il 535. Come narrato nell’episodio “il frionfo di Belisario”. A primavera del 535, in seguito alla crisi politica del Regno d’Italia e all’assassinio di Amalasunta, Belisario fu inviato con un piccolo esercito di 8-10 mila uomini ad occupare la Sicilia, isola che non era difesa da forti presidi gotici.
Belisario riuscì rapidamente nell’intento, l’unica città che resistette fu Palermo – presa dopo un assedio che coinvolse un attacco dal mare. Belisario potè entrare da trionfatore a Siracusa a fine anno, concludendo trionfalmente il suo consolato. A primavera del 536 due fattori contribuirono a spingere il nuovo Re Teodato a resistere: le forze inviate in Dalmazia da Giustiniano furono respinte dopo la morte del generale Mundo, mentre in Africa scoppiò una rivolta che sembrava poter distrarre per anni gli imperiali. Teodato si decise alla guerra Belisario però effettuò un rapido Blitzkrieg in Africa per salvare Cartagine, poi ricevette l’ordine da Giustiniano di invadere l’Italia.
Dopo la presa di Reggio (e la resa di uno dei parenti di Teodato), Belisario giunse rapidamente a Napoli, che resistette coraggiosamente ma fu presa e saccheggiata grazie ad una ardita spedizione attraverso uno degli acquedotti cittadini. Una storia incredibile narrata nell’episodio 68, i colli fatali di Roma! Infine i Goti decisero di eleggere Witigis al regno, Teodato fu messo a morte e Witigis abbandonò Roma per consolidare le sue forze a Ravenna. Poche settimane dopo, il 9 Dicembre del 536, Belisario entrò a Roma dalla porta Asinaria, mentre la guarnigione gotica usciva dalla Porta Flaminia. L’Impero era tornato sui colli fatali di Roma, ma questo trionfo si trasformerà ben presto in un incubo per Roma e l’Italia.

Episodio 65: il trionfo di Belisario

Le seguenti 4 mappe illustrano la battaglia di Ad Decimum, davvero complessa

Questo era il piano dei Vandali: 3 eserciti avrebbero dovuto convergere sulla gola presso “Ad Decimum”, in modo da intrappolare gli uomini di Belisario
Prima fase della battaglia: Ammatus sconfitto (1), gli Unni distruggono i 2000 soldati vandali (2) di Gibamund. I 300 soldati di Giovanni inseguono i Vandali fino a Cartagine (3). Nel frattempo Gelimer continua la sua marcia verso Ad Decimum (4)
Seconda fase: gli Eruli di Solomone occupano una collina vicino ad Decimum dopo aver scoperto il luogo di battaglia dove è morto Ammatus (1), Gelimer attacca gli Eruli e li mette in fuga (2), questi giungono in direzione di Belisario che sta arrivando con la cavalleria (3)
Terza fase della battaglia: Gelimer si blocca per seppellire il fratello e raccogliere informazioni (1), Belisario raccoglie i suoi e decide di attaccare (2), in serata l’attacco a sorpresa di Belisario manda Gelimer e i suoi in fuga (3)

Episodio 63: Nika

Una ricostruzione del centro di Costantinopoli, utile ad orientarsi nelle vicende della rivolta di Nika.

il centro della nostra storia è l’Ippodromo di Costantinopoli, nel cuore della penisola sulla quale giace la capitale dell’impero. Collegato al circo con un passaggio riservato all’imperatore c’è il vasto complesso palatino. A nord del circo c’è l’Augusteion, una piazza porticata rettangolare sulla quale si affacciano l’ippodromo a sud, a est l’ingresso monumentale al palazzo – la porta Chalke – e la sala del Senato imperiale, a nord la cattedrale di Costantinopoli, l’Haghia Sophia di Teodosio, non ancora l’attuale Haghia Sophia. A ovest dell’Augusteion parte il grande viale porticato che forma l’asse portante della città: la Mesi. Viaggiando verso ovest lungo la Mesi ci si allontana dal centro e si va in direzione delle grandi mura teodosiane: a poca distanza dall’Augusteion c’è la più monumentale delle piazze costantinopolitane, il foro di Costantino, una piazza quasi circolare con archi di trionfo ad ogni ingresso della Mesi.

In basso una visione più complessiva: il quartiere imperiale è l’angolo sudorientale della penisola di Costantinopoli a guardia del Bosforo (lo stretto passaggio verso il Mar Nero) e stretta tra il Corno d’Oro e il Mar di Marmara. Dall’altro lato del Corno d’Oro c’è il quartiere di Sycae, dove verranno assediati gli affiliati dei Demi Blu e Verde.

Episodio 62, Belisario

Sistemazione dei Romani (rosso) e Persiani (blu) all’inizio della battaglia di Dara, oggi nella Turchia sudorientale.
Alle spalle dei Romani c’è la fortezza di Dara: Belisario ha scelto di non rimanere al sicuro dietro le mura ma di sfidare sul campo i Persiani. Sui lati di entrambi gli sfidanti si ergono delle colline di altezza contenuta, che formano una ampia gola nella quale si sistemano i due eserciti.
La linea sono le trincee fatte scavare da Belisario: una linea non dritta, ma volta a posizionare in posizione avanzata le due ali di cavalleria, mentre la fanteria resta più vicina alle mura, anche per raggiungerle più facilmente in caso di sconfitta.
Le unità barrate sono la cavalleria, le altre fanteria. Sulle ali Belisario ha la cavalleria pesante armata di arco. Sugli angoli della linea (le piccole unità di cavalleria), abbiamo gli Unni. Dietro la collina a sinistra Belisario ha una unità di 300 cavalieri Eruli. I Persiani a loro volta hanno la cavalleria sulle ali e la fanteria al centro. La cavalleria persiana è circa il doppio di quella romana. In generale, le stime per i Persiani danno 50.000 uomini, forse un pò meno, per i Romani 25.000. Partecipano alla battaglia alcune delle migliori unità persiane, tra i quali i celebri immortali.

Episodio 54: battaglia per la Gallia (506-514)


Mappa della guerra Franco-Gota del 507-511. In Blu il territroio dei Franchi, in verde quello dei Burgundi, in giallo quello dei Visigoti. Clovis invase il territorio dei Visigoti nel 507, Alaric II si rifugiò inizialmente a Carcassonne, in attesa dell’arrivo dell’esercito d’Italia di Teodorico. Nel frattempo però i Burgundi di Gundobad (ricordate il magister militum che uccise l’imperatore Antemio?) marciarono verso sud, per tagliare la strada agli Ostrogoti, mettendo Arles sotto assedio. Nel 507 si combattè la grande battaglia di Vouillè, Alaric II e buona parte del cuore dell’esercito visigotico furono annientati, Clovis ebbe la via libera per invadere l’Aquitania e poi, già ad inizio 508, occupare Tolosa. Nell’estate del 508 intervenne Teodorico, l’anno prima tenuto occupato da una invasione bizantina. L’esercito degli Ostrogoti arrivò ad Arles e sconfisse i Franco-Burgundi. Poi l’esercito d’Italia tolse l’assedio Franco a Carcassonne, dove era tenuto il tesoro dei Visigoti. A questo punto iniziò la guerra contro i Visigoti di Gesalec, con l’obiettivo di mettere sul trono dei Visigoti Amalaric, il nipote di Teodorico. Nel 510-511 Gesalec fu più volte sconfitto, prima in Gallia e poi in iberia, mentre i Franchi venivano d nuovo espulsi dalla Gallia mediterranea. Nel 511 si giunse alla fine della guerra: Clovis morì, ma i suoi figli ottennero tutta la Gallia atlantica. La Gallia mediterranea e l’Iberia furono invece conquistate da Teodorico che nel 511 fu anche incoronato Re dei Visigoti, in teoria come reggente per suo nipote Amalaric. Più dettagli (molti di più) nell’episodio 54 di “Storia d’Italia”.

Episodio 48: il ritorno del Re

Episodio 48: la guerra in Italia tra Odoacre (verde) e Teodorico (rosso) tra il 489 e il 493
La guerra inizia sull’Isonzo, dove viene combattuta nell’agosto del 489 una battaglia con la quale i Goti entrano in Italia. Odoacre si ritira verso Verona dove viene combattuta la seconda battaglia dell’anno, nel Settembre del 489. Teodorico vince ancora e muove verso Milano che conquista e poi da lì a Pavia. Il doppio tradimento di Tufa causa però un ritorno sul campo dell’esercito di Odoacre che è capace di assediare Pavia e gli Ostrogoti.

Mentre i due eserciti sono occupati l’uno con l’altro, i Burgundi devastono il nordovest italiano (in marrone-azzurro) e prendono migliaia di schiavi e prigionieri.
Nell’estate del 490 interviene un forte esercito dei Visigoti (in arancione) che riesce a levare l’assedio di Pavia. I due eserciti gotici combinati affrontano nell’estate del 490 Odoacre nei pressi di Pizzighettone, Odoacre è sconfitto di nuovo e si rintana a Ravenna.

Nel 490-493 avviene l’assiedio di Ravenna, con i Rugi e Tufa nella valle dell’Adige che si oppongono a Teodorico ma che vengono sconfitti entro il 492.
Infine nell’estate del 492 Teodorico allestisce una flotta con la quale strangola Ravenna. Finalmente nel Marzo del 493 Odoacre accetta di condividere il regno con Teodorico. Pochi giorni dopo viene assassinato.
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Episodio 46: Flavius Odoacer, Rex et Patricius

Episodio 46: I tre vicariati (Italia Annonaria, Italia suburbicana e Pannonia, spesso anche chiamato illirico) che costituivano il Regno di Odoacre. Questa suddivisione amministrativa era antiquata, larghi pezzi della pannonia, la sardegna e la corsica erano con il tempo andate perdute, ma rimanevano nella mentalità dei Romani del quinto secolo e nelle pratiche amministrative dell’Impero.
Episodio 46: le province della prefettura italiana
In Verde (vicariato dell’Italia Annonaria)
1: Alpes Cottiae (capitale Segusio nel quarto secolo, poi sul finire del quinto Genova)
2: Liguria: capitale Milano
3: Raetia I: capitale Curia
4: Aemilia, spesso unita con la Liguria, capitale Piacenza
5: Raetia II: ai tempi di Odoacre ocupata in gran parte dagli Alemanni
6: Flaminia et Picenum: qui aveva sede (a Ravenna) il governo di Odoacre, il Prefetto del Pretorio, il Magister Officiorum, il Quaestor Sacri Palatii, il Comes Rei Privatae e tutto il resto dell’amministrazione centrale

In giallo, Italia suburbicana:
1: Sardinia: capitale Caralis (Cagliari)
2: Corsica: capitale Aleria (Ajaccio)
3: Tuscia et Umbria (a volte diviso in due, con una Tuscia annonaria a nord dell’Arno e una suburbicana a sud). Capitale Florentia
4: Picenum suburbicarium, capitale Asculum (Ascoli Piceno)
5: Valeria (il moderno Abruzzo), capitale Corfinium (nei pressi di Sulmona)
6: Campania: capitale Capua
7: Samnium: capitale Bovianum (Boiano, in Molise)
8: Sicilia: capitale Siracusa
9: Lucania et Brutii: capitale Rhegium (Reggio Calabria)
10: Apulia: capitale Canusium

Odoacre dominava anche parte del vicariato dell’illirico (sopra della Pannonia). In particolare la Dalmazia (provincia numero 5) con capitale Salona, vicino Spalato.
Le province 1 e 2 (Norico Ripense e Norico Mediterraneo) erano occupate in larga parte dai Rugii, ma avevano ancora una popolazione romana. Il regno dei Rugi sarà distrutto e annesso da Odoacre nel 488, per poi ordinarne l’evacuazione all’arrivo degli Ostrogoti. Rimarrà per secoli un’area spopolata.
Le province 3-4-6-7 avevano costituito il regno foederato degli Ostrogoti dal 457 al 473, poi furono abbandonate dagli Ostrogoti e occupate in larga parte da Gepidi e Sarmati. Verrano in gran parte riconquistate da Teodorico
Un’altra interessante mappa che riassume lo stato del mondo mediterraneo al 476 dopo cristo, l’anno tradizionalmente assunto come quello della caduta dell’Impero Romano (d’Occidente!). Come ogni mappa, va interpretata.
L’impero Romano d’oriente pare non esser cambiato per nulla durante la crisi del quinto secolo: in realtà sappiamo che il controllo del Danubio era diventato molto più labile di quanto la mappa vorrebbe far intendere.
A Nord, nell’antica Dacia, abbiamo il regno dei Gepidi, i principali vincitori della battaglia del Nedao (454) che decise chi avrebbe ereditato il grosso dell’antico impero degli Unni. I principali sconfitti di quella battaglia furono gli Ostrogoti, poi stabiliti da Marciano nel 456-457 nei territori della Pannonia Romana in qualità di foederati. Nella mappa, andrebbero considerati nella sferza d’influenza dell’Impero Romano. Nel 473 gli Ostrogoti abbandoneranno il loro dominio Danubiano (occupato dai Gepidi in larga parte) per migrare verso il cuore dei balcani Romani, in cerca di fortuna e di un migliore accordo con l’impero.
Il “Kingdom of Nepos” non è altro che la Dalmazia Romana, sotto il controllo dell’ultimo imperatore legale dell’Occidente, Giulio Nepote. Nel 480 Nepote sarà assassinato e la Dalmazia unita al dominio di Odoacre.
Questi controlla la penisola italiana ma ha una forte influenza anche sui regni degli Alemanni e dei Rugi a nord, dove sopravvive in parte un’organizzazione romana grazie all’attività di San Severino. Il regno dei Rugi sarà distrutto da Odoacre nel 488. Odoacre non è un Re come gli altri Re Romano-Barbarici, ma una sorta di “generalissimo” dell’occidente che in teoria riferisce a Costantinopoli, anche se questa sarà in gran parte una finzione mano a mano che passa il tempo e il suo potere si consolida.
Nella Germania i Turingi si sono andati trasformando in un regno più o meno organizzato, che avrà rapporti diplomatici con l’Italia di Odoacre e sopratutto di Teodorico. La britannia romana è stata invasa da Angli e Sassoni, mentre i locali romanizzati vengono respinti verso le colline in parte in Bretagna, attraverso il mare.
In Gallia, a nord, c’è il regno dei Franchi di Childeric, il primo vero Re dei Merovingi. Suo figlio Clovis (Clodoveo) andrà alla conquista della ex Gallia Romana, si convertirà al cattolicesimo e fonderà un regno cristiano di notevole successo: la Francia.
Il più grande regno Romano-Barbarico è quello dei Visigoti, con capitale Tolosa, in Gallia. Nel 507 i Visigoti e i Franchi di Clodoveo si scontreranno in un’epica battaglia, che deciderà il destino della ex Gallia Romana e di tutta l’Europa.
A sud il regno dei Vandali domina il nordafrica e le grandi isole del mediterraneo. Nel 477, con la morte di Genseric, il regno farà pace con l’Impero Romano (l’oriente e il dominato di Odoacre), mettendo fine a più di venti anni di guerra.

Episodio 39: una nuova speranza

L’impero Romano al tempo delle ‘riconquiste’ di Maggiorano.
All’inizio del regno di Maggiorano sostanzialmente solo l’Italia ubbidiva agli ordini di Ravenna. La Dalmazia (nella mappa in rosso) in realtà era in rivolta dall’uccisione di Ezio e la Gallia del nord era sfuggita al controllo dell’Impero perché – dopo l’uccisione del loro imperatore Avito – la Gallia del sud si era sollevata in rivolta: Lione aveva aperto le porte ai Burgundi e i Visigoti erano avanzati in tutta la Gallia meridionale, ponendo l’assedio all capitale Arles. La penisola iberica era stata divisa tra una Galizia in mano agli Svevi e il resto che si era unito in rivolta all’Italia, ubbidendo sostanzialmente ai Visigoti, percepiti come più legittimi dell’imperatore ‘italiano’.

A sud i Vandali erano ancora in guerra con l’impero e saccheggiavano le coste italiane.
Maggiorano – grazie ad un condono ed ad una raccolta di tasse straordinaria – riuscì ad assoldare un grande esercito di mercenari e a mettere in mare due flotte. Poi mosse attraverso le Alpi e sconfisse ad Arles Galli e Visigoti, poi i Burgundi e infine accettò la resa di Teoderic II dei Visigoti. La Gallia meridionale tornò nell’impero e in quella settentrionale fu inviato Egidio a mettere ordine. Nel 460 Maggiorano entrò in Spagna e accettò la riunione di questa regione all’impero, inviò una missione in Galizia che sconfisse gli Svevi e poi riconquistò il moderno Portogallo. La Dalmazia tornò nell’alveo imperiale e il locale Magister Militum fu inviato a presidiare la Sicilia contro i Vandali. Tutto era pronto per l’ultima missione: la riconquista dell’Africa.
Purtroppo per Maggiorano però la sua flotta di invasione, indispensabile a traghettare il suo esercito in Africa, fu distrutta da un’azione abile e ardita della flotta vandalica, mentre era alla fonda nella baia di Elche, nei pressi di Alicante.
La sconfitta ad Elche impedì a Maggiorano di coronare il suo sogno. L’imperatore fu costretto alla pace con Genseric e tornò in Italia, dove fu sorpreso da unità fedeli a Ricimer e al Senato e ucciso.

Episodio 36: le nature di Cristo

Episodio 36: le nature di Cristo
Schema che razionalizza in modo favoloso l’origine delle varie chiese moderne. L’ho trovato solo in inglese, ma ve lo traduco qui.
Originariamente abbiamo la chiesa Romana, la grande chiesa nata dal movimento cristiano originario e poi consolidatasi sotto Costantino al concilio di Nicea. Non è nello schema il primo scisma (perchè non sopravvive oggi), quello tra Ariani e Ortodossi, seguente a Nicea.
La seconda ondata di scismi (prima nello schema) è quella di cui ho parlato nell’episodio 36, le nature di Cristo (431-451): al concilio di Efeso si separano i Nestoriani, che rifiutano l’appellativo “madre di Dio” per Maria. I nestoriani diverranno la chiesa d’oriente, sparsa in mezza Asia ma che oggi è in gran parte ristretta all’Irak settentrionale.
Nel 451 c’è la seconda scissione di questo periodo: quella tra la chiesa imperiale e la chiesa Ortodosso Orientale (da non confondere con i moderni Ortodossi) che è l’unione della Chiesa Copta d’Egitto e di altre chiese mediorientali, oltre alla chiesa Etiope. Sono questi quelli che i Romani chiamano “Monofisiti”: credono in una sola natura di Gesù, rifiutando la definizione di Calcedonia.
Il resto della chiesa imperiale romana resta unita anche dopo la caduta dell’impero occidentale e – nonostante un progressivo estraniamento – non si arriva al vero scisma fino al 1054, quando la Chiesa si separa in Chiesa Cattolica (seguace di Roma) e Chiesa Ortodossa (con a capo il patriarca ecumenico di Costantinopoli).
Nel sedicesimo secolo ovviamente ci sarà un’altra ondata di scismi seguenti alla Riforma protestante, ma questa è un’altra storia.
Alcuni gruppi delle chiese Ortodosse, Orientali e Nestoriane sono tornate “in comunione” con la chiesa Cattolica occidentale, come si vede nello schema: sono ad esempio gli Uniati in Ucraina, i Maroniti e altre chiese mediorientali. Sono queste le chiese Cattoliche di rito orientale.
Per maggiori informazioni ascoltate l’episodio 36 di Storia d’Italia!

Episodio 34: tramonto sui campi Catalaunici

Episodio 34: tramonto sui campi catalaunici
Mappa dei movimenti degli Unni nel 451, durante la loro invasione della Gallia. Gli Unni attraversarono il Reno nei pressi di Coblenz, il gruppo principale saccheggiò quindi il nord della Gallia (moderno nord della Francia e Belgio), per poi evitare Parigi e giungere a Orleans, la città chiave per l’accesso alla Gallia meridionale. Qui posero sotto assedio la città-fortezza di Orleans ma prima di poterla conquistare arrivarono i Romani, i Visigoti e i loro alleati. Attila si ritirò per poi affrontare Ezio in una battaglia campale ai Campi Catalaunici (Chalons sulla mappa)
Episodio 34: tramonto sui campi catalaunici
La battaglia dei Campi Catalauinici. Come unica nota, non sono d’accordo che Ezio fece scappare Attila, vi fu piuttosto costretto.

Episodio 31: l’Impero degli Unni

Episodio 31, l’impero degli Unni
Mappa dei territori e dei popoli sottomessi dagli Unni al vertice del loro potere. Notare come diverse aree un tempo dentro il confine dell’impero romano sono ora sotto il controllo degli Unni.
Episodio 31, l’impero degli Unni
La patria delle civiltà nomadi fu l’immensa steppa che si estende dai Monti Carpazi in Europa fino al confine con la Cina, attraverso l’intera Eurasia.

Di larghezza variabile, la steppa è stata la patria di tutte le grandi confederazioni nomadi della storia, tra queste gli Sciti, gli Unni, gli Avari, i Peceneghi e sopratutto i Mongoli. 

Separato dal grande mare d’erba dai monti Carpazi c’è quello che oggi chiamiamo il bacino ungherese, o la grande pianura Ungherese, dove molte confederazioni nomadi stabilirono il loro HQ nella storia, tra loro Unni, Avari e infine i Magiari, i moderni ungheresi.

Gli Unni erano forse gli Xiongnu, un popolo che viveva al confine della Cina nel I secolo dopo cristo e che migrò verso ovest. 

Nel 370 gli Unni irruppero nella grande pianura Ucraina, sconfiggendo Alani e Goti e mandandoli a infrangersi sull’impero Romano.

Il loro trasferimento nel bacino ungherese (o Pannonico) nel 400 circa causò un ulteriore sommovimento di popoli, destinato ad infrangersi sulla frontiera Renana nel 406. 

Per saperne di più ascoltate l’episodio 31: l’impero degli Unni su www.italiastoria.com o su tutte le piattaforme podcast. Per sceglierne una cliccate sul link in basso per scegliere la piattaforma (gratuita) su cui ascoltare:

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Episodio 27: l’estate di San Martino

EPISODIO 27: L’ESTATE DI SAN MARTINO
L’impero ricomposto da Flavio Costanzo, alla sua morte nel 421.
La mappa non è perfetta perché non tiene conto del fatto che il territorio dei Visigoti in Aquitania e i vari insediamento dei Burgundi, Alani, Franchi e Alemanni sulla frontiera Renana erano stati fatti con l’accordo del governo imperiale e un trattato di foedus, nel quale questi popoli si impegnavano a combattere per Ravenna in uno stato di semi-indipendenza come quello due Goti nel 382. A sud, in Iberia, abbiamo quel che resta dei popoli che hanno invaso l’impero nel 406, mettendo in moto la crisi dell’Impero. Nella remota Galizia gli Svevi stanno costruendo lentamente un regno indipendente mentre nella moderna Andalusia quel che resta dei Vandali e degli Alani sconfitti dai Goti alleati con Flavio Costanzo ha eletto un Re unico di Vandali e Alani. In realtà importanti città della regione (Siviglia e Cartagena) sono ancora in mano romana e non cadranno ai Vandali che nel 428. 
Flavio Costanzo, partendo da una situazione disastrosa nel 410 con il sacco di Roma, ha in gran parte ricomposto l’impero, donandogli quello che molti ai tempi considerarono una nuova primavera ma che si rivelerà essere solo una estate di San Martino, il caldo periodo autunnale che precede l’inverno. 

Per ascoltare l’episodio 27 di Storia D’Italia andate su http://www.italiastoria.com

Episodio 26: l’Impero colpisce ancora

Episodio 26: l’Impero colpisce ancora
Mappa che riassume la caotica situazione dell’Impero d’Occidente al 410: in giallo le province fedeli a Ravenna. Va detto che l’intera Italia peninsulare in realtà era stata devastata dalla guerra nel 408-410 e sfuggiva in gran parte al controllo del governo. Costantino III, ribellatosi in Britannia, era ora basato a Arles in Provenza e controllava le province ‘in rosso’. Anche la Spagna e la Britannia nel 408-409 lo avevano riconosciuto imperatore ma nel 409 un suo generale inviato a mettere ordine in Spagna si era ribellato e aveva eletto un imperatore fantoccio (Massimo, in marrone) mentre i Britanni, abbandonati, si erano ribellati (verde). Sulla frontiera del Reno diverse province erano state occupate da Burgundi e Alani (viola) sopratutto le terre tra Reno e Mosella. in Spagna abbiamo gli invasori del 406 che – dopo essersi tagliati una scia di sangue in Gallia – si sono installati nelle province iberiche, con l’accordo di Geronzio e Massimo. Sono gli Alani, i Vandali Siling e Hasding e gli Svevi.
I Visigoti hanno saccheggiato Roma ma Alaric è morto in Calabria (rosa). Questo è il più importante gruppo ‘barbaro’, in realtà il più importante esercito presente in Occidente.
Da questo caos riemergerà una situazione stabile nel prossimo decennio grazie sopratutto a un generale e politico Romano tanto grande quanto dimenticato: Flavio Costanzo.
L’area di Ravenna nel III-IV secolo, prima di diventare capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Ravenna era diventata una delle due basi principale della flotta Romana già ai tempi di Augusto (l’altra era Miseno, vicino Napoli) e aveva il ruolo di pattugliare l’Adriatico, lo Ionio e l’Egeo. A tal fine era stata costruita l’importante base di Classis (Classe, ovvero flotta in Latino) che vedete in primo piano: vi erano basati 10.000 militari.
In lontananza si scorge la città di Ravenna, distante alcune miglia e collegata da un ampio bacino navigabile, attraversato dall’acquedotto che riforniva Ravenna di acqua potabile.
Come si vede i dintorni di Ravenna nell’antichità assomigliavano alle lagune che ancora oggi caratterizzano l’alto Adriatico (Venezia, Marano, Grado…) mente oggi tutta quest’area è interrata e il mare dista diversi km da Ravenna.

Episodio 23: Alaric in Italia

Episodio 23: Alaric in Italia (401-405)
Movimenti di Alaric (in blu) e di Stilicone (in rosso) durante la prima campagna di Alaric in Italia, inclusi i quattro assedi dell’anno (Aquileia, Milano, Asti e Verona) e le due battaglie di Pollenzo-Pollentia e Verona.
La guerra Gotica negli anni 377 e 378: dopo la battaglia “ai salici” i romani si ritirano e fortificano i passi dei balcani. I Greutungi si riuniscono però ai Tervingi e tenere i passi diviene troppo pericoloso, i Goti entrano in Tracia.
L’anno seguente i due imperi organizzano una manovra a tenaglia contro i Goti ma all’ultimo momento Valente decide di affrontarli da solo, andando incontro al suo destino.
La battaglia di Adrianopoli: i Goti Tervingi (scritti come “goths” nell’immagine) sono nel loro accampamento in cerchio a forma di carri, a proteggere donne, bambini e ricchezze. Alcune unità attaccano troppo presto (3) a questo punto l’intera fanteria e cavalleria romana ingaggiano i Tervingi. All’improvviso però arriva la cavalleria dei Goti Greutungi (4) che colpisce in particolare il lato sinistro, mettendo in fuga la cavalleria pesante romana e poi permettendo ai Goti di circondare la fanteria pesante romana, bloccata e senza spazio per manovrare (5). Il massacro può iniziare e vi porrà fine solo il calare della notte. Due terzi dell’esercito da campagna orientale (il Comitatus) giace morto sul campo di battaglia.
Mappa (artigianale) che mostra i movimenti di Goti e Romani tra l’autunno del 376 e l’autunno del 377. In Blu i Goti, in Rosso i Romani.
Mappa della divisione dell’impero in prefetture sul finire del IV secolo DC. Da notare anche le fabbriche imperiali, fabbriche pubbliche di produzione dei materiali necessari all’esercito
363 dopo cristo: mappa del percorso seguito da Giuliano verso Ctesifonte e poi la sua fine. Fare riferimento all’episodio 9
355 dopo cristo: situazione alla frontiera Renana, ai tempi di Giuliano Cesare in Gallia. Fare riferimento all’episodio 5
Battaglia di Strasburgo, posizione dei due eserciti. Fare riferimento all’episodio 5.