Episodio 4: Il Gioco del Trono

Salute e Salve! Benvenuti alla storia d’Italia

Nel precedente episodio abbiamo finalmente posto fine alla lunga carriera di Costantino detto il Grande, un imperatore che merita per me di essere nel pantheon delle figure storiche più importanti di ogni epoca e ogni luogo.

Oggi avremo un ruolo più prosaico ovvero di vedere cosa faranno i suoi successori dell’impero lasciatogli: questo podcast si chiama “storia d’Italia” e non “storia del tardo impero” quindi non andremo nel dettaglio di ogni passaggio, anche perché penso che molte delle vicende del trentennio successivo alla morte di Costantino tutto sommato abbiano un impatto minore sul prosieguo della storia. Quello che faremo è cercare di capire come il prossimo uomo molto interessante della storia d’Italia sia arrivato ad impadronirsi dell’impero.

Episodio 4: Il Gioco del Trono

Non è un segreto che sono un grande appassionato dei libri di George RR Martin “Game of thrones” o “il trono di spade” nella versione italiana. Ho letto tutti i libri e visti tutti gli episodi della serie tv, un appassionato di storia credo che possa trovare tanta storia vera che ha ispirato la storia inventata, ad esempio Braavos deve chiaramente molto a Venezia e l’intera saga deve molto alla guerra delle Rose dell’Inghilterra medioevale. Non credo che Costanzo II abbia inspirato Martin, ma Costanzo II, il più intelligente, paranoico e spietato dei figli di Costantino, a mio avviso sarebbe un personaggio perfetto per il “trono di spade”.

Costanzo, della casa Lannister, era il figlio “intermedio” dei tre figli di Costantino ed era nato nel 317 dopo cristo, quindi alla morte di Costantino aveva 20 anni. Nel 324 Costanzo fu elevato al rango di cesare, all’età di soli sette anni. Due anni dopo – alla veneranda età di 9 anni – resse il suo primo consolato, assieme al padre. Poco prima della morte del padre gli era stata affidata – come ricorderete – la frontiera orientale con la Persia e quasi sicuramente un ruolo di primaria importanza nella futura guerra contro l’Iran. Si avete sentito bene, Iran: i Persiani chiamavano il loro paese “Iran” già allora, Persiani è il nome che gli hanno affibbiato i greci! L’idea che mi sono fatto di Costanzo è di un ragazzo cresciuto alla spietata corte del padre, dove cugini, zii e fratelli erano tutti altrettante vipere pronte a mordere i consanguinei nella scia dell’illustre capofamiglia. Costanzo si dimostrerà essere spietato nella sua caccia al potere, paranoico nella sua paura di perderlo e anche di una certa implacabile efficienza governativa.

Come detto nel 337 dopo cristo Costantino morì. Costanzo si trovava sulla frontiera orientale, pronto alla guerra contro l’Iran, ma appena Costanzo ricevette la notizia abbandonò i preparativi militari e corse a folle velocità verso la capitale, per battere sul tempo i fratelli. Fratelli che a quel tempo erano probabilmente in occidente, nelle rispettive parti dell’impero a loro affidate, ovvero la Gallia per Costantino II e l’Italia per Costante. Costanzo fu quindi l’unico dei tre fratelli presente al funerale del padre e poté risplendere nella gloria e nello splendore della cerimonia costantinopolitana.

 Appena il corpo del padre fu inumato Costanzo passò all’azione. Il funerale aveva convenientemente portato tutta o quasi la famiglia allargata a Costantinopoli: Costanzo aveva diversi zii e cugini con ambizioni di governo se non imperiali. Costanzo decise di rispondere a quelle ambizioni troncandole sul nascere: occorreva che tutti capissero chi fosse il capo. Non sappiamo cosa successe veramente ma mi immagino incontri notturni con generali e comandanti delle guardie palatine, trattative febbrili e scambi di favori. Qualunque cosa accadde, il prosieguo della storia fu brutale nella sua rapidità e precisione e passò alla storia come il massacro dei principi

I soldati imperiali abbatterono le porte di nove tra i parenti stretti di Costanzo: zii e nipoti, primi fra tutti Annibaliano e Dalmazio, i due cugini che Costantino aveva voluto associare ai suoi figli nel governo dell’impero. Anche il loro padre Flavio Dalmazio ebbe lo stesso trattamento. Costanzo non aveva alcun bisogno dei loro servigi e furono sommariamente uccisi sul posto dai suoi soldati.

Nel giro di pochi giorni la brutale purga era terminata e il secondo imperatore cristiano di Roma si era macchiato di un terribile peccato capitale, cosa che va detto non sembrò impressionare i contemporanei più di tanto. I romani erano abituati ad avere un piccolo o grande bagno di sangue ad ogni successione imperiale. A questo punto va detto che Costanzo fu sicuramente implacabile, ma non del tutto spietato. Non fece fuori l’intera famiglia: Costanzo risparmiò i cugini ancora molto giovani. Due tra loro, Gallo e Giuliano, torneranno nella nostra storia. E ovviamente risparmiò i suoi fratelli, anche se questo fu dovuto più al fatto che erano fuori della sua portata.

Poco dopo gli amorevoli fratelli coltelli di Costantino si incontrarono a Sirmio, la grande fortezza legionaria dell’Illirico nei cui dintorni avevano avuto origine tutte le recenti famiglie imperiali, incluse quelle di Aureliano, Diocleziano, Massimiano, Costanzo Cloro e quasi tutti gli altri attori della nostra storia. Lì, nella patria ancestrale del clan degli illirici, i fratelli si divisero l’impero: a Costantino II, il più grande, sarebbero andate le province occidentali: Gallia, Spagna, Britanna. A Costanzo le province orientali, più la tracia e quindi, dettaglio cruciale, la capitale, Costantinopoli. A Costante il resto, ovvero Italia, il grosso dell’africa, l’illiria e la Grecia. Ho postato una mappa sulla mia pagina facebook, nel caso vogliate vedere la divisione effettuata. Costante però era ancora un minore, probabilmente aveva 14 anni, e Costantino II ottenne la tutela sul fratellino. Costante accettò, probabilmente perché non poteva fare altrimenti, ma si ripromise di passare il meno tempo possibile sotto l’egida del fratello maggiore.

Fu presto chiaro che c’erano però due persone a cui questo accordo non stava bene: la prima era Costantina, sorella dei fratelli e un tempo sposata ad Annibaliano, uno dei cugini di Costanzo II che aveva fatto una brutta fine. Costantina, dovete sapere, era un tipo ambizioso: aveva assaporato il titolo altisonante e un po’ inutile del marito “Re dei Re e signore delle genti pontiche” e aveva già sognato il suo futuro da regina. Ora si ritrovava senza marito – va bene, quello poco male – ma soprattutto senza corona. Fate un bel saluto alla principessa Costantina, la ritroveremo presto nella storia.

L’altro a non essere contento fu proprio il fratello maggiore, Costantino II, che probabilmente si accorse un po’ troppo tardi che la sua parte dell’impero non includeva né Roma, né Costantinopoli, né i motori economici dell’impero ovvero l’africa, l’Egitto, l’asia minore e la Siria. No, si era ritrovato solo con una massa di ex barbari romanizzati da governare. Chiese quindi in modo imperioso al suo fratellino Costante di dargli quanto prima l’Africa. Almeno quella. Costante disse qualcosa del tipo “No caro, mi spiace, gli accordi sono accordi” al che il fratellone probabilmente rispose “sono il tuo guardiano legale e devi fare come ti dico”. Insomma, fu un tira e molla tra fratelli nel quale Costanzo II, a suo credito, cercò anche di mediare. Alla fine Costantino II decise di passare dalle parole ai fatti e nel 340 dopo cristo, a 3 anni dalla morte di Costantino, invase l’Italia con il suo esercito.

Ma se vi aspettate un’altra interminabile guerra civile potete rilassarvi: la cosa finì piuttosto presto perché Costantino fu sorpreso in una imboscata e ucciso dai soldati di Costante. Il suo corpo fu gettato in un fiume e questa fu la fine di Costantino II, un ragazzo che dal padre probabilmente aveva ereditato solo il nome.

Restavano Costanzo II e Costante, che si divisero l’impero in due: al solito, occidente a Costante e oriente a Costanzo II. I due riuscirono a non farsi la guerra né uccidersi l’un l’altro per ben 13 anni, segnando il record della dinastia Costantiniana. Ma questo non vuol dire che non ebbero dissensi.

Uno dei disaccordi più evidenti aveva natura religiosa: Costante e l’Occidente seguivano infatti le dottrine del concilio di Nicea, quella che abbiamo definito come ortodossia. Mentre – e questo penso sarà una sorpresa per voi – Costanzo II era ariano, come una parte importante del gregge orientale. Ma come avevano potuto gli ariani a tornare al centro della politica imperiale nonostante la pesante sconfitta a Nicea e il terribile anatema di cui abbiamo parlato? Come era riusciti ad avere l’appoggio addirittura di uno dei due Augusti? Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro.

Si tratta in gran parte del lavoro instancabile del vero capo del partito ariano, ovvero Eusebio di Cesarea, che aveva l’orecchio di Costantino e che era riuscito a rientrare nelle sue grazie. Costantino nei suoi ultimi anni aveva virato gentilmente verso gli ariani. Ricorderete che alla fine della sua vita si era fatto battezzare proprio dal nostro Eusebio di Cesarea. Sul finire del suo regno Costantino aveva perfino esiliato dal suo seggio episcopale Atanasio di Alessandria. Atanasio era uno dei vescovi a capo del partito Niceo e patriarca di Alessandria d’Egitto, nella chiesa del tempo era probabilmente più potente del vescovo di Roma. Nella chiesa antica, come detto, c’erano 3 patriarcati principali: Roma, Alessandria e Antiochia. Il patriarca di Antiochia era già ariano, la conquista del patriarcato di Alessandria lasciava solo Roma nelle mani degli ortodossi niceni.

Atanasio è una figura interessante: fu un importante teologo tanto da essere considerato un Dottore della Chiesa, un ottimo oratore, un politico scaltro e probabilmente una persona assolutamente insopportabile. Si fece nemici in tutte le corti e la sua rigidità e abrasività lo portarono ad essere esiliato ben cinque volte dal suo gregge di Alessandria.

Comunque sia Costante fece sua la causa di Attanasio, d’altronde i suoi sudditi occidentali erano in larghissima parte niceni. Un concilio fu indetto a Sardica nella moderna Bulgaria. I dibattiti sfociarono presto in alterchi talmente violenti che i vescovi di tendenza ariana si ritirarono in un sinodo parallelo a Filippopoli, non distante da Sardica. Costante giunse a minacciare il fratello Costanzo di intervenire con la forza delle armi se il vescovo di Alessandria non fosse stato reintegrato nella sua sede. Qui vediamo come rapidamente la politica interna della chiesa, a pochi anni da Ponte Milvio, sia già entrata a far parte in modo integrante del gioco politico imperiale, fino al massimo livello, ovvero il contrasto tra due augusti ognuno con la sua fazione favorita dentro la chiesa. Ma Costanzo – che sapeva essere spietato ma era anche pragmatico – non rischiò una guerra civile e fratricida per un principio religioso, e accettò una riconciliazione, invitando Atanasio a riprendere possesso della sua sede. Atanasio poté rientrare ad Alessandria nel 346, dopo un viaggio trionfale.

Sempre in campo religioso Costante e Costanzo proibirono i sacrifici pagani e la pratica della magia ma d’altro canto promulgarono insieme una legge contro la distruzione dei templi pagani, sintomo che tale distruzione era già allegramente in corso: i templi pagani furono in questi decenni regolarmente saccheggiati, poi vandalizzati e infine spesso convertiti in chiese.

Costante, il sovrano in occidente, era però anche un imperatore poco amato, sia dal popolo che dall’esercito. In particolare gli si contestavano i gusti sessuali – Costante era apertamente omosessuale. Inoltre aveva costituito una unità speciale di arcieri come guardia personale e pare che la stimasse al di sopra di ogni altro soldato. Ma ogni altro soldato era piuttosto irritato della cosa. L’impopolarità di Costante arrivò ad un punto di ebollizione nel 350, quando scoppiò una rivolta:  Costante fu dichiarato decaduto, fu giustiziato e al suo posto fu proclamato augusto Magnenzio, un carismatico comandante militare di origini franche e celtiche. Costante era stato Augusto dell’impero d’occidente per 13 anni.

Non è questo il luogo per ricostruire ogni dettaglio della successiva guerra civile tra Costanzo e Magnenzio: Basti dire che Costanzo II, pur non avendo alcun amore per il fratello, non poteva accettare che un usurpatore parvenu rubasse il trono che spettava ai discendenti di Costantino. In questo quadro confuso intervenne Costantina – ricordate l’ambiziosa sorella di Costanzo?  – che chiese al suo nuovo marito Vetranione – il comandante delle truppe stanziate in Illiria – di proclamarsi augusto per contrastare l’usurpatore e proteggere la sua famiglia. Cerchiamo di capire come mai: Costanzo era in oriente, al comando dell’esercito sulla frontiera con i persiani. I reggimenti occidentali ubbidivano a Magnenzio, quelli della frontiera danubiana erano in mezzo e avrebbero potuto dichiararsi per l’uno o per l’altro ma grazie a Costantina si dichiararono per Vetranione, un imperatore “locale” a cui era più facile ubbidire del lontano Magnenzio.

Costanzo appena poté si liberò dalla guerra con l’Iran che continuava intermittente con alti e bassi e senza scontri decisivi, prese il nerbo delle sue truppe e marciò verso occidente. Prima di scontrarsi con Magnenzio arrivò da sua sorella e cognato in Illiria e Vetranione fece pubblico atto di rinuncia alla porpora imperiale e si ritirò dalla vita pubblica mentre i soldati illirici dichiararono fedeltà a Costanzo. Tutta la messinscena era stata chiaramente organizzata da Costantina. Complimenti altezza, è la seconda volta che devi rinunciare al diadema imperiale.

Risolto il problema delle legioni illiriche Costanzo decise di sistemare la sua retrovia prima di marciare contro Magnenzio. La questione della frontiera con l’Iran era infatti un problema irrisolto: i persiani non avevano mai accettato la perdita della Mesopotamia settentrionale e delle regioni di frontiera impostegli dal trattato con Diocleziano, si può dire che la Mesopotamia fosse la loro Alsazia-Lorena, se conoscete la storia dei conflitti tra Francia e Germania. Costantino aveva riavviato gli scontri dopo una lunga pace e ora il conflitto continuava a fasi intermittenti. Costanzo sapeva che solo un comandante con la dignità imperiale presente sulla frontiera avrebbe garantito che i persiani restassero tranquilli mentre lui sistemava l’usurpatore occidentale.

Costantina era sempre a caccia di un diadema imperiale e doveva essere ricompensata per l’affare Vetranione. Credo che fu proprio il suo consiglio a convincere Costanzo a elevare al rango di Cesare suo cugino Gallo, ricordate uno dei bambini scampati alla strage dei principi?  Gallo aveva oramai 25 anni e ovviamente finì sposato a sua maestà imperiale Costantina, figlia di Costantino, vedova inconsolabile di un Re dei Re e divorziata da un imperatore autoproclamato. Una volta nominato Cesare, Gallo fu spedito con la sua amorevole moglie a Antiochia in Siria, ad assicurarsi che i persiani restassero tranquilli.   

Sistemata questa faccenda, Costanzo marciò verso occidente e si scontrò con Magnenzio il 28 settembre del 351 dopo cristo a Mursa Maggiore in quella che è considerata una delle battaglie più sanguinose della storia romana, perirono infatti a quanto pare più di 50 mila romani da ambo le parti, soldati esperti e di prima classe che fu difficile per l’impero sostituire. L’impero di Costantino aveva sconfitto tutti i popoli confinanti senza neanche sudare troppo. A partire dalla guerra civile di Costanzo e Magnenzio tutto si fece più difficile, credo proprio perché la consistenza e la qualità delle truppe iniziarono a declinare dopo il bagno di sangue di Mursa Maggiore.

Comunque a Mursa Maggiore Magnenzio fu sconfitto, grazie al tradimento di uno dei principali alleati di Magnenzio, un certo Claudio Silvano, il comandante della cavalleria. Magnenzio dovette ritirarsi in Italia da dove fu scacciato nel 352 dopo cristo. Si rifugiò quindi in Gallia e lì fu sconfitto di nuovo da Costanzo nel 353. Magnenzio capì che era finita, aveva tentato la strada della gloria ma aveva fallito e si suicidò. Costanzo II, come il padre, dopo una serie di conflitti e intrighi era solo al comando dell’impero.

Costanzo ereditò però una situazione difficile: la guerra civile aveva sguarnito inevitabilmente le frontiere occidentali e i soldati richiamati da Magnenzio per combattere la guerra civile erano spesso morti o non erano mai tornati. Radio-frontiera aveva immediatamente informato le confederazioni germaniche al confine e Alemanni e Franchi avevano preso a razziare i confini e perfino a stabilirsi al loro interno: un carneade che era stato fatto cesare da Magnenzio era stato sconfitto da un esercito di Alamanni. La situazione in Gallia era particolarmente difficile.

In oriente invece le cose non stavano andando molto bene per Gallo che era in continuo conflitto con alcuni suoi teorici subordinati che erano però stati nominati dal cugino Costanzo II, con l’indubbio compito di vegliare sul Cesare d’oriente e assicurarsi che non si montasse troppo la testa. In più Gallo si era inimicata la potente classe senatoriale di Antiochia. La classe senatoria era sostanzialmente la classe dei grandi proprietari terrieri dell’impero e comandava un potere enorme sui destini dell’impero, come spero di spiegare in un futuro episodio.

Come aveva fatto Gallo a inimicarsi i potenti di Antiochia? Gallo aveva accusato alcuni senatori di speculare sul prezzo del grano in un periodo di carestia, credo nel tentativo di ingraziarsi le classi popolari che più pagavano il prezzo della carestia. Va detto che le accuse non erano a quanto pare del tutto prive di sostanza. I poveri di Antiochia linciarono alcuni degli accusati e i loro colleghi plutocrati fecero causa comune contro Gallo, che passò gli ultimi anni del suo breve regno ad evitare tentativi di assassinio, a reprimere rivolte e condannare importanti membri della corte a morte, secondo Ammiano Marcellino spesso su istigazione della moglie Costantina.

Alla fine suo cugino, nel 354 dopo cristo, lo richiamò alla corte di Milano per rendere conto delle sue azioni. Gallo era probabilmente al corrente che un invito del paranoico e spietato Costanzo II fosse una mezza condanna a morte e mandò avanti la nostra cara amica Costantina, moglie di 3 imperatori e sorella di Costanzo II, per parlamentare ed intercedere per lui. Ahimè la fortuna non arrideva a Gallo e l’augusta Costantina morì nel viaggio verso Milano, all’età di 36 anni. Grazie a quello che ho letto mi sono fatto l’impressione che Costantina fosse un animale politica per nulla da meno dei suoi fratelli. Ammiano Marcellino, il grande storico-soldato la cui opera è fonte principale per tutto questo periodo storico, ci ha lasciato un celebre ritratto dell’Augusta Costantina: “Una sorta di Megera, seduttrice assidua di uomini violenti, desiderosa di sangue umano”. Dopo un tale ritratto vi stupirà sapere che Costantina è venerata dalla chiesa come santa. Il suo mausoleo è all’interno del complesso di Sant’Agnese sulla via Nomentana a Roma e con il tempo fu trasformato in basilica, la basilica di Santa Costanza (nome ecclesiastico di Costantina). Non so cosa abbia fatto davvero Costantina per meritarsi la dignità di santa, visto la vita tutt’altro che irreprensibile, ma sospetto abbia qualcosa a che fare con la sua generosità nei confronti della chiesa. Si legge infatti dentro la chiesa di Sant’Agnese “Io Costantina, venerando Dio e consacrata a Cristo, avendo devotamente provveduto a tutte le spese con considerevole ispirazione divina e l’aiuto di Cristo ho dedicato questo tempio alla vittoriosa vergine Agnese”. Lo so, non è una storia fondamentale ma ho iniziato la Storia d’Italia anche per raccontarvi episodi come questo, dove l’eco di persone del nostro lontano passato è ancora testimoniato nelle pietre delle nostre città.

Saputo della morte di Costantina Gallo si sentì oramai spacciato, ma non avendo scelta e tranquillizzato da varie missive di Costanzo decise di mettersi in viaggio per Milano. Lungo la strada fu però ovviamente arrestato dai soldati di Costanzo e portato a Pola, dove era morto Crispo. Non un buon segno. Gallo cercò di scusarsi dando la colpa di quanto accaduto in oriente a Costantina, cosa che mandò su tutte le furie Costanzo II. Questo insolente di cugino aveva l’ardire di accusare la sua morta, adorabile e futura beata sorella. Diede quindi ordine di ucciderlo, in un accesso di rabbia. Calmatosi, fece inviare un corriere per annullare l’ordine che era già partito con un altro corriere per Pola. Ma il secondo corriere arrivò troppo tardi e Gallo fu giustiziato.

Costanzo II ce l’aveva fatta, aveva fatto fuori quasi tutti i suoi parenti. Ma il suo problema – quello di dover governare da solo un impero che aveva oramai chiaramente bisogno di più imperatori, restava. Costanzo II aveva in particolare un grosso grattacapo in Gallia, dove la situazione andava di male in peggio. Le guerre civili e anche ulteriori usurpazioni avevano fortemente indebolito le difese della frontiera renana e i problemi si erano aggravati: Franchi e Alemanni superavano le frontiere conquistando una ad una le piazzeforti romane. Andava fatto qualcosa. Inoltre Shapur dava segni di volere ricominciare la guerra e Costanzo sapeva che in questo caso sarebbe dovuto andare in oriente personalmente e avrebbe avuto bisogno di un supporto in occidente.

Quello di cui aveva bisogno era un collega con il rango di Cesare per affidargli parte delle sue responsabilità.  Non poteva certo fidarsi di un generale che non facesse parte della famiglia, sapeva che si sarebbe ribellato alla prima occasione. Bè non si fidava neanche dei parenti, ma il governo dell’impero spettava ai discendenti di Costantino, su questo Costanzo era chiaro. Sua moglie allora gli consigliò una soluzione che pareva assurda a prima vista: elevare a rango di Cesare il suo ultimo cuginetto, un ragazzo con la testa tra i libri e senza alcuna esperienza politica o militare, insomma il candidato perfetto: avrebbe avuto la legittimità a governare donatagli dal sangue: suo nonno era infatti Costanzo Cloro e Costantino era suo zio. Allo stesso tempo non avrebbe avuto probabilmente le capacità politiche e militari per porre alcun rischio nei confronti di Costanzo, da topo di biblioteca quale era. E nel prossimo episodio faremo di tutto per introdurlo nel migliore dei modi.

Grazie mille per aver letto questo episodio! Se vi interessa questo post vi invito a seguire il podcast e magari cliccare su subscribe, in modo da non perdervi i prossimi episodi. Se volete dare una mano al podcast e aiutarne la diffusione, vi chiederei di lasciare una recensione sul mezzo che utilizzate per l’ascolto, come I Tunes, Spotify o Google podcast. Come sempre mi trovate anche su facebook, alla pagina “storia d’Italia”, su twitter e su Instagram. Il suggerimento di questa settimana: vi consiglierei di andare su YouTube e cercare lo youtuber “Historia Civilis”. È in inglese ma non c’è un’analisi migliore e più approfondita su YouTube del periodo che non ho coperto, ovvero le guerre civili romane e il passaggio all’impero. Al prossimo episodio.

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