Episodio 2, La Nuova Roma

Salute e salve! Benvenuti alla storia d’Italia.

Dove eravamo rimasti?  Costantino ha trionfato a Ponte Milvio e ha portato la sua religione al centro dello stato Romano. In questo episodio vedremo cosa farà Costantino con il supremo potere accumulato nelle sue mani. Ho diviso questo episodio in 3 parti, la prima parlerà di come Costantino finì per impadronirsi di tutto l’impero, per farlo dovrà sconfiggere il suo ultimo nemico, suo cognato Licinio e poi sistemare un po’ di affari di famiglia. La seconda parte affronta l’arcana ma fondamentale svolta della storia cristiana che avviene sotto il regno di Costantino. Un nuovo impero cristiano avrà però bisogno di una nuova capitale e nella terza parte Costantino dimostrerà di avere in mente il luogo perfetto.

Episodio 2: la Nuova Roma

Costantino era oramai imperatore unico dell’occidente e suo cognato Licinio non tardò a liberarsi di Massimino Daia, il suo rivale ad oriente. Rimasero quindi solo loro due, cognati e rivali come i loro due illustri predecessori, Antonio e Ottaviano. E proprio come i due triumviri, Costantino e Licinio erano destinati a sfidarsi, solo…non subito. Ci vorranno anni perché il dramma si concluda.

Nel decennio circa che separa la battaglia di Ponte Milvio da quella di Crisopoli, della quale parleremo tra poco, Costantino e Licinio prima sembrarono mantenere una buona collaborazione, come nella stesura dell’editto di Milano, ma presto emersero differenze. Costantino aveva voluto ricreare il titolo di Cesare, forse perché voleva che il titolo passasse al suo primogenito Crispo. Eppure, il Cesare “proposto” da lui per l’oriente fu accusato da Costantino di essere in lega con Licinio per ucciderlo. Da allora le relazioni si raffreddarono molto, fino a quando si scaldarono un bel po’, ma nel modo sbagliato, e sfociarono in guerra aperta. Licinio e Costantino si affrontarono in una guerra nel 316-317 dopo cristo, guerra nella quale Costantino vinse tutte le battaglie principali ma che Licinio riuscì a non perdere completamente grazie ad un errore tattico di Costantino, che si fece tagliare fuori dai rifornimenti e dalla sua base di operazioni in occidente. Nel trattato seguente Costantino ottenne le province europee di Licinio – meno la Tracia – e con esse le fondamentali legioni danubiane. Costantino fu inoltre riconosciuto come l’augusto “senior” e superiore tra i due mentre Licinio ottenne bè, di non avere la testa separata dal corpo. Ma Licinio era destinato alla fine a perdere tutto e l’accordo con il quale il suo potere fu diminuito penso che suggellò la faccenda, da quel momento in poi fu solo una questione di tempo.

Ma prima di arrivare allo scontro finale tra i nostri due cognati parliamo un po’ della famiglia di Costantino. Sarà un po’ tedioso, ma è importante, fidatevi, per il prosieguo della narrazione.

La madre di Costantino era ancora in vita, e lo rimase a lungo. Si tratta della celeberrima Elena, si proprio lei, Sant’Elena che fu la prima vera pellegrina in terra santa. Elena era di estrazione molto umile, pare figlia di un oste. Non è chiaro se fu mai la vera sposa di Costanzo Cloro, che finì per risposarsi con un’altra donna, Teodora. Quel che è certo è che Costantino – che vide spesso il padre come una figura lontana – amò profondamente sua madre che fu quasi sicuramente anche la fonte del suo Cristianesimo.  Come detto, sarà proprio Elena a visitare in un celeberrimo pellegrinaggio la terra santa identificando – per quanto possibile a 300 anni di distanza – per la prima volta i siti del martirio e deposizione di Gesù. In una scena sempre commovente del ciclo di affreschi di Piero della Francesca ad Arezzo, dedicato alla leggenda della vera croce. Ricordate? Bè nel ciclo di affreschi è lei, ovviamente, a scoprire la vera croce, secondo la tradizione sepolta nella terra sotto un tempio pagano costruito sul sito della tomba di Gesù. Ovviamente non sappiamo davvero se fosse la croce originaria, ma comunque sia la Vera Croce, come fu conosciuta da allora in poi, divenne immediatamente un simbolo potentissimo dei cristiani. E da allora ebbe una storia piuttosto interessante, fate una ricerca su Google, non ve ne pentirete.

Ma torniamo a Costantino. Questi aveva avuto un figlio di primo letto, il Crispo di cui ho già parlato, da una donna umile che Costantino conobbe quando il nostro era ancora un signor nessuno. Ma con il padre divenuto Tetrarca Costantino aveva pensato bene di risposarsi con una delle figlie dell’augusto Massimiano – ricordate il telespalla bob di Diocleziano? Da lei aveva avuto 3 figli, destinati a diventare tutti e 3 imperatori: Costantino, Costanzo e Costante. No, non è una barzelletta. La sorellastra di Costantino – che ovviamente si chiama Costanza, perché non poteva chiamarsi altrimenti, aveva invece sposato Licinio, il cognato-rivale di Costantino. Chiaro? Bè io ci ho provato.

Negli anni di pace con Licinio, Costantino inviò il suo primogenito Crispo a tenere a bada la frontiera renana, sempre minacciata dai Franchi e dagli Alemanni. Crispo si distinse chiaramente, vincendo una serie di battaglie e dimostrandosi degno delle capacità marziali padre. Era chiaro che Crispo fosse destinato a succedere al padre. Inserite mentalmente una musica lugubre a questo punto, le cose non andranno proprio così.     

Licinio nel frattempo decise di abbandonare l’editto di Milano di cui ho parlato la settimana scorsa, forse perché era giunto a considerare la chiesa cristiana come il braccio armato del potere di Costantino, e credo non a torto. Licinio si decise quindi a lanciare di nuovo un regime di persecuzione, uno degli ultimi che dovettero sopportare i Cristiani, prima di restituire il favore ai pagani.

Finalmente nel 324 dopo cristo, dopo anni di pace, Costantino si senti pronto a sfidare il suo rivale orientale. Usò come casus belli il comportamento di Licinio con i cristiani. Certamente una buona scusa per il politico Costantino che si allineava comunque con quella che doveva essere una buona ragione agli occhi del primo imperatore Cristiano.

Costantino marciò contro Licinio alla testa di un’immensa armata di romani e barbari, soprattutto i suoi amati franchi e lo stesso fece suo cognato: è prova di quanto fosse rinvigorito l’impero dai tempi della crisi del terzo secolo che entrambi poterono concentrarsi sulla guerra civile senza avere nessuna paura di un’invasione di Germani o Persiani. I Romani, chiaramente, erano tornati ad essere rispettati e temuti da entrambi.  I due eserciti si incontrarono ad Adrianopoli in Tracia – moderna Bulgaria. Ricordatevi di Adrianopoli, non è certamente questa la battaglia più importante combattuta nelle sue vicinanze. Costantino aveva oramai adottato il suo Labarum – lo stendardo con il simbolo cristiano del Chi-Ro – e a quanto pare Licinio ne aveva un timore tra il reverenziale e il superstizioso. Forse fu solo fortuna, o forse Dio davvero era dalla parte di Costantino, ma Licinio fu sconfitto e si ritirò attraversando l’Ellesponto – gli attuali stretti dei Dardanelli – passando in Anatolia. Immagino che il suo calcolo fosse: ho di gran lunga la più grande flotta tra i due, quindi posso ritirarmi in oriente e impedire il passaggio alle legioni occidentali, questo mi darà il tempo di riorganizzarmi e magari passare alla controffensiva.

Povero illuso, Licinio non aveva fatto i conti con il genio militare del figlio di Costantino, Crispo. Questi comandò infatti la flotta Costantiniana negli stretti dei Dardanelli e – un po’ come successo ai Greci a Salamina – sfruttò il poco spazio a suo vantaggio, visto che la più grande flotta di Licinio non aveva spazio per manovrare. La battaglia fu vinta da Crispo e poi il resto della flotta di Licinio, per buona misura, fu distrutta da una tempesta. Ecco, a questo punto forse anche io, al posto di Licinio, avrei iniziato a credere che ci fosse un qualche Dio a dare una chiara mano al suo cognato rivale.

Licinio fu sconfitto ancora a Crisopoli, in Asia Minore, e finalmente si arrese a Costantino che gli risparmiò la vita, salvo poi cambiare idea e giustiziare lui e la sua famiglia, compreso suo nipote Liciniano che era stato co-augusto con il padre Licinio. Tenere in vita degli imperatori passati era considerato allora come un’attività che nuoce gravemente alla salute dell’imperatore regnante.

Ma vorrei chiudere questa sezione cercando di chiudere quanto possibile il cerchio dell’allegra famiglia di Costantino, a partire da cosa accadde a Crispo, l’erede apparente del primo imperatore cristiano di Roma. Crispo, come abbiamo visto, aveva la stoffa per succedere a Costantino mentre lo stesso non si può dire a quel tempo dei suoi fratellastri – che ricordiamo si chiamavano Costantino, Costanzo e Costante, e lo ricordiamo perché ci piacciono gli scioglilingua.

Ma qualcuno di voi si chiederà, forse: tutto questo mi sembra strano, non ricordo nessun imperatore Crispo. Il fatto è che Costantino, nel 326 dopo Cristo, per ragioni mai spiegate, fece imprigionare e rapidamente condannò a morte suo figlio. Quel che è ancora più inspiegabile è che di lì a poco Costantino fece anche condannare la moglie Fausta, matrigna di Crispo. Fausta ebbe una fine particolarmente truculenta, fu murata viva in una sauna che fu portata a temperatura letale. Entrambi ebbero una damnatio memoriae, ovvero nessun atto pubblico da lì in poi – e per quanto possibile retroattivamente – porta i loro nomi. Cosa che sembra voler dire che Costantino non li perdonò mai.

Ma di quale colpa imperdonabile e tremenda si erano macchiati figlio e matrigna? Qualcuno crede di un tentativo di assassinio di Costantino, ma semmai gli interessi di entrambi divergevano a riguardo, visto che Fausta avrebbe avuto interesse ad avere Crispo assassinato, per passare il trono ad uno dei suoi figli. Un altro sospetto è che si trattasse di un amore adultero. Questa versione – pur non verificabile in alcun modo – mi pare più probabile, per quanto sospetta visto che ha tutti i tratti del gossip che gli antichi amavano trasmettere. La verità non la sapremo mai, quel che è certo è che è interessante notare come il primo imperatore Cristiano di Roma si sia macchiato di due delitti talmente atroci.

Facciamo ora un passo indietro, torniamo ai tempi poco dopo l’editto di Milano, quando Costantino era solo augusto dell’occidente. Dobbiamo infatti capire l’evoluzione del suo rapporto con la chiesa.

Chiesa che, di fatto, ancora non esisteva: esistevano le chiese, le varie chiese perseguitate che si erano sviluppate nei secoli delle intermittenti persecuzioni pagane. Queste chiese non erano unite nella dottrina e c’erano molte versioni, paradossalmente, dell’unica fede. Fino a quando il Cristianesimo era una religione monoteistica perseguitata le differenze tra i vari credo locali era una preoccupazione relativamente minore, ma una volta che la Cristianità fu portata alla luce, anzi alla preminenza grazie al chiaro sostegno imperiale, iniziarono le dispute. Possiamo anche dire che da allora non sono ancora terminate.

La prima riguardò i Donatisti, una fazione che giudicava inaccettabile avere vescovi e altri membri del clero che si fossero macchiati di tradimento – o di collaborazionismo con le autorità pagane – durante le grandi persecuzioni tetrarchiche. Ovviamente la questione era anche una questione di potere: i vescovi stavano rapidamente diventando delle autorità politiche nel sistema imperiale, decidere chi fosse legittimo o meno era anche una decisione politica.

Furono i Donatisti a chiamare in causa l’imperatore, per dirimere la questione. Pare che si tratti del primo caso in cui l’autorità imperiale fu chiamata a intervenire su faccende ecclesiastiche. Per fortuna che da allora in poi Impero e Chiesa andarono sempre d’amore e d’accordo, come testimonia un millennio abbondante di litigi e perfino guerre tra i due.

Costantino affidò la questione al vescovo di Roma Milziade, che condannò i Donatisti. Ma questi non demorsero e fecero ancora appello a Costantino.

Ora dobbiamo capire che per Costantino la questione era vitale: a lui non interessava probabilmente in alcun modo se i Donatisti avessero ragione oppure no, Costantino aveva una visione politica della fede Cristiana: l’Impero Romano era uno, dio era uno, la fede doveva essere una, unica e unitaria. A decidere cosa fosse accettabile o meno, secondo la visione Costantiniana e direi tipicamente legalistico-romana, doveva essere una procedura legale, una sorta di processo civile. Alla fine della quale tutti, come in un tribunale, si sarebbero adeguati alla decisione. È una visione estremamente romana di una fede monoteistica, immersa nella cultura legale del diritto romano e nella cultura politico-religiosa di Roma, totalmente aliena al dogmatismo delle religioni monoteistiche. Costantino provò per tutta la vita a trovare una forma di compromesso, un credo unico che fosse accettabile a tutti o quasi i vescovi dell’impero.

Costantino convocò dunque un concilio ad Arles di tutti i vescovi dell’occidente – travalicando o più correttamente infischiandosene dell’autorità del vescovo di Roma. Il concilio deliberò diverse cose, tra le quali la condanna dei Donatisti. Ma i nostri donatisti, come in molti secoli a venire eretici e scismatici di ogni tipo, decisero che la salvezza delle loro anime fosse più importante di una decisione a maggioranza.

Il concilio di Arles però fu solo un antipasto di quello che è considerato il primo concilio ecumenico di tutta la chiesa, un concilio che finì per spezzare la chiesa ma le cui deliberazioni sono oggi accettate, paradossalmente, da ogni chiesa in ogni angolo della terra. Parliamo ovviamente del celeberrimo Concilio di Nicea.

L’origine del conflitto che porterà al concilio è da vedersi in Egitto. Nella Chiesa di Alessandria d’Egitto si era affermata la predicazione di Ario, un presbitero che affermava che Gesù fosse stato “adottato” da Dio come figlio, sostanzialmente negando o riducendo l’importanza dell’essenza divina di Cristo. L’arianesimo era una forma un po’ più rigidamente monoteistica di quella di quello che sarà presto il credo Niceano. Per Ario il rapporto tra Dio Padre e Gesù perdonate l’anacronismo, era più simile a quella tra Maometto e Allah nell’Islam. E si, diversi Teologi sono morti a questa mia affermazione, ma la Teologia è argomento troppo arcano per non prestarsi alla semplificazione.

Ario fu scomunicato, ma nonostante la scomunica, la sua dottrina continuò a fare proseliti, soprattutto in Oriente, trovando tra i sostenitori anche alcuni vescovi. Non riuscendo a frenare la diffusione delle idee di Ario, il patriarca Alessandro di Alessandria – facile da ricordare – chiese l’intervento di papa Silvestro. Ma prima che questi decidesse sul da farsi, Costantino aveva già convocato, per il 14 giugno del 325, tutti i vescovi della Chiesa cristiana ad un concilio a Nicea: si trattò del primo concilio ecumenico della storia, dove ecumenico vuol dire universale, o di tutta la chiesa.

L’assemblea degli oltre 300 vescovi e migliaia di diaconi e sacerdoti fu presieduta dal vescovo Osio di Cordova, mentre Costantino ne era il presidente onorario, notare come il papato ebbe un ruolo secondario in quello che fu il più importante concilio della storia. Il concilio fu sponsorizzato dal governo imperiale, che diede perfino l’autorizzazione ai vescovi di usare il sistema di trasporto governativo, il cursus publicus. Nicea fu scelta come sede perché sul mare, facilmente raggiungibile da tutti e a due passi dalla nuova sede di Costantino, di cui parleremo tra poco. I delegati vennero da tutto il mondo romano, dalla lontana Britannia, dalla Gallia, dall’Africa, l’oriente, l’Egitto. Ci furono anche legati papali. Tra i partecipanti ci furono giganti della dottrina, fu davvero la Woodstock della chiesa antica.

Non si può sottostimare l’importanza di Costantino, sia nel convocare il concilio, sia nel ruolo che ebbe – a più riprese – nell’indirizzarne gentilmente le deliberazioni. Nicea, sotto l’egida e la guida di Costantino, codifica il cristianesimo ortodosso e apre una nuova fase nella storia della chiesa. In questo, Costantino – imperatore, politico, cristiano anche se non ancora battezzato – fu più importante per la storia della chiesa, a mio avviso, di tutti i papi e i santi della storia. E credo che questa sia la ragione per la quale il suo ruolo fu spesso sminuito dai futuri papi.

Nel concilio fu sancita – dopo una lunga trattativa degna di un parlamento moderno – la condanna dell’arianesimo. Ma non è tutto: al concilio di Nicea furono prese decisioni fondamentali per il futuro della chiesa: quando celebrare la Pasqua, la decisione di considerare Roma, Alessandria e Antiochia come sedi di primati della chiesa, come ordinare i vescovi e soprattutto il credo di Nicea, ovvero la declinazione dei principi di base del credo cristiano. Sapete di cosa parlo, suvvia. Visto che lo sapete, ve lo declamerò in tutta la sua importanza qui, con giusto un paio di modifiche per renderlo più leggibile. è molto simile al credo attuale:

Noi crediamo in un solo Dio, Padre Onnipotente

creatore di tutte le cose visibili e invisibili

E in un solo Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, /

unigenito figlio del Padre

Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero,

generato, non creato, della stessa sostanza del Padre

mediante il quale tutto è stato creato,

ciò che è in cielo e ciò che è sulla terra

per noi uomini e per la nostra salvezza egli è disceso dal cielo,

si è incarnato, si è fatto uomo, ha sofferto,

è risuscitato il terzo giorno

è salito al cielo e verrà a giudicare i vivi e i morti.

Da millenni i cristiani declamano queste verità formulate, inizialmente, proprio per negare l’eresia di Ario, oltre a varie altre eresie accumulatesi in tre secoli di storia cristiana. Ogni singola parola ha una importanza chiave nel definire quella che da adesso in poi sarà chiamata la fede Ortodossa (da non confondere con gli ortodossi attuali, figli di uno scisma che avverrà tra sette secoli. La fede ortodossa – e per intenderci la chiesa cattolica fa parte di questa fede ortodossa – era la via declamata dal credo Niceano, chiunque non fosse d’accordo da questo momento poteva considerarsi fuori. E, nel caso non fossero stati chiari, i vescovi di Nicea inserirono il seguente dogma in calce (tagliato un po’):

Per quelli che dicono che “ci fu un tempo in cui il figlio non era” o che dichiarano che il Figlio è un’altra sostanza del padre, o che egli è creato o sottomesso al cambiamento o all’alterazione, la Chiesa cattolica e apostolica li colpisce di anatema.

E non si trattò di parole vaghe, l’imperatore – ricevuta la “sentenza” ecclesiastica del concilio – bandì dai territori dell’impero i vescovi ariani. Era stato creato il precedente: la chiesa condanna, l’autorità secolare esegue la condanna. Sotto l’inquisizione, tra più di un millennio, sarà ancora così.

Le persecuzioni però – immagino il vostro shock – non bastarono a debellare il movimento eretico in Oriente. Ora, l’Arianesimo avrebbe potuto fare la fine del Donatismo e diventare una curiosa variante locale egizia, perseguitata, del cristianesimo ortodosso imperiale. Ma non fu così, e la frattura della chiesa ebbe un impatto fondamentale sulla storia dell’impero e – come vedremo – in particolare dell’Italia. Questo perché l’arianesimo si diffuse, con il tempo, tra le popolazioni barbare al confine dell’impero. Mi sono sempre immaginato che, al di là delle ragioni pratiche e religiose, questa decisione fu anche politica: adottare il cristianesimo dell’impero sarebbe stato un modo per le nascenti nazioni germaniche di confine di mettersi sotto l’autorità della chiesa imperiale e quindi, neanche tanto indirettamente, degli imperatori di Roma. I romani ortodossi – perché l’ortodossia Nicea alla fine trionfò dentro l’impero – non riuscirono mai a percepire i barbari ariani come niente altro che alieni, con conseguenze che nefaste è dir poco. Ma di questo, parleremo altrove.

Costantino aveva praticamente sconfitto Licinio da circa cinque minuti quando decise di iniziare i lavori per la nuova capitale imperiale. Ma perché Costantino credette di avere bisogno di una nuova capitale? Come per tante altre scelte del nostro uomo, Costantino probabilmente prese la decisione per un misto di motivi pratici e religiosi. Da un punto di vista pratico Costantino sapeva benissimo che Roma – per essendo ancora di gran lunga la più grande città dell’impero, con quasi un milione di abitanti – fosse una città secondaria: Roma era troppo lontana da qualunque fronte principale – che fosse il Reno, il Danubio o la frontiera con i persiani.  In più Roma era abbastanza lontana dal mare per non essere rifornibile in caso di assedio via terra e troppo grande per essere difesa con efficacia. No Roma non andava bene di certo. In più, come quasi sempre con Costantino, c’era un risvolto religioso: Roma era sì la sede del primate e vescovo di Roma, quello che oramai tanti chiamavano il Papa – ma era ancora una città profondamente pagana, intrisa di simboli pagani, dove ogni angolo parlava della storia e dell’origine pagana dell’impero e dove una parte importante, probabilmente maggioritaria della popolazione professava ancora una forma o un’altra di paganesimo. Può sembrare strano a noi italiani, abituati a considerare Roma la città cristiana per eccellenza, ma per Costantino Roma era nata pagana, non poteva essere a pieno cristiana. Occorreva fondare – o meglio rifondare – una nuova città che lo fosse fin dalla nascita.

Costantino aveva probabilmente scelto la location della nuova capitale ben prima di impadronirsi dell’oriente. Parliamo ovviamente dell’antica colonia greca di Bisanzio. L’antica Bisanzio prendeva il nome, secondo la leggenda, dal mitico eroe Byzas, che consultò l’oracolo di Apollo a Delfi prima di imbarcarsi a colonizzare una nuova città. L’oracolo istruì Byzas di stabilirsi di fronte alla “terra dei ciechi”. Guidando un gruppo di coloni megaresi, Byzas trovò un luogo perfetto, di fronte alla già esistente colonia di Calcedonia. Stabilì quindi che i Calcedoni dovevano essere ciechi per non riconoscere i vantaggi di quella location e fondò Bisanzio. 

Bè se erano stati ciechi i Calcedoni, lo erano stati anche tanti dopo di loro. Bisanzio era rimasta una piccola città ma già con le difese limitate di cui possedeva era un luogo decisamente strategico e una importante fortezza. Ma cosa rendeva i Calcedoni ciechi, cosa aveva di speciale questo luogo?

Bisanzio era una città posta in una posizione che era e rimane una delle più strategiche al mondo: al crocevia dei traffici tra oriente e occidente, con accesso al mare del nord e ai grandi fiumi delle steppe euroasiatiche, vicina alla frontiera danubiana e non lontana da quella Siriana, posta a guardia dello stretto di mare che congiunge il mediterraneo al mar nero, in guisa quasi di fiume, ovvero il celeberrimo Bosforo: Bisanzio era un crocevia ideale per l’impero, facilmente raggiungibile via mare da ovunque ma a guardia di 2 dei 3 principali teatri di guerra. Ma c’è di più, Bisanzio è una città circondata da 3 lati dal mare, con sul lato settentrionale il formidabile porto naturale del Corno d’Oro, a est il Bosforo e a sud il Mar di Marmara. Sarebbe bastato costruire una possente e relativamente corta muraglia a chiudere il quarto lato e si sarebbe creato la fortezza imprendibile di Costantinopoli. Inoltre, assediare la città sarebbe stato difficilissimo: un attaccante avrebbe dovuto assediarla per terra e per mare e avere il vantaggio su entrambi i fronti: i due nemici principali dell’impero – Germani e Persiani – non avevano una flotta né pareva possibile l’avessero a breve e i Persiani si sarebbero trovati – anche una volta arrivati nei dintorni di Bisanzio – dal lato sbagliato del Bosforo. I Goti e i Germani, che potevano raggiungere Costantinopoli via terra, erano invece sprovvisti, da bravi barbari, delle macchine e capacità di assedio necessarie a prendere una città fortificata romana. Il lato europeo del bosforo era quindi il lato più sicuro in prospettiva.

Ma come si paragonava la location di Bisanzio alle altre capitali imperiali? Bè non c’era partita. Treviri e Sirmio erano troppo distanti dal resto dell’impero e non sul mediterraneo, Milano era assai meno difendibile di Bisanzio, Nicea o Nicomedia erano sul lato asiatico del bosforo e troppo distanti dalla frontiera danubiana.

Costantino, appena conquistato l’oriente, si mise subito all’opera per trasformare Bisanzio. L’opera colossale di ricostruzione vide un allargamento dell’area urbana da 200 a 700 ettari, la costruzione di nuove mura, di un nuovo porto nel Corno d’Oro e di un nuovo impianto urbano, con la creazione di nuovi edifici, templi, strutture pubbliche atti a fare della città la nuova Roma.

Perché è vero che l’Impero da tempo aveva molte capitali “de facto”: ma mai una città aveva avuto l’ambizione di sostituirsi davvero, anche da un punto di vista ideale, a Roma. Costantino invece fece di tutto per rendere la sua città la degna erede dell’eredità Romana, arrivando a cercare sette colli nel profilo della nuova città e ad imitare il leggendario rituale di fondazione di Roma.  

Molti storici imputano a questa scelta allo stesso tempo la responsabilità per il declino dell’occidente e considerano questa scelta una conseguenza di un processo già in corso. Eppure, c’è un dubbio che mi attanaglia: fino ad oggi l’oriente era stata sicuramente la più metà più importante dell’impero da un punto di vista strategico ed economico, essendo il terminal delle rotte carovaniere che attraversavano la via della seta e l’area più esposta all’unico potere statale in grado di rivaleggiare con Roma, I persiani. Ma nonostante questo era stata per 300 anni una base operativa perdente per qualunque generale romano durante una guerra civile. Pompeo, Marcantonio, i pretendenti dell’anno dei cinque imperatori, Licinio…tutti avevano perso contro i padroni dell’occidente romano. C’erano, credo, più città, e più fondi, in oriente ma migliori soldati in occidente. Siamo così sicuri che lo spostamento della capitale verso l’oriente fosse una necessità di rispondere ad un declino dell’occidente? Ne parleremo in un altro episodio più a fondo.

Ma nonostante questo non si può ignorare l’importanza della scelta di Bisanzio per il futuro della storia mondiale, ed è questo l’altro grande lascito di Costantino. La fortezza di Costantinopoli divenne rapidamente la ridotta ultima del potere imperiale romano, la città imprendibile dove il potere civile poté continuare a funzionare e rifugiarsi anche nei momenti più bui, qualcosa che mancò all’occidente. La scelta di una capitale orientale per tutto l’impero determinò anche il fato delle due metà dell’impero. Da ora in poi, per gli imperatori d’oriente il punto chiave sarà assicurarsi lo sviluppo, la ricchezza e la sicurezza di Costantinopoli. Quando, per salvare Costantinopoli, sarà necessario abbandonare il lontano occidente al suo destino…bene, vedremo cosa decideranno i futuri imperatori. Costantinopoli avrà anche una importanza fondamentale da un punto di vista religioso ed economico. Religioso: divenendo nel tempo il centro e il cuore della parte orientale della cristianità. Economico, essendo il più importante emporio dell’Eurasia e di gran lunga e a lungo – dopo l’eclissi di Roma – la più grande ed importante città al mondo.

Ovviamente la traslazione della capitale e del centro dell’impero ebbe un impatto sulla storia di tutta la penisola. L’Italia aveva perso progressivamente i suoi privilegi e vantaggi economici in quanto cuore dell’Impero Romano e nazione fondatrice. Caracalla aveva esteso la cittadinanza a tutti i cittadini liberi dell’impero e Diocleziano ne aveva modificato lo status. Gli italici si erano perfino dovuti rassegnare a pagare le tasse. Però fino a Costantino era rimasto il concetto che l’Italia fosse il centro ideale, pratico, economico e religioso dell’Impero.  Il trasferimento da Roma alla Nuova Roma è anche il segno della perdita di importanza di tutta la penisola.

Costantino è quindi una figura fondamentale per la Storia d’Italia: perché stabilizza la chiesa e codifica la religione e il credo che con il tempo si assocerà in modo indissolubile con l’identità degli abitanti della penisola e perché trasferirà di peso, sia da un punto di vista pratico che ideale, il centro dell’impero dall’Italia alle rive del Bosforo. Le conseguenze delle decisioni di messer Costantino il grande si sentono vivamente ancora oggi e per questo motivo il primo imperatore cristiano, con tutti i suoi difetti e i suoi crimini, merita di essere considerato come il gigante della storia che indiscutibilmente è. Per una volta, la fama è del tutto meritata.

Nel prossimo episodio saluteremo Costantino, non prima di aver parlato di qualche altro aspetto del suo lungo regno, e faremo una conoscenza un po’ più approfondita degli eredi del grande imperatore. Costantino, Costanzo e Costante saranno costretti a dividersi l’impero tra di loro e impiegheranno circa 5 minuti a iniziare a complottare per liberarsi dei fratelli. Ma alla fine l’impero sarà ereditato da l’ultimo della dinastia inaugurata da Costanzo Cloro. Un ragazzo intelligente, sensibile, coraggioso e con idee religiose decisamente diverse da quelle di zio Costantino. E per inciso, un mio eroe d’infanzia. Un certo Giuliano.

Grazie mille per la lettura di questo post! Se il blog vi interessa vi consiglierei di ascoltare il mio podcast! Vorrei informarvi inoltre che mi trovate anche su twitter, il mio account è proprio “storia d’Italia”, e su Facebook, alla pagina “storia d’Italia” @italiastoria. Scrivetemi anche direttamente a marcus.scaurus80@gmail.com con commenti e suggerimenti! Al prossimo episodio.

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