I Crociati utilizzarono un sistema drammaticamente efficace per terrorizzare la popolazione di Costantinopoli: l’incendio della loro amata città.

Nel corso degli eventi della Quarta crociata, nei durissimi mesi tra il primo e il secondo assedio di Costantinopoli, una gran parte della città andò a fuoco. Non fu un accidente del fato. In tutti e tre i casi, si trattò di una mossa deliberata da parte dei crociati.
Il primo incendio: le Blacherne
Il primo incendio fu conseguenza dell’assedio del 1203: durante l’assalto a Costantinopoli, gli unici che riuscirono a mettere piede sulle mura romane furono i Veneziani, mentre i crociati Franco-tedeschi furono respinti con dure perditi dalla guardia Variaga.
Questo pose un bel problema ai veneziani, che temevano un contrattacco romano (che poi non si vericò). Per evitarlo, decisero di appiccare un incendio alla regione prospiciente le mura che avevano appena conquistato, nella regione delle Blacherne, dove c’era uno dei due grandi palazzi imperiali della città.
L’incendio distrusse una vasta regione, e lambì più volte la collina del palazzo (nella costernazione del suo occupante, Alexios III), ma per fortuna non invase la zona imperiale. Decine di migliaia di Romani ebbero la casa distrutta e divennero profughi nella loro città. Realisticamente, ci furono anche molte vittime.
Il secondo incendio: il centro di Costantinopoli va a fuoco
Il secondo incendio è quello più devastante di tutti. Fu appiccato in circostanze poco chiare e fu una delle ragioni principali che portò alla rottura delle relazioni tra Crociati e Romani nel corso dello sfortunato regno di Alexios IV.
L’incendio fu probabilmente appiccato dai Crociati e Italiani che avevano assaltato una moschea della città. I musulmani furono difesi dai Romani, che a questa data ormai li apprezzavano molto di più dei “Latini” che dissanguavano e umiliavano il loro Impero. Nella confusione di attacchi e contrattacchi, qualcuno appiccò un incendio. Visto il comportamento precedente (e successivo) ritengo probabile che furono i Latini per coprirsi la ritirata (la loro base era attraverso il Corno d’Oro, a Galata). L’incendio, scoppiato sulle rive del Corno d’Oro, bruciò per giorni attraverso il cuore della città, devastandone un’intera sezione dal Corno d’Oro al Mar di Marmara. Bruciò e venne distrutto in particolare il più grande “Foro” della città, quello di Costantino. A lungo furono a richio acnche L’Hagia Sophia e il palazzo imperiale centrale, ma questi furono risparmiati. Ecco come narra l’incendio Niketas Choniates:
Le fiamme si estendevano da mare a mare tanto che la Città sembrava ormai separata da un grande abisso o da un fiume di fuoco che scorreva nel suo ventre. Ciò rendeva rischioso anche il ricongiungimento delle famiglie, a meno che non si attraversasse la città per mezzo delle barche. La maggior parte degli abitanti furono allora spogliati dei loro beni mentre le fiamme avviluppavano i tanti che venivano colti di sorpresa; anche coloro che avevano trasferito i propri beni in altri rifugi non riuscirono a recuperarli. L’incendio, seguendo un andamento tortuoso, muovendosi a zig-zag, diramandosi in più direzioni e ritornando al punto di partenza, distrusse qualunque cosa. Guai a me! Quanto spaventosa fu la perdita di quei magnifici, bellissimi palazzi, pieni di ogni diletto, ricolmi di ricchezze e da tutti invidiati!
Secondo Choniates, il fuoco era così alto e potente che si alzava ben al di sopra delle case e riuscì persino a bruciare una nave in mare, grazie alle scintille che riempivano l’aria. Geoffroy di Villehardouin, invece, ci narra l’orrore dei crociati che, alla vista dell’immane tragedia, compresero che non ci sarebbe più stata pace tra «Greci» e Latini:
Non saprei chi mise malignamente fuoco alla città, ma quel fuoco fu così grande e terribile che nessuno poteva né pensare di spegnerlo, né men che meno di ridurlo. Davanti a quello spettacolo, i baroni dell’esercito, che erano alloggiati dall’altro lato del Corno d’Oro, ne furono fortemente angosciati e provarono un’immensa pietà nel guardare quelle magnifiche strade preda delle fiamme, nel vedere crollare e affondare le grandi chiese e gli enormi palazzi; impossibile pensare a un più grande disastro. (…) Il fuoco durò sette giorni, senza che nessuno riuscisse a spegnerlo.
Quanto ai danni: l’argento e la ricchezza che furono distrutti non si possono contare, né il numero di donne e uomini che furono bruciati vivi.
Il terzo incendio e il secondo assedio
Quanto al terzo incendio, che devastò nuove aree tra le prime due, questo fu appiccato di nuovo dai Crociati dopo aver conquistato le mura nel giorno del secondo assalto a Costantinopoli, nell’aprile del 1204. Quando iniziò a calare la notte, per evitare che i Romani contrattaccassero, i Latini appiccarono un incendio sfruttando il vento prevalente, che soffiava in direzione della città. Anche in questo caso fu devastato un ampio tratto dei quartieri cittadini prospicienti il Corno d’Oro.
Nel complesso, almeno 100.000 persone persero la loro casa nei tre incendi. La maggior parte dei più ricchi palazzi della città andarono a fuoco nel secondo incendio, con un’incalcolabile perdita di ricchezze, oltre ad un numero molto alto di vittime. Gli incendi furono determinanti – soprattutto il secondo – nel portare le due parti ad una contrapposizione esistenziale. Il regime di Alexios IV fu abbattuto da una rivolta “nativista” da parte di Alexios V “Il sopracciglione”, che poi fu l’ultimo a tentare di difendere la città contro il secondo assalto a Costantinopoli.
Delle ferite mai più rimarginate
Costantinopoli non era nuova ad incendi, ma questi tre furono diversi dai precedenti casi, come ad esempio l’enorme incendio che devastò il centro della città in occasione della rivolta di Nika. A quell’epoca, i Romani ricostruirono la città, e ne approfittarono per realizzare il suo monumento più grande: l’Hagia Sophia
Dopo la caduta dell’Impero romano, il nuovo Impero “Latino” dei conquistatori non avrà mai i fondi e francamente perfino la manodopera per ricostruire. Il centro annerito della città rimase deserto e poi, con il tempo, fu sostituito da povere costruzioni, giardini e qualche piccolo monastero. La grande capitale imperiale che era Costantinopoli nel 1203 non tornerà più, e la città che verrà conquistata dai Turchi nel 1453 sarà solo un lontano ricordo di quella metropoli. Sarà ormai molto più simile alla Roma dell’Alto medioevo: una cittadina sparsa tra le rovine di un’antica, rovinata, grande città. Paradossalmente, Costantinopoli tornerà una grande metropoli solo dopo la conquista ottomana.
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