I principali passi alpini occidentali e centrali nel Medioevo, assieme al confine (in verde) tra il Regno longobardo e il regno dei Franchi, nell’ottavo secolo.

I passi occidentali più utilizzati erano il Grande San Bernardo, il Sempione e il Moncenisio. A quanto pare il Piccolo San Bernardo era caduto in disuso, anche il Monginevro non era molto utilizzato. In generale, Gran San Bernardo e Sempione erano i passi più comodi per congiungere i centri di potere dei Franchi (in Neustria e Austrasia) con l’Italia e Roma. I passi centrali (Gottardo, Spluga, San Bernardino) erano invece utilizzati per viaggiare verso la Germania, ma acquisiranno un’importanza cruciale solo dopo la divisione dell’Impero carolingio in Franchia occidentale e orientale (IX secolo).
Le principali differenze tra un confine “longobardo” con quello attuale tra Italia e Francia/Svizzera sono:
– Nizza faceva parte del regno Longobardo (fino al VII secolo territorio bizantino del ducato della Liguria marittima)
– La valle di Susa era parte del regno dei Franchi, che quindi controllavano sia il Monginevro e il Moncenisio. In teoria i Longobardi si difendevano alle chiuse di San Michele, nella bassa valle di Susa
– La valle d’Aosta faceva parte del regno dei Franchi, che quindi controllavano anche il Piccolo e il Gran San Bernardo (allora Mons Iovis). Ivrea era invece il primo ducato longobardo, con il compito di difendere la frontiera.
– Il Ticino era parte del regno longobardo e dipendente ecclesiasticamente da Como.
L’abbazia della Novalesa

L’abbazia della Novalesa, oggi in Piemonte, è stata una delle principali fondazioni di epoca carolingia, a guardia di uno dei principali passaggi che congiungeva il regno dei Franchi a quello dei Longobardi, il passo del Moncenisio.

Il Moncenisio era uno dei passaggi più importanti tra la Gallia e l’Italia, e ancora oggi nei dintorni si trova il valico del Frejus, utilizzato da treni e autostrada per congiungere Piemonte e Francia. Qui vicino, è in corso la realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione.
Novalesa, nell’ottavo secolo faceva parte del regno dei Franchi. La valle di Susa, infatti, era stata conquistata dai Franchi in seguito alle regolari incursioni longobarde in valle del Rodano nel VI secolo.
La storia dell’abbazia di Novalesa ha inizio il 30 gennaio 726, per mezzo dell’atto di fondazione di Abbo, conte franco di Susa e Saint-Jean-de-Maurienne (sul lato francese del Moncenisio). Lo scopo della nuova fondazione era un miglior controllo del valico del Moncenisio, oltre che fornire appoggio logistico ai messaggeri ed eserciti che usavano regolarmente il passo. Abbo sarà il primo governatore della Provenza per conto di Carlo Martello, una volta che questa regione sarà conquistata dal maggiordomo dei Franchi. Alla sua morte – nel 739 – lascerà tutti i suoi beni all’abbazia di Novalesa da lui fondata. Il testamento è custodito in originale a Grenoble, l’atto di fondazione della Novalesa è invece il più antico documento dell’archivio di stato di Torino, sempre in originale.
Perché la Novalesa fu fondata in quel luogo impervio? In questo periodo i monasteri avevano una precisa valenza strategica oltre che – comunque – spirituale. Novalesa è però il primo monastero del suo genere perché altri erano stati costruiti nelle Alpi lungo gli itinerari di attraversamento, ma per lo più in posizione agevole presso gli sbocchi vallivi. Al contrario, la Novalesa ebbe un carattere pionieristico, essendo il primo del genere a venire fondato internamente alle Alpi, al limite dell’area di popolamento umano e con un territorio di riferimento esclusivamente alpino.
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