Il Medioevo di Milano: i vertiginosi alti e bassi della ex capitale imperiale

 ~ Gianluigi Torchiani ~ 

Milano è riconosciuta come la città moderna per eccellenza dell’Italia, il suo cuore economico e culturale che è stato spesso anticipatore di tendenze che soltanto successivamente si sono diffuse nel resto del Paese. Questa concezione è talmente radicata che rischia di far passare in secondo piano la notevole storia di Milano, che vanta origini persino precedenti alla lunga dominazione romana. Questa sorta di amnesia collettiva, probabilmente, è legata anche a un dato oggettivo: le tracce del passato più antico del capoluogo lombardo – seppure esistenti – sono oggi molto meno visibili (e note) nel tessuto cittadino rispetto a quelle di tante altre città italiane. La colpa, se possiamo chiamarla tale, è delle alterne e tormentate vicende che hanno interessato il Medioevo del capoluogo lombardo – che proveremo di seguito a ripercorrere – che hanno portato alla scomparsa di buona parte delle strutture e degli edifici più antichi della città.

Milano capitale imperiale

Il punto di partenza di questo excursus non può che essere il 286 DC, quando Milano, a seguito delle riforme di Diocleziano, diventò capitale imperiale. Non appena Massimiano assunse al rango di Cesare e co-imperatore, scelse infatti come residenza principale della sua corte proprio Mediolanum, sino ad allora una città relativamente provinciale, ma che aveva il pregio di essere molto più vicina ai confini imperiali rispetto alla relativamente lontana Roma. E che, in buona sostanza, poteva permettere una molto più rapida mobilitazione dell’esercito imperiale in caso di invasione delle popolazioni barbariche. Il cambiamento istituzionale segnò profondamente il tessuto urbano della città, con la costruzione di molteplici edifici e monumenti degni del rango della nuova capitale. Proprio Milano negli anni successivi fu la sede di uno dei passaggi chiave del mondo tardoantico, ovvero il celebre editto di tolleranza di Costantino (313) nei confronti dei Cristiani. In questo periodo vivevano nella città circa 150.000 persone ed il IV° secolo è anche l’epoca del più celebre religioso della città, Sant’Ambrogio, da cui prenderà il nome il particolare rito ancora oggi utilizzato dalla Chiesa di Milano, ovvero il rito ambrosiano. Sotto il suo episcopato (374-397) Milano divenne un centro religioso di primaria importanza in occidente e la sua azione episcopale fu caratterizzata dalla lotta contro paganesimo e arianesimo..

Le invasioni barbariche e la guerra gotica

Ma poco dopo la morte di Ambrogio, l’epoca imperiale di Milano volse al termine. Le incursioni dei Goti di Alarico nel Nord Italia spinsero l’imperatore Onorio allo spostamento della sede imperiale nella più difendibile Ravenna già nel 402. Una perdita di status che fu estremamente rilevante per il capoluogo lombardo che, però, di lì a poco, dovette affrontare ben altre prove. La prima è legata a quello che è, senza dubbio, il più noto di tutti i capi barbari, ovvero il re degli Unni Attila: nel 452 l’armata unna penetrò in Italia passando da Trieste, per poi raggiungere Aquileia e Padova e poco dopo anche Milano. Secondo quanto riferiscono le fonti del tempo, la città non subì un vero e proprio assedio ma sì arrese al “Flagello di Dio” praticamente senza combattere, eppure subì comunque delle pesanti devastazioni. Nei decenni successivi, nonostante la caduta dell’impero romano d’Occidente , la dominazione ostrogota dell’Italia portò a una certa ripresa della città.  Ma la guerra gotica (535-539), ovvero la sanguinosa riconquista dell’Italia da parte dell’Impero Romano d’Oriente, investì in pieno Milano, segnandone le vicende nei secoli successivi. Come raccontato nell’episodio n° 71 di Storia d’Italia, nell’inverno del 537-538 il comandante Bizantino Belisario inviò nella città, su richiesta dei maggiorenti milanesi, una guarnigione di circa 1000 soldati. Che si ritrovarono però presto circondati dalle truppe gotiche del re Vitige, che diede vita a un lunghissimo assedio, che non fu mai spezzato anche per via del mancato arrivo dei rinforzi del generale bizantino Narsete, in lite con Belisario. Nei mesi successivi la situazione precipitò, tanto che, scrive Procopio «…quelli entro la città erano a tale ridotti per inopia di vittuaglia che molti non isdegnavano mangiar cani, sorci ed altri animali abborriti in prima per cibo dell’uomo». Alla fine, nel 539, la guarnigione imperiale si arrese e fu sostanzialmente risparmiata, mentre i milanesi sopravvissuti – sempre secondo Procopio – per il loro tradimento furono trucidati dai goti o ridotti in schiavitù e le stesse strutture cittadine subirono delle profonde devastazioni.

Milano longobarda

La successiva vittoria bizantina nella guerra non risollevò particolarmente Milano, profondamente spopolata, anche perché appena nel 569, la città, insieme a buona parte della Penisola, fu conquistata dai longobardi. A testimonianza della situazione di difficoltà, la capitale del nuovo Regno Longobardo fu stabilita nella vicina Pavia, mentre altri centri vicini, come Monza e Brescia, crebbero d’importanza. Di particolare rilevanza è che, in seguito all’invasione longobarda, la chiesa di Milano rimase in esilio per decenni a Genova, sotto la protezione imperiale. Ciò non significa che gli oltre due secoli di dominazione longobarda furono nefasti per Milano che, anzi, conobbe in questi secoli una progressiva ripresa, tanto che già nel 591 il re longobardo Agilulfo e la moglie Teodolinda stabilirono la propria residenza in città. Una testimonianza preziosa, anzi una delle poche scritte arrivate sino ai nostri giorni, è il Versum de Mediolano civitate, scritto intorno al 739, ovvero all’epoca del re Liutprando, che è caratterizzato anche da forte polemica anti-pavese, rivendicando dunque il primato della città per le sue origini antiche e non solo.  Nel testo, ad esempio, viene messo in luce come Milano possa vantare un numero di reliquie di grandi santi che non ha eguale nelle città vicine e di splendide chiese, a cominciare da S. Lorenzo, coi suoi ori e i suoi marmi. Ma l’autore ne mette in evidenza anche le grandezze civili (le spesse mura, le strade lastricate, l’acquedotto), tanto da affermare che la civitas ambrosiana non solo è «urbium regina», ma soprattutto è la madre di tutta la regione, la sola «que precipuo vocatur nomine metropolis».

 Insomma, seppure di parte, il Versum è testimonianza di una città che ha imboccato un percorso di crescita, destinato a rafforzarsi nella successiva età carolingia. Un simbolo di questo periodo è l’altare maggiore della basilica di Sant’Ambrogio, realizzato intorno all’anno 835 dall’orafo Vuolvinio: rivestito sui quattro lati da lastre in lamina d’oro e di argento dorato sbalzate, con inserti di smalti e pietre dure, è considerato come uno dei capolavori assoluti dell’oreficeria medievale europea.

La nascita della Milano comunale

Nei secoli a cavallo intorno all’anno mille Milano si conferma inoltre una delle “capitali” nella lavorazione dell’avorio, con placche destinate anche alla corte imperiale, mentre la combinazione fra oro, gemme, smalti raggiunse livelli di elevata raffinatezza. Da un punto di vista strettamente politico, lo sfaldamento del potere imperiale susseguente alla fine dell’epoca carolingia, portò Milano a conoscere un lento e progressivo sviluppo delle funzioni di governo degli arcivescovi locali, che, sin dalla metà del X° secolo, avevano di fatto una autorità paragonabile a quella dei più potenti principi della penisola. A partire dalla metà dell’XI° secolo il potere del clero ambrosiano inizia invece a essere contrastato dalla decisa influenza esercitata dai rappresentanti degli ordini cittadini, chiamati a coadiuvare l’arcivescovo nell’amministrazione della cosa pubblica. Inizialmente questo coinvolgimento riguardò soltanto il ceto dei capitanei, ovvero i nobili titolari di feudi, per poi allargarsi progressivamente anche valvassori e cives, svuotando così sempre di più le competenze vescovili nella gestione politica della città.
Intorno alla seconda metà del XII° secolo a Milano si era ormai pienamente affermata la magistratura del consolato, che venne sdoppiata nel consolato del comune, a cui era riservata la trattazione degli affari politici, amministrativi e penali, e nel consolato di giustizia, a cui venne affidata l’amministrazione della giustizia civile. Parallelamente al consolidato delle istituzioni comunali, Milano si fece promotrice di una vivace politica di espansione territoriale oltre che economica e militare. Tanto che nel corso del XII° secolo l’autorità del comune milanese si allargò non solo sugli abitanti del contado e dei borghi sottoposti alla diocesi ambrosiana, ma anche su altre città limitrofe come Lodi, Como, Pavia, Brescia, Cremona, rendendo di fatto Milano la più importante città del Nord Ovest, anche da un punto di vista economico e mercantile.

La lotta contro Federico Barbarossa

Occorre considerare che però de iure, Milano era pur sempre parte del Sacro romano impero e del Regno d’Italia, così come tutto il resto dell’Italia settentrionale e centrale. L’esistenza di Milano come comune autonomo dipendeva dal fatto che gli imperatori, ormai da secoli di base in Germania, non disponevano di una struttura statale, militare e finanziaria capace di imporre un controllo diretto del territorio alle lontane regioni italiane, che finirono così per governarsi da sè. Uno stato di fatto consolidato che l’imperatore Federico Barbarbarossa, in carica dal 1152, decise di cambiare, cercando di ottenere un maggiore controllo del territorio anche nella Penisola. Una pretesa che, invece, era respinta dalle istituzioni milanesi, ma l’imperatore, nel perseguimento di questa sua azione “assolutistica”, trovò l’appoggio di molti comuni lombardi, desiderosi di sottrarsi al predominio di Milano. Milano fu così assediata dalle forze nemiche per otto mesi, dal maggio 1161 al febbraio 1162, fin che si trovò costretta a capitolare per fame. Su pressione delle città lombarde, il Barborossa ordinò che Milano venisse incendiata, saccheggiata e distrutta quartiere per quartiere, a eccezione naturalmente delle chiese cittadine, con la cacciata di tutti gli abitanti. «[…] Finché poterono, i cittadini gli si opposero con vigore; ma la ca restia impietosa, compagna dei mali peggiori, che da sola, senza colpo ferire, basta a domare fra le mura delle rocche combattenti indomiti in guerra, impose infi ne che i nemici entrassero nelle mura. Costretti dalla mancanza di viveri, ottenuta la speranza che la città non venisse distrutta dall’imperatore – questo unanime i comandanti del suo esercito solennemente promettevano –, il primo marzo 1162 consegnarono se stessi e la città nelle mani di Dio e dell’imperatore. Ma lui rase al suolo l’altissimo muro di cinta e così pure le case, e per cinque interi anni caricò senza pietà le spalle dei cittadini di pesantissimi tributi […]» Questa la descrizione dei fatti, scritta a distanza di più di un secolo dagli eventi, che Bonvesin da la Riva fa nel suo De magnali bus Mediolani.

Negli anni successivi i milanesi ritornarono in città e riuscirono a coinvolgere altri comuni nella battaglia contro le forze imperiali che culminarono nella vittoriosa battaglia di Legnano del 1176. Le lotte contro il Barbarossa sono evocate dai bassorilievi romanici che un tempo ornavano Porta Romana e oggi si ammirano nei Musei del castello Sforzesco. La vittoria sancì l’autonomia di Milano dalle pretese imperiali e per i successivi secoli del Medioevo la città conoscerà una notevole fioritura architettonica e artistica, con l’evoluzione politica del libero comune nella formula del Ducato. Sempre nelle pagine del De magnali bus Mediolani, scritto negli ultimi anni del XIII° secolo, la popolazione complessiva di Milano alla fine del Duecento viene stimata in circa duecentomila abitanti, una stima basata sul numero totale dei consumatori di un bene di prima necessità come il grano. Una cifra che quindi includeva anche coloro che abitavano nella città, pur senza godere del riconoscimento della qualifica di cittadini. A quel tempo Milano era ormai un diventata centro all’avanguardia diverse produzioni manifatturiere di grande importanza (tessile, armi, carta, lavorazione dei metalli, preparazione della carta, ecc), grazie anche alla fitta rete di canali che fornivano l’energia idraulica necessaria per il funzionamento dei numerosissimi mulini e delle macchinari utilizzate dai laboratori industriali.

Bibliografia

  • Roberto Bellatosta: La vita economica a Milano e in Lombardia (secoli XI-XV)
  • Andrea Gamberini: Il Versum de Mediolano civitate e le origini  di re Liutprando. Una proposta di lettura
  • Pietro Silanos, Kai-Michael Springer La distruzione di Milano (1162), un luogo di memorie
  • Lombardia Beni culturali.it
  • Alessandro Barbero, podcast Chiedilo a Barbero, puntate 100 e 101
  • Danilo Degradi, Podcast “Storia di Milano dalle origini ai giorni nostri”
  • Marco Cappelli, Podcast e sito Storia D’Italia

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