Le vie dell’Italia Romana: la Cassia

Torniamo a parlare delle vie dell’italia romana, parlando questa volta di uno dei principali assi di comunicazione nord-sud della penisola, la via Cassia.

Spesso il tracciato di questa antica consolare romana è confuso con quello della moderna consolare, che però è in tratti molto diverso (la Cassia moderna passa per Siena, l’antica Cassia no). Questo – per quanto è stato possibile ricostruire grazie al lavoro degli archeologi – dovrebbe essere il tracciato della Cassia antica.

La Cassia fu costruita a fasi e ricalcava quasi certamente dei precedenti itinerari etruschi, a loro volta costruiti su uno degli assi principali di movimento degli uomini sin dai tempi della preistoria. Il tracciato, in basso, è in rosso. In blu l’Aurelia, in viola la via Clodia.

Non sappiamo quando fu iniziata la Cassia, e da chi: è probabile che la Repubblica iniziò a costruire un tracciato almeno fino a Clausium già dopo la vittoria contro gli Etruschi a Sentinum (295 a.C., la “Busta Gallorum” dove si combatterà otto secoli dopo la battaglia decisiva della guerra Gotica). Prese però il nome di un Cassio, che si occupò forse di sistemarla definitivamente o prolungarla. Non sappiamo però di quale Cassio si tratti: il più probabile è Gaio Cassio Longino (console 171 a.C.) ma ci sono anche Quinto Cassio Longino (console 164 a.C.)Lucio Cassio Longino Ravilla (console 127 a.C.), Gaio Cassio Longino (console 124 a.C.)Gaio Cassio Longino (console 96 a.C.).

Il tracciato ha origine a Ponte Milvio, dove condivide il tracciato per alcune miglia con la Via Clodia e Amerina. L’Amerina è probabilmente un tracciato più antico della Cassia, sul quale fu costruita la consolare romana, e fu realizzata dai Falisci, anche se il tratto tra Veio e il fiume Tevere era l’antica “via veientana”, costruita da questa grande rivale etrusca di Roma.

Ponte Milvio

Al sesto miglio da Ponte Milvio, ma sempre nel territorio della moderna città di Roma, la Cassia giunge a quella che oggi è chiamata (impropriamente) “Tomba di Nerone”, in realtà la tomba di Publio Vibio Mariano e di sua moglie Reginia Massima.

Qualche miglio dopo, la Cassia giunge alla stazione di Veios, riportata nella Tabula Peutingeriana , dove doveva essersi trovato il bivio per Veii e dove avviene anche la separazione con la Clodia.

La prossima stazione della posta imperiale (la Mansio) era Ad Vacanas, a 9 miglia da Veios, e questa stazione si trovava dove oggi è la valletta di Baccano, vicino al lago di Bracciano. Fino a qui, 21 miglia da Roma, la Via Cassia era basata sulla già citata America, un’antica via etrusca conducente in Umbria.

Posizione della Mansio “Ad Vacanas”, in basso immagine dell’area archeologica

Poco dopo Settevene vi era il bivio da cui la Via Amerina si dipartiva dalla Cassia proseguendo in parallelo alla Via Flaminia in direzione di Perugia. Questo tracciato – dopo la conquista dei Longobardi della Via Flaminia – divenne il principale asse di comunicazione tra Roma e Ravenna: fu allargato e fortificato (uno degli ultimi interventi sulla viabilità antica nella tarda antichità) e divenne il cosiddetto corridoio bizantino, la fragile via di comunicazione tra le due capitali dell’Italia bizantina.

Da questo punto la via procedeva verso l’antica Sutrium, la moderna Sutri: città di (probabile) origine etrusca che – dopo la conquista romana nel IV secolo a.C. – divenne il principale bastione per la difesa di Roma dagli attacchi provenienti da Nord. Sutri sarà anche la prima città “donata” al papato dal Re Longobardo Liutprando, nel 728, in quella che è considerata (abbastanza simbolicamente) come la data iniziale e simbolica dell’inizio del Patrimonio di San Pietro, lo Stato della Chiesa.

Necropoli di Sutri

Porta vecchia

Da Sutri a Chiusi

Dopo Sutri, la Cassia aggira il lago di Vico, uno dei laghi vulcanici del nord del Lazio (con Bracciano e Bolsena). Di qui punta a Vetralla, l’antica Forum Cassii che, come altri casi in Etruria, è un curioso caso di migrazione del centro abitato. L’antico centro abitato etrusco era infatti in collina, ma fu spostato dai Romani nel piano per poi tornare in collina con il peggiorare della situazione di sicurezza pubblica nella tarda antichità.

Da Vetralla la via procede verso Ferentium, un altro antico centro etrusco-romano oggi abbandonato. Ferento diede i natali all’effimero imperatore romano Otone, assieme alla moglie di Vespasiano da cui nacquero Tito e Domiziano.

Teatro romano di Ferentium

Dopo Ferento, la via Cassia raggiunge la moderna Montefiascone: qui si ha anche uno dei tratti meglio conservati del basolato medievale. Montefiascone ha origine medievale ed è affacciato sul lago di Bolsena, il più grande dei laghi vulcanici del Lazio settentrionale.

Bolsena deriva il suo nome da Volsinii, un’antica città etrusca (Velzna in etrusco) che sarebbe stata originariamente nei pressi di Orvieto, per poi essere spostata dai Romani in quella che oggi è la moderna Bolsena (Volsinii Novi al tempo dei Romani). Con l’insicurezza del V secolo, il centro abitato si sarebbe poi rispostato sul colle di Orvieto (Urbs Vetus…la vecchia città, per gli abitanti di “Volsinii Novi” romana)

Basolato della via Cassia

La successiva tappa principale è la citta di Chiusi. Qui la Cassia segue il fiume

L’etrusca Clevsin Camars, che divenne Clusium per i Romani, in Val di Chiana. Fra il VI e il IV secolo a.C. Clusium fu una grande potenza, una delle città principali della dodecapoli etrusca. Il suo ‘Lucumone” o re locale, Porsenna, conquistò probabilmente Roma dopo la cacciata del loro ultimo Re, ma non riuscì a dominarla.

Nell’87 a.C. Clusium divenne un importante municipio romano, con confini uguali all’estinta città-stato etrusca, e i suoi abitanti erano probabilmente e in buona misura stanziati, tra l’altro, nel fondovalle, lungo la consolare Cassia e il navigabile Clanis, paralleli e attigui. Il Clanis era un fiume importante: molte opere idrauliche di epoca romana lo avevano reso navigabile fino al Tevere, e a Roma, ma oggi il fiume è scoparso (più dettagli qui)

Chiusi era una città importante anche durante l’Impero e nell’alto medioevo: fu sede di uno dei due ducati longobardi della Tuscia (con Lucca) prima di declinare in ruolo ed importanza, a favore di Siena e Firenze.

Da Chiusi a Firenze / Fiesole

Clusium troviamo , i epoca imperiale, un bivio. A Destra la Cassia più antica puntava su Arezzo passando per Cortona, mentre Adriano fece costruira una nuova Cassia

Lungo la Cassia adrianea furono realizzate nuove mansiones, come quella nei pressi di Acquaviva (ad novas), a nove miglia da Clusium, indicata nella Tabula Peutingeriana, nel cui bivio si diramava a nord-ovest il tracciato per Sena Iulia (Siena). Nell’immagine in basso, la Cassia Nova – da Clusium – va a sinistra, mentre la vecchia punta su Cortona.

Dalla mansio ad novas la Cassia adrianea proseguiva in direzione Nord e, subito dopo, vi era un altro bivio, per tornare verso la Cassia Vetus e Arezzo o puntare direttamente su Firenze.

Anche Cortona e Arezzo sono delle importanti città etrusche, mentre sul Lago Trasimeno (sfiorato dalla Cassia Vetus) si combattè la famosa battaglia che contrappose Annibale al console Gaio Flaminio Nepote. Fu un disastro completo per le armi romane, eclissato solo dalla successiva battaglia di Canne.

Dopo Arezzo, la Cassia Vetus puntava originariamente per Fiesole (tracciato in rosso), seguendo un percorso collinare e accidentato, mentre la variante adrianea (non segnata) seguiva il percorso della moderna A1, in direzione di Firenze, lungo la ben più agevole Val d’Arno (sappiamo che da Firenze a Chiusi aveva un percorso di 50 miglia, molto più corto del tracciato in rosso).

Fiesole era originariamente molto più importante di Firenze, gli Etruschi la chiamavano Visul e allora come oggi era situata in alto sulla collina. Intorno al 150 a.C. gli abitanti di Fiesole fondarono una “città satellite” nei pressi dell’Arno, per sfruttare la presenza della via d’acqua, e vi edificarono un primo ponte in legno. Era nata Firenze, la città che un giorno arriverà a dominare l’intera toscana. La crescita di Firenze portò Adriano – come detto – a realizzare una variante della cassia che la congiungesse più rapidamente a Roma.

Da Fiesole/Firenze a Lucca

In alto l’intinerario della Cassia dopo Firenze secondo la Tabula Peutingeriana: questo tratto fu costruito per ultimo.

Il nuovo tratto, da Faesulae giungeva a Pistorium (Pistoia, presso cui, in direzione nord c’era probabilmente una diramazione detta Piccola Cassia, che giungeva a Modena); da Pistoia la consolare giunge a Luca (Lucca), città fondamentale per la geografia del nord della Toscana. da qui il tracciato prosegue sul percoso della Via Clodia Nova, passando per la valle del Serchio e per la zona collinare della Garfagnana, raggiungendo infine a Luni, antica città romana che da il nome alla Lunigiana. Tale lungo itinerario consentiva di aggirare l’area costiera impaludata (in viola nella mappa in basso, mentre in rosso c’è la Cassia e in blu l’Aurelia).

In periodo imperiale, però, fu realizzata una variante lungo la costa (tratteggiata in viola) che accorciò notevolmente il tracciato. Da Luni, partiva la Via Aemilia Scauri, che alcuni studiosi sostengono seguisse la costa ligure per giungere a Vado, mentre altri (tra i quali io) sostengono che passasse per il passo della Cisa, per aggirare la costa ligure. Ma questa è un’altra via, e un’altra storia! (in basso, in azzurrino, i due potenziali tracciati della Via Aemilia Scauri).

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