Tutti i più grandi finali devono essere all’altezza delle storie che concludono. E la centenaria epopea del paganesimo greco-romano, le cui origini si perdono nelle pagine di Esiodo e di Omero, non poteva essere da meno. Così nel IV secolo d.C., in un mondo che inesorabilmente volgeva al monoteismo, un ultimo eroe classico si erse a proteggere i culti dei suoi padri.

Il tramonto del politeismo ebbe inizio nella primavera del 313, nel palazzo imperiale di Mediolanum. L’Imperatore Costantino, augusto dell’Occidente, e il suo collega orientale Licinio emanarono l’Editto di Milano, con il quale estendevano un precedente editto di Galerio a tutto l’Impero. Questo provvedimento garantiva libertà di culto a tutti i cittadini dell’Impero, mettendo però chiara enfasi sul ruolo della crescente comunità Cristiana, citata espressamente nel testo dell’editto. Nel giro di pochi anni, sotto l’egida di Costantino e dei suoi tre figli ed eredi, le Chiese di tutto il Mediterraneo passarono da essere marginalizzate e perseguitate ad essere sostenute dallo Stato romano, mettendo la tradizionale religione greco-romana in secondo piano.
È questo mondo in cui nasce e cresce Flavio Claudio Giuliano, passato alla storia come l’Apostata proprio per aver rinnegato la religione della sua famiglia in favore dei culti pagani. Giuliano era solo il lontano cugino dell’Augusto Costanzo II quando fu elevato a Cesare delle Gallie, nel 355. Anni di buon governo e vittoriose campagne militari contro i germani resero il nemmeno trentenne principe ambizioso e popolare, tanto da tentare un colpo di mano contro l’augusto nel 361, oltrepassando le Alpi e cogliendo di sorpresa Costanzo, impegnato sul fronte persiano. L’improvvisa morte dell’Imperatore, proprio mentre le legioni orientali marciavano sull’inferiore esercito di Giuliano, fu un segno divino sufficiente. L’Apostata entrò trionfante a Costantinopoli e si assicurò il potere assoluto sull’Impero.

Nei soli venti mesi che separano l’ascesa al trono di Giuliano dalla sua morte, durante una disastrosa ritirata dal cuore della Mesopotamia Persiana, le politiche imperiali virarono di molto rispetto ai precedenti regimi. Il ritorno all’austerità, sia dal punto di vista delle spese che nell’etichetta di corte, fu certamente ispirato da uno dei principali modelli di Giuliano, l’Imperatore filosofo Marco Aurelio. L’Apostata iniziò anche a lavorare per riportare in auge i culti pagani, mettendosi a capo di una nuova gerarchia sacerdotale. Il supporto alle Chiese fu ritirato e i conflitti tra cristiani accentuati. La fascinazione per i tempi antichi di Giuliano non si estendeva solo all’ambito religioso, ma anche a quello militare. Come tutti i generali romani del tempo, Giuliano sognava una vittoriosa campagna contro la Persia, emulando le gesta di Traiano e di Alessandro. Ma proprio come l’immortale macedone, Giuliano non tornerà mai dall’oriente, trovando la morte non lontano da Babilonia.
Ma non è del breve e intenso regno di Giuliano che voglio parlare in questo articolo, quanto di una delle sue molte fatiche letterarie. I frammenti che ci rimangono di Contra Galileos, opera in tre libri composta nel 362 ad Antiochia, offrono un’unica prospettiva sul pensiero dell’ultimo Imperatore filosofo e delle sue critiche al cristianesimo. Come ogni pezzo della letteratura antica, questa è una finestra su un mondo drasticamente diverso dal nostro, in cui la religione e la Res Publica erano intrinsecamente legate a formare il pilastro su cui si reggeva la società.
Prima e più pressante priorità dell’autore è quella di mostrare, o forse di dimostrare, l’inferiorità della tradizione biblica messa di fronte alla mitologia greca antica. Per questo Giuliano esamina alcuni passaggi delle Scritture e delle opere di Platone, scelto come supremo rappresentante della filosofia greca. Mettendo l’una accanto all’altra le parole del libro della Genesi e quelle del Timeo, Giuliano critica aspramente la vaghezza delle prime, mentre esalta le seconde come razionali e precise. Uno dei passaggi più interessanti di questa parte è quello in cui l’autore dipinge i passi biblici come miti, sottolineando come non ci sia nessuna differenza tra il serpente parlante del giardino dell’Eden e le molte trasformazioni animali di Zeus.
Per capire il punto di vista di Giuliano è fondamentale comprendere la base filosofica da cui muove le sue riflessioni: il neoplatonismo. Con questo termine si indica una vasta corrente di pensiero tardo antico, iniziata da Plotino e continuata da altri esponenti quali Porfirio e Proclo, che intendeva sintetizzare la filosofia di Platone con le successive esperienze ellenistiche, come lo stoicismo. Non a caso Giuliano identifica in questa corrente la migliore alternativa alla filosofia cristiana. Punto cardine del pensiero dell’Imperatore era il concetto dell’Uno, l’indescrivibile principio da cui tutto si emana. Le stesse divinità del Pantheon greco-romano venivano interpretate come rappresentazioni di caratteristiche dell’Intelletto, diretta emanazione dell’Uno.
Il passo successivo per Giuliano è discutere del dogma monoteistico per eccellenza, espresso nel primo dei Dieci Comandamenti: “Non avrai altro Dio fuori di me”. Il grave errore di Mosè, e quindi di tutta la tradizione ebraica, secondo l’autore, fu quello di confondere la divinità nazionale del popolo d’Israele per il Creatore dell’Universo. Nel vasto insieme della religione politeista, infatti, ogni popolo aveva un proprio protettore divino a cui chiedere favore e protezione. È in questa luce che Giuliano vede il Dio di Abramo, solo come colui a cui “è toccato il governo di una piccolissima parte del mondo”.
Sempre nell’ottica di sminuire la divinità cristiana si inserisce il successivo passo, in cui l’Apostata riprende un’argomentazione di matrice epicurea (Frammento 374). Se, infatti, è volontà di Dio che non si venerino altre divinità all’infuori di Lui, per quale motivo il politeismo esiste? O Dio non è in grado di impedire che altre divinità siano reverite, il che andrebbe ovviamente contro il precetto dell’onnipotenza, oppure tollera che ciò avvenga, di fatto giustifica la posizione stessa del politeismo. La non onnipotenza del Dio dei cristiani è messa nuovamente in luce dall’avvento proprio di Gesù. Il presunto Messia, infatti, non sarebbe stato nemmeno in grado di convincere il suo stesso popolo del Buona Novella che portava.
Un altro punto su cui Giuliano preme molto è il tema del popolo eletto. Sostiene, con lunghi esempi di altre nazioni più fortunate, che gli ebrei siano lungi dall’essere nei favori di alcuna divinità, dato che per la maggior parte della loro storia sono stati schiavi e assoggettati a potenze straniere, ultima ovviamente quella romana di cui Giuliano è espressione. L’autore fatica, nella sua mentalità pragmatica tipicamente romana, a comprendere come si possa scegliere la religione del “morto della Giudea” al posto della ben più vittoriosa tradizione greco-romana.
È a questo punto che la strategia di Giuliano cambia drasticamente: dopo aver criticato ampiamente l’intera tradizione abramitica, inizia a dividere chiaramente tra giudaismo e cristianesimo. Con l’obiettivo di marginalizzare la Chiesa, arriva anche ad elogiare la religiosità del popolo d’Israele e a tracciare una serie di differenze sostanziali tra la dottrina di Mosè e quella cristiana. Durante il suo breve regno, infatti, Giuliano aveva ordinato che il tempio di Gerusalemme fosse ricostruito, tendendo la mano verso gli ebrei come nessun altro Imperatore del suo tempo fece. I cristiani avevano abbandonato la legge dell’Antico Testamento, rinunciando a precetti come la circoncisione e il divieto di consumare carne di maiale, perché negli Atti degli Apostoli Pietro e Paolo lo avevano predicato. Il fatto stesso che i cristiani venerassero, chi più chi meno, Gesù come Dio rende il dogma monoteistico infranto. In questo punto Giuliano non si risparmia certo nel sottolineare quante siano le differenze tra i diversi credi del mondo cristiano, a partire dall’Arianesimo, la grande eresia che al tempo si contendeva ancora con l’Ortodossia il predominio sulla Chiesa. TEMPI VERBALI QUI
L’opera di Giuliano, sia letteraria che politica, non riuscì nel suo intento più ambizioso. Il paganesimo, anche nella sua versione riformata e intellettuale proposta dall’Imperatore, fu nel giro di pochi anni messo fuori legge dall’editto di Tessalonica (380 d.C.), a firma dell’Imperatore Teodosio, per poi svanire nella Storia. Di questo tentativo coraggioso e ultimamente fallimentare di riportare in auge i culti pagani ci rimane poco: un’affascinante storia persa nei secoli e un giovane imperatore pensieroso, sepolto in profondo dal dominio culturale della cristianità. E rimangono le sue parole, rivolte al cielo in una notte d’Oriente di milleseicento anni fa:
“Non c’è nessuno che non tenda verso il cielo le mani quando prega o quando scongiura sia il Dio unico, siano gli Dei, né che, al solo concepire l’idea divina, non si senta colà trasportato. Vedendo che nulla in cielo aumenta o diminuisce, nulla si altera o soffre scompiglio, ma armonico ne è il moto, simmetrico l’ordinamento, regolari le fasi della luna, regolari le levate ed i tramonti del sole in tempi essi pure regolari, ovviamente ci videro un dio e il trono di un dio”
Fonti:
Contro i Galilei, Giuliano Imperatore, edizioni Archè.
What is Neoplatonism? Episodio del Podcast “Let’s Talk Religion”
https://www.britannica.com/biography/Julian-Roman-emperor
https://it.wikisource.org/wiki/Editto_di_Milano
Figura 1: https://app.fta.art/it/artwork/511f05ad10e9048427643a81ee268e8829534de1
Per acquistare i miei libri:
Tutti i link di Storia d’Italia
SOSTENERE IL PODCAST
Ti piace il podcast? Sostienilo, accedendo all’episodio premium, al canale su telegram, alla citazione nel podcast, alle première degli episodi e molto altro ancora. Il modo migliore è aiutarmi mensilmente su Patreon o su Tipeee.
Puoi anche cliccare le immagini in basso:


Ma puoi anche aiutarmi in altri modi, andando al link in basso:
Se non puoi sostenermi con una donazione regolare, puoi lasciare una donazione in basso, ti invierò il link per l’episodio premium!:

Donazione al podcast
Fai una donazione per sostenere il podcast! Riceverai l’episodio premium in regalo
20,00 €
Vuoi sostenere Storia d’Italia in un altro modo? visita lo store!
NEWSLETTER
Vuoi restare sempre aggiornato sulle novità di “Storia d’Italia”? Lascia la tua email per iscriverti alla mia newsletter! Basta inserirla qui in basso:
Donazioni
Donazione una tantum
Donazione mensile
Donazione annuale
Scegli un importo
O inserisci un importo personalizzato
Apprezziamo il tuo contributo.
Apprezziamo il tuo contributo.
Apprezziamo il tuo contributo.
Fai una donazioneDona mensilmenteDona annualmente
Ciao, dopo aver ascoltato i tuoi podcast e aver letto il libro di Silvia Ronchey L’ultima immagine, mi sono concesso un bel giro a Ravenna. Condivido questa bellissima street-art raffigurante una Teodora decisamente di sinistra trovata in una via vicino a Sant’Apollinare nuova, chissà se ne sarebbe contenta?!! Saluti. Francesco Corbelli
"Mi piace""Mi piace"