Battaglia per la Gallia (506-514), ep. 54, testo completo

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Nello scorso episodio abbiamo assistito ad un relativamente lungo periodo di pace nel mediterraneo: le principali potenze, Franchi, Visigoti, Italia e Impero, hanno evitato la guerra tra di loro nonostante l’equilibrio precario dei loro poteri. Questo almeno fino alla guerra tra Anastasio e Kavad e poi l’avanzata di Teodorico nei Balcani.

In questo episodio vedremo come Teodorico tesserà una difficile tela per mantenere la pace in occidente. Nonostante tutti i suoi sforzi, l’esercito d’Italia sarà chiamato ad una difficile guerra al di là delle alpi, con come posta in gioco il dominio della Gallia. Il castello di carte costruito con pazienza da Teodorico è destinato a crollare, ma quando la polvere si diraderà Teodorico sarà ancora più potente di prima.

(Il testo continua in basso)


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Dopo la morte di Siagrio e l’annessione del suo dominio a quello di Clovis, in Gallia oramai c’erano due vere potenze rimaste, i Franchi e i Visigoti, con i Burgundi a fare da infelici vicini di entrambi. Clovis e Re Alaric II dei Visigoti si incontrarono nel 502 in una isola al centro della Loira, riconoscendo entrambi l’autorità dell’altro e segnando il fiume come il confine tra i due regni. È una scena che mi ricorda la negoziazione sul Danubio tra Valente e Athanaric, era l’episodio 13, ricordate? Sembra un’era geologica fa. Poco tempo prima entrambi erano intervenuti in una breve guerra intestina al regno dei Burgundi, Alaric II aveva sostenuto Gundobad contro suo fratello Godegisel: Gundobad aveva infine trionfato per poi mettere a morte suo fratello. Per il loro disturbo i Visigoti ottennero la città di  Avignone come pagamento. Gundobad non deve però essere stato convinto del loro supporto e poco tempo dopo decise che era arrivato il tempo di cambiare campo, decidendo di allearsi con il Re dei Franchi. Da questo momento in poi avremo Franchi e Burgundi contro i due regni dei Visigoti, un equilibrio altamente instabile.

Teodorico era consapevole della situazione precaria in Gallia e allo stesso tempo sapeva di essersi fatto un nemico in oriente da quando aveva conquistato Sirmio e l’illirico. Teodorico rischiava una guerra contro Costantinopoli ed era ben consapevole di non poter sostenere un conflitto su due fronti. Per questo motivo era fondamentale mantenere la pace in occidente, soprattutto fino a quando non sarebbe stato in grado di giungere ad una sistemazione con l’Impero. Teodorico si impegnò quindi in una intensa politica diplomatica a suon di lettere con lo scopo di convincere i sovrani della Gallia ad evitare la guerra.

Il Senatore che amava i Goti

Forse vi chiederete come sappiamo tutto questo: la fonte è un uomo fondamentale per la storia dei Goti, su più livelli. Lo ho già più volte nominato, ma ora è tempo di introdurlo con tutti gli onori. Si tratta di null’altri che il senatore Cassiodoro, l’autore di una raccolta di documenti amministrativi e lettere diplomatiche che passa sotto il nome di “Variae”, una fonte inesauribile di dettagli e informazioni sul regno di Teodorico e dei suoi successori.

La famiglia di Cassiodoro era originaria della Calabria ed era al servizio dell’impero da generazioni. Il bisnonno di Cassiodoro aveva difeso la Sicilia contro i Vandali ai tempi di Ezio, il nonno era andato in ambasciata presso Attila, il padre era stato Comes Largitionum e Comes Rerum Privatarum di Odoacre, quindi uno dei suoi più importanti collaboratori. All’arrivo dei Goti Cassiodoro padre era passato dalla parte di Teodorico e come ringraziamento questi lo aveva fatto governatore della Calabria. Il nostro Cassiodoro, il figlio del governatore, arrivò alla corte di Ravenna nel 507, per assumere la carica di Quaestor Sacrii Palatii, il ministro della giustizia del regno. Da subito però in questo ruolo Cassiodoro divenne il principale redattore della corrispondenza diplomatica del Re, che fu poi raccolta nelle sue Variae. La sua importanza storica non finisce però qui: Cassiodoro sarà un attore politico importante del regno e su impulso del Re scriverà anche una “storia dei Goti” che è andata perduta, ma che ci è stata trasmessa riassunta da un suo allievo, il monaco di origine gotica Giordane, una delle fonti principali sul periodo di Attila, ricordate? Le lettere delle Variae sono interessantissime e illustrano il modo di pensare del sovrano, la sua attenzione anche ai dettagli, la cura per la giustizia e il buongoverno, le sue capacità diplomatiche. Vanno anche maneggiate con cura, si tratta pur sempre di quello che Teodorico voleva far sapere di sé.

Una delle prime lettere raccolte da Cassiodoro è forse datata al 504: è indirizzata a Clovis e lo incita, anzi gli ordina di non inseguire i profughi Alemanni intenzionati a rifugiarsi in Italia. Da questa lettera comprendiamo che Clovis era nuovamente passato all’attacco degli Alemanni e li aveva definitivamente sconfitti. Da questo momento in poi questo popolo entra a far parte della storia del regno dei Franchi: è venuto il tempo temo di salutarli definitivamente. Un po’ sono commosso, considerando che un tempo erano il grande nemico dei Romani. A consolare i fan degli Alemanni va detto che ancora oggi i tedeschi in francese sono chiamati con il loro nome: les alemans.

Il Senatore che amava Dio e la Filosofia

Negli stessi anni Teodorico inviò una lettera a Boezio, il nostro filosofo e studioso romano. Boezio, dice la lettera, ha tradotto in latino le opere dei grandi scienziati greci, anche quelle di Archimede che oggi i suoi connazionali non possono leggere, perché a Siracusa si parla Latino. Teodorico chiede a Boezio di far realizzare un grande orologio ad acqua, con le posizioni del sole e dei pianeti. Intende utilizzarlo come regalo per Gundobad, il re dei Burgundi, con finalità diplomatiche. Trovo la lettera interessantissima sia per gli intenti diplomatici, sia per i dettagli che ci offre sulla tecnologia del tempo e sugli studi di Boezio, che in quegli anni aveva intrapreso l’immenso progetto di tradurre in Latino il grosso del corpus filosofico e sapienziale greco, perché oramai la conoscenza di questa lingua andava perdendosi in Italia.

I Visigoti

Alarico II, visto dal pittore Carlos Maria Esquivel y Rivas, al Prado

L’orologio non deve essere bastato a rompere l’alleanza tra Gundobad e Clovis. A questo punto Teodorico era sempre più preoccupato. Dopo la sconfitta degli Alemanni il prossimo obiettivo della coalizione franco-burgunda era chiaramente il regno di Tolosa dei suoi cugini Visigoti. Lettere volarono dalla corte di Ravenna in tutte le direzioni. Una fu recapitata a Gundobad, la nostra vecchia volpe burgunda. L’obiettivo era di evitare l’attacco ad Alaric II. A tal fine Teodorico invia una minaccia e un’apertura al dialogo, in pieno stile diplomatico “chiunque di voi due offenda l’altro, reca offesa anche a me” dice, minacciando guerra a chiunque muoverà contro Tolosa, poi esorta Gundobad ad unire i suoi ambasciatori ai suoi per convincere Clovis a mantenere la pace, confidando nella saggezza del vecchio statista: “è compito di noi anziani sovrani quello di moderare con la ragione i giovani”.

Allo stesso tempo Teodorico prova a costruire una coalizione per fermare Clovis, nel caso la guerra scoppi davvero. Si vis pacem, para bellum: se vuoi la pace, preparati alla guerra, dice la massima latina. Teodorico scrive dunque anche ai Turingi, i vicini orientali dei Franchi, rivolgendosi al loro Re: “Ti dirò proprio quello che penso: chi tende ad agire illegalmente è pronto a mettere a rischio i regni di tutti noi. Ricorda quanto spesso il padre di Alaric ti fece dei di doni e quante volte evitò che la guerra toccasse i tuoi confini. Ripaga al figlio la gentilezza del padre. Ti mando due ambasciatori e voglio che tu unisca i tuoi rappresentanti ai miei e a quelli di Gundobad, con lo scopo di chiedere a Clovis di desistere dai suoi propositi di guerra e di informarlo che potrà avere soddisfazione di qualunque torto subito seguendo il diritto delle nazioni. E se ciò non avverrà, informeremo Clovis di aspettarsi l’attacco combinato di nostri eserciti, perché questa sarebbe una guerra che coinvolge tutti noi”

Teodorico però voleva anche evitare che suo genero compisse degli atti sconsiderati, attaccando per primo Clovis: in una lettera ad Alaric II, Re dei Visigoti e suo genero, Teodorico si esprime così: “Circondato come sei da una moltitudine di sudditi e forti guerrieri che vivono ancora nel ricordo della loro resistenza ad Attila potresti desiderare tu stesso il conflitto. Eppure ascoltami: non combattere contro Clovis. La guerra è un affare tremendo e un rischio terribile. La lunga pace potrebbe aver ammorbidito il cuore del tuo popolo e i tuoi soldati potrebbero aver perso l’abitudine di combattere insieme sul campo di battaglia per mancanza di pratica. Prima ancora che si versi il sangue, se possibile, arretra. Stiamo inviando ambasciatori al Re dei Franchi per cercare di prevenire questa guerra tra parenti: gli ambasciatori che ti stiamo inviando andranno anche presso Gundobad, re dei Burgundi, per convincerlo ad interporsi a favore della pace. Sappi però che se la diplomazia fallirà, il tuo nemico sarà anche il mio.” La chiusura è fondamentale: Teodorico garantisce ad Alaric che verrà in suo soccorso se sarà attaccato, ma lo ammonisce a non iniziare lui stesso una guerra che va invece evitata a tutti i costi.

I Franchi

Clovis (Clodoveo), il fondatore del Regno dei Franchi, dal pittore Francois Louis Deijuinne

Ovviamente Teodorico scrive anche a Clovis: nella lettera indirizzata al cognato Re dei Franchi Teodorico gli ricorda i rapporti di parentela e amicizia tra lui ed Alaric: “La parentela tra Re dovrebbe mantenere i loro sudditi al riparo dalla peste della guerra. Siamo in lutto per voci di discordia tra te e nostro figlio Alaric, voci che rallegrano il cuore dei nemici di entrambi. Lasciatemi dire con tutta franchezza, ma con tutto l’affetto possibile, ciò che penso: è l’atto di un uomo preda delle passioni quello di preparare le sue truppe alla guerra dopo il primo abboccamento” Dopo aver rimproverato Clovis per l’avventatezza, Teodorico si offre di fare da paciere “Ti offro di demandare la questione al nostro arbitrato. Sarebbe un piacere per me di scegliere uomini capaci di mediare tra di voi. Cosa pensereste voi stessi di me se potessi rimanere impassibile di fronte alle vostre intenzioni omicide l’uno verso l’altro, rimanendo io stesso lontano da questo conflitto, nel quale probabilmente uno di voi verrà completamente distrutto?” Se però Clovis non dovesse seguire il suo consiglio, Teodorico ha pronto il ricorso alle armi, assieme alla coalizione che sta mettendo su: “Con quale diritto, ti chiederai, ti minaccio così? Lo faccio secondo il diritto di un padre e di un amico. Chi disprezzerà questo nostro consiglio dovrà considerare noi e i nostri amici come suoi avversari.”

Vi ho letto queste lettere perché è rarissimo avere dei documenti diplomatici della cui autenticità possiamo essere ragionevolmente certi, almeno per questa epoca storica. Questi non sono discorsi messi in bocca dagli storici a Teodorico, sono dei veri atti della sua cancelleria, probabilmente dettati da lui stesso e poi “abbelliti” da Cassiodoro, come si conveniva al tempo. In essi Teodorico utilizza tutto l’armamentario diplomatico che sarebbe familiare a qualunque ambasciatore moderno: la coalizione, le alleanze, le minacce, le proposte negoziali e le offerte di mediazione. Teodorico si dimostra in queste lettere un politico abile e un Re accorto e prudente, consapevole dell’equilibrio di poteri in occidente. Fornendo garanzie ad Alaric e formando una coalizione per bloccare l’alleanza Franco-Burgunda, Teodorico pensava di riuscire a neutralizzare l’espansionismo franco. Si sbagliava.

Clovis passa all’attacco

Tomba di S. Martino, a Tours. Il culto di questo santo è alla base del Cristianesimo in Gallia

Nel 507, Clovis chiamò ad assemblea i guerrieri del suo popolo a Tours, sulla Loira, al confine dei suoi possedimenti con quelli dei Visigoti e di Alaric. Gregorio di Tours, il grande storico dei franchi che scriverà tra cento anni, mette in bocca a Clovis un discorso che però non deve essere stato molto distante dalla realtà. Per spronare i suoi guerrieri e i suoi sudditi romani alla guerra, Clovis ne fa una guerra santa per liberare la Gallia dagli infedeli: “Considero una ignominia che questi Ariani dominino su gran parte della Gallia. Andiamo e con l’aiuto di Dio li conquisteremo e porteremo la loro terra sotto il nostro controllo”. Al suo segnale il grande esercito dei Franchi invase la terra di Alaric II, mentre allo stesso tempo il Re dei Burgundi, Gundobad, marciava i suoi alla conquista della Provenza, la Francia mediterranea che connetteva i domini dei due regni dei Goti, in modo da impedire a Teodorico di intervenire.

Appena seppe dell’invasione Alaric II portò il suo esercito a Carcassonne, la grande fortezza del regno che divideva l’Aquitania dalla Narbonense. Allora come oggi, Carcassonne era una grande fortezza in una posizione difendibile e strategica: Alaric II portò lì il tesoro del Regno, incluse molte delle ricchezze che i Visigoti avevano ottenuto nel sacco di Roma del 410. Qui attese nervosamente l’arrivo dei rinforzi di Teodorico, convinto che occorresse unire le forze di Tolosa e Ravenna prima di affrontare l’alleanza franco-burgunda. I suoi nobili erano però di altro avviso: non erano loro forse i Visigoti, il popolo più forte della Gallia? Non erano stati loro a sconfiggere Attila ai campi catalaunici? Non erano stati loro più di un secolo fa a distruggere le forze dei Romani ad Adrianopoli? Non erano le loro terre quelle che venivano devastate dagli invasori? Mai i Visigoti avevano avuto paura di affrontare i Franchi sul campo di battaglia, certamente erano in numero sufficiente per trionfare. Alaric provò a resistere ma poi, proprio come Valente 130 anni prima (andate a leggere o ascoltare l’episodio 17, che trovate qui), decise di non attendere Graziano, pardon…Teodorico.

La battaglia per la Gallia

I movimenti delle truppe nella guerra Franco-Visigota. In Verde il territorio dei Visigoti, in rosso quello dei Franchi, in verdino il territorio dei loro alleati Burgundi, in Viola l’Italia di Teodorico.

Alaric II marciò verso nord, per incontrare gli invasori Franchi. Con sé aveva un forte reparto di combattenti dell’Auvergne, comandati da Apollinaris, il figlio del nostro Sidonio Apollinare. Era bastata una generazione per trasformare gli auvergnati da nemici implacabili a fieri combattenti per conto del regno dei Visigoti. I due eserciti si incontrarono a Vouillè, in Aquitania, nei pressi di quella Poitiers che sarà un’altra battaglia che entrerà nella mitologia del regno dei Franchi. L’armata dei Visigoti era composta in gran parte di fanteria, ma l’arma più importante, quella a cui i Visigoti affidavano il destino di decider le battaglie, era oramai la cavalleria. I cavalieri Goti erano armati di lancia, scudo e giavellotto e praticavano uno stile di guerra tipico delle steppe, con rapidi attacchi, cariche e ritirate. Vi ricorderete che alcuni storici militari sostengono che la battaglia di Adrianopoli segna lo spartiacque tra l’antichità dominata dal fante pesante oplita o legionario e il medioevo della cavalleria. I Franchi non debbono aver ricevuto la circolare degli storici militari, perché il loro esercito era composto quasi esclusivamente di fanti armati di cotta di maglia, un pesante scudo, spada e lancia. Se li immaginate organizzati in reparti compatti di guerrieri pesantemente armati vi ricorderanno certamente qualcosa: ma ovviamente il Comitatus del tardo impero, l’esercito di Costantino, Giuliano e Valentiniano I. Non si tratta di un caso: l’esercito romano di Gallia reclutò la maggior parte dei suoi combattenti tra i Franchi, per secoli. Erano Franchi molti dei soldati che Giuliano portò in battaglia a Strasburgo, erano in gran parte Franchi i soldati dell’esercito romano di Gallia di Ezio. Oramai i Franchi combattevano alla romana: l’esercito dei Cesari era si scomparso ma loro erano rimasti: l’unica differenza importante con il comitatus era che i Franchi usavano la famosa Francisca, una ascia da lancio utilizzata nelle cariche per spezzare la resistenza della fanteria nemica. Ora la fanteria pesante dei Franchi avrebbe avuto la sua occasione per una rivincita contro la cavalleria dei Goti.

Ahimè non abbiamo nessuno storico affidabile a raccontarci quello che accadde: sappiamo che i Visigoti caricarono il muro di acciaio dei Franchi ma vi si infransero contro. Al comando dei Visigoti c’era Alaric II in persona. Alaric II perì nel seguente massacro della cavalleria assieme a buona parte dei suoi: furono distrutti dalla fanteria dei Franchi, del tutto incurante del fatto di essere passata di moda.

La disfatta dei Visigoti, l’ascesa dei Franchi

L’esercito dei Visigoti si ritirò nella confusione verso Carcassonne, inseguito dai Franchi. I Visigoti non riuscirono a tenere Tolosa, la capitale del loro regno fu conquistata da Clovis. Questi giunse fino a mettere sotto assedio la fortezza di Carcassonne mentre i  Burgundi scesero fino al mare e bloccarono Arles, la capitale della Provenza, tagliando la strada all’esercito d’Italia. Per i Goti la guerra pareva già perduta.

La battaglia di Vouillè è una delle più importanti battaglie della storia europea, senza che sia davvero nota. Questa battaglia segna un passaggio di testimone fondamentale nella storia del continente. innanzitutto la ragione ovvia: i Franchi assurgono a superpotenza unica della Gallia, costringendo i Visigoti alla ritirata. Negli anni seguenti i Visigoti si rifugeranno progressivamente nella penisola iberica, rifondando il loro regno attorno alla città di Toledo e costruendo l’identità iberica, identità che sopravviverà perfino all’invasione degli arabi e all’interminabile riconquista. La battaglia ha anche una importanza dal punto di vista della storia religiosa: il Re cattolico aveva trionfato sull’arianesimo, la Gallia da questo momento in poi sarà un baluardo dell’ortodossia. Forse però la conseguenza di maggiore durata fu lo spostamento verso nord del baricentro della Gallia e di converso di tutta l’Europa occidentale: fino a questa battaglia la Gallia era sempre stata governata da sud: da Lione, da Vienne, da Arles. Fino a questa battaglia una potenza imperiale europea era pensabile solo se cresciuta e sviluppatasi attorno al mediterraneo: la distanza dal mare di mezzo di solito segnava anche una progressiva diminuzione delle possibilità di stabilire un grande regno funzionale e dominante sui vicini. I Visigoti in questo non erano una eccezione, erano anche loro una potenza basata sul mondo mediterraneo del sud della Gallia. I Franchi no: il cuore del loro regno è e sarà l’Europa renana segnata dai grandi fiumi e dalle grandi pianure della Gallia del nord e della Germania. Dopo la battaglia di Vouillè I Franchi raggiungono una dimensione imperiale e nel giro di poche generazioni saranno l’unica vera potenza dell’Europa occidentale, dominando tutta l’Europa dai Pirenei al cuore della Germania. I Franchi di Clovis sono in sostanza la prima potenza imperiale europea nata nel nord del continente, non saranno di certo gli ultimi.

L’esercito della ResPublica occidentale interviene in Gallia

Clovis sconfigge Alaric II

Teodorico non era rimasto del tutto con le mani in mano mentre suo genero veniva annientato a Vouillè, ma la rapidità degli eventi deve averlo preso di sorpresa: poche settimane passarono tra l’inizio delle ostilità e la morte di Alaric II. Eppure Teodorico ebbe un’altra ragione per non potere venire immediatamente in soccorso di Alaric: all’improvviso l’Italia era sotto attacco. Una flotta imperiale arrivò dall’oriente, mettendo a sacco diverse comunità costiere di quelle che oggi sono la Puglia e la Calabria: si trattava di una flotta di duecento navi con ottomila soldati imbarcati. Non era una forza sufficiente ad un’invasione vera e propria della penisola ma era abbastanza numerosa per tenere Teodorico occupato per qualche mese, i mesi cruciali. Da questo si capisce come anche i nemici di Teodorico non erano rimasti fermi mentre lui tesseva le sue alleanze a suon di lettere. Anastasio e Clovis avevano formato una coalizione contro di lui: i Franchi si erano alleati con Costantinopoli. Questa alleanza si palesò ulteriormente l’anno seguente, il 508, anno in cui Clovis ricevette da Anastasio la nomina a Console onorario dell’Impero Romano, oltre che un diadema, le vesti purpuree e il grado di Magister Militum, in sostanza tutti gli onori che aveva anche Teodorico. Il messaggio di Anastasio a Teodorico era chiaro: l’Impero è l’unica fonte dei tuoi onori, e come li abbiamo dati a te possiamo darli a qualcun altro. E quando un onore è condiviso da più persone il suo valore viene inevitabilmente ridotto. Inoltre riconoscendo due sovrani allo stesso livello in occidente si accentuava la rivalità tra Franchi e Teodorico, che credo fosse l’obiettivo di Anastasio.  Insomma, Anastasio, con la minima spesa, si stava vendicando dell’umiliazione della guerra di Sirmio, pochi anni prima allo stesso tempo neutralizzando il suo rivale in Italia.

La situazione per Teodorico si era fatta all’improvviso difficilissima: i Turingi non si muovevano e il suo principale alleato, i Visigoti, erano nel caos più completo. Teodorico però non si diede per vinto. Nell’estate del 508 chiamò a raccolta l’esercito della Repubblica, l’esercito d’Italia, l’esercitum gothorum. Una lettera fu inviata a tutti i Comes gotici “Non è necessario persuadere i Goti alla guerra, perché la nostra è una razza guerriera che si diletta a mostrare il suo coraggio. Pertanto, con l’aiuto di Dio, la cui sola benedizione può portare prosperità, intendiamo inviare il nostro esercito in Gallia per il comune beneficio di tutti, affinché possiate avere un’opportunità di mettere alla prova i vostri meriti. Pertanto abbiamo dato ordine di chiamare in adunata il nostro esercito. Ho dato istruzioni che l’ottavo giorno prima delle calende del prossimo luglio, il nostro generale Ibba muova l’esercito verso una campagna che, in nome di Dio, combatterete sufficientemente equipaggiati, con cavalli, armi e ogni necessità di guerra. In tal modo potrete dimostrare che il valore degli avi abita ancora nei vostri cuori e allo stesso tempo potrete compiere con successo i comandi del vostro Re.” Questo quello che Teodorico disse ai Goti. Ai Romani Teodorico suonò una musica diversa: l’Italia era stata attaccata dai suoi nemici, era ora arrivato il tempo di difenderne i confini in modo aggressivo. Era arrivato il tempo di ricordare ai barbari che vivevano in Gallia che l’Impero Romano era ancora capace di colpire: si, l’Impero Romano, spesso detto nelle fonti “respublica”. L’armata dell’Impero ora sarebbe andata in Gallia per difendere l’Italia e il nome di Roma.

L’Italia invade di nuovo la Gallia

L’Impero di Teodorico il grande dopo le vittorie in Gallia: Teodorico ha ricreato il dominio dell’Italia sul Mediterraneo

Le armate della Repubblica inondarono ad agosto 508 la Provenza, al comando del Comes Ibba. Marsiglia fu conquistata e subito dopo i Goti arrivarono ad Arles, una città oramai sotto assedio da parte della coalizione Franco-Burgunda da quasi un anno. Si era trattato di un assedio durissimo durante il quale la popolazione aveva fatto causa comune con la guarnigione visigotica, nella determinazione a resistere ai Barbari. I Franchi e i Burgundi circondavano la città ma le forze di Ibba piombarono su di loro. Una dura battaglia fu combattuta nei pressi del famoso ponte di barche di Arles sul Rodano e alla fine i germani furono volti in fuga. L’esercito fu a questo punto inviato verso nord per assicurare  un nuovo confine con i Burgundi, fortificando la frontiera lungo il corso del fiume Durance. Il 508 si chiuse così: la Provenza, ceduta nel 475 dall’Impero a Re Euric, era stata riconquistata dall’Italia.  Il prossimo anno sarebbe venuto il turno del regno dei Visigoti.

I Visigoti, una volta morto il loro Re Alaric II, elevarono al regno suo figlio illegittimo, Gesalec. Alaric II aveva anche un figlio più giovane, Amalaric, che se ricorderete era anche il nipote di Teodorico per via di sua figlia Thiudigoto. Ovviamente Teodorico favoriva come re suo nipote Amalaric, e Gesalec rese tutto più semplice con un regno piuttosto breve e disastroso, nel quale fu costretto a mettere a morte alcuni nobili Visigoti per impedire congiure, allo stesso tempo indebolendo la sua già debole leadership. Nel 509 l’esercito di Teodorico dichiarò guerra a Gesalec per conto di Re Amalaric e passò ad assediare Narbonne e Carcassonne, liberandole dall’assedio dei Franchi. Per la prima volta dalla battaglia dei campi Catalaunici, Ostrogoti e Visigoti si affrontarono in battaglia ma questa volta furono i primi a vincere. Gesalec tentò di tenere la sua capitale Narbonne, ma fu sconfitto e costretto a ritirarsi a Barcellona. Durante il 510 gli Ostrogoti respinsero ulteriori tentativi dei Franchi di penetrare nella Gallia mediterranea: alla fine si giunse alla tregua con Re Clovis: questi sarebbe rimasto in controllo dell’Aquitania e di Tolosa, mentre la Gallia marittima, da Nizza ai confini dell’Iberia, restava in mano a Teodorico.

Una volta liberatisi dei Franchi, l’armata degli Ostrogoti mosse verso le futura Catalogna: Gesalec fu di nuovo sconfitto dall’esercito d’Italia e fu costretto a fuggire in Africa. La campagna militare in Gallia e Iberia si trasformò quindi in un trionfo per Teodorico che fu rafforzato dalle notizie che giunsero da Parigi, la nuova capitale del regno dei Franchi: Re Clovis era morto e il Regno dei Franchi fu diviso tra i suoi quattro figli, Teodorico pensò correttamente che non gli avrebbero dato noia per qualche tempo.

La riorganizzazione del Regno

Scomparso il grande spauracchio nordico, Teodorico poté pensare a come organizzare i territori conquistati. Negli ultimi anni il Re degli Ostrogoti e degli Italiani aveva combattuto teoricamente per mettere Amalaric sul trono dei Visigoti. Però, una volta sconfitto Gesalec, Teodorico iniziò a non aver nessuna fretta di lasciare il posto al nipote: e poi Amalaric era troppo giovane, è ovvio. Teodorico prima di tutto diede ordine di trasportare il tesoro dei Visigoti a Ravenna; fatto questo per la terza volta nella sua vita Teodorico fu acclamato Re, questa volta dei Visigoti: era il 511. Teodorico sarebbe stato il Re dei Visigoti come tutore di Amalaric e in teoria solo fino al suo raggiungimento della sua maggiore età. In realtà però Teodorico mantenne la corona visigotica per tutto il resto della sua vita.

Facciamo ora il punto sulla situazione: Teodorico oramai riunisce nella sua persona la corona Visigotica e quella del Regno d’Italia, i suoi domini si estendono dalle colonne d’ercole, attraverso tutta l’Iberia e la Gallia meridionale fino all’Italia e oltre, verso il Danubio e la penisola balcanica. Teodorico inoltre domina sulle regioni a nord delle Alpi. La sua influenza va oltre i confini formali del suo dominio: Il regno dei Turingi in Germania e quello dei Vandali in Africa sono suoi alleati e vassalli, i Vandali proveranno a smarcarsi finanziando Gesalec e cercando di fargli riprendere il trono della sua gente, ma Gesalec finirà catturato e decapitato nel 514, al che i Vandali si affretteranno a far pace con Ravenna, con somme scuse e l’offerta di doni. Si può dunque dire che Teodorico oramai domina su un territorio più vasto di quello tenuto da Maggiorano all’apice del suo potere, con la differenza che Cartagine è oramai un alleato e non un nemico. Se Teodorico fosse ufficialmente un imperatore romano occidentale sarebbe il più potente dai tempi di Teodosio.

C’è però una grande differenza rispetto all’impero: la spagna e la regione di Narbonne rimangono un regno separato, in unione personale con Teodorico. Teodorico inviò a governare la Spagna un suo fedele porta-spada, il Goto Theudis, che farà carriera e sarà un giorno Re dei Visigoti. Va detto però che per tutto il regno di Teodorico l’Iberia avrà una priorità inferiore alle altre aree del suo impero.

L’unico territorio che venne ufficialmente annesso all’Italia fu la Provenza, fino al fiume Rodano. Si trattava di una regione relativamente piccola, ma con molte città importanti e floride, con ancora una viva e vivace cultura latina, nonostante i trent’anni passati sotto i “barbari”. I barbari veri si intende, visto che Teodorico non considera il suo dominio come uno stato barbarico ma come una diretta continuazione dell’Impero Romano. Riammessa nell’impero, la Provenza riottiene tutto il meccanismo amministrativo di Roma: venne ristabilita la provincia e poi perfino l’antica, prestigiosa prefettura delle Gallie, con capitale ad Arles. E chi inviare come Prefetto di questo nuovo pezzo di impero ricostituito? Ma ovviamente Liberio, il nostro senatore romano tuttofare che aggiungerà questo onore alla sua illustre carriera. Teodorico si mise al lavoro per rivitalizzare le nuove conquiste: le tasse furono annullate per alcuni anni, a causa dei danni della guerra, spedizioni di grano dall’Italia furono inviate in Provenza per sfamare una popolazione prostrata. I monumenti delle principali città provenzali furono restaurati e dei nuovi edifici furono ricostruiti.  Teodorico scriverà delle lettera ai provenzali, incitandoli a comportarsi da veri romani, come lui d’altronde: “Grazie alla benedizione di Dio è stata per voi ripristinata la vostra antica libertà; Ora potete di nuovo far emergere i vostri tesori nascosti da tempo; i ricchi e i nobili avranno ancora una volta la possibilità di una promozione adeguata al loro ruolo. Ora potrete godervi ciò di cui finora avete solo sentito parlare: il trionfo del diritto, ovvero il più certo conforto della vita umana, nonché l’aiuto ai deboli e il freno alle prepotenze dei forti. Ora potrete capire che gli uomini non sono esaltati dalla loro forza corporea, ma dalla ragione. Ubbidite volentieri alla consuetudine romana, a cui dopo lungo tempo siete stati riammessi. Spogliatevi delle barbarie e della crudeltà. Sotto l’equità del nostro regno, non vi conviene più di vivere secondo i costumi altrui”. Trovo commovente notare come Teodorico, teoricamente un ostrogoto, inciti i Galli della Provenza a non comportarsi più da Visigoti, ma da veri Romani, e che diamine.

Due Stati, un corpo solo

L’Impero di Teodorico (ResPublica occidentale) e l’Impero di Anastasio (ResPublica orientale)

A completare il trionfo di Teodorico ci fu anche il rapprochement con l’Imperatore: Anastasio aveva provato ad utilizzare Clovis contro Teodorico, con il risultato di abbattere il regno Visigotico, ma l’effetto era stato rafforzare ulteriormente Teodorico. Nel 508 comunque questi scrisse una lettera che è diventata famosa, forse la più nota tra le lettere delle Variae di Cassiodoro, perché enuncia tutta la politica e il modo di pensare di Teodorico: “Clementissimo imperatore, noi dobbiamo sollecitare da voi la pace, pur sapendo di non aver compiuto alcuna azione che abbia potuto arrecarvi il minimo motivo di dispiacere” tradotto: io voglio la pace, ma la guerra non è colpa mia “Piissimo principe, noi sollecitiamo l’amicizia della vostra potenza, alla quale noi dobbiamo tutto. Voi siete il più bell’ornamento dei Regni della terra e gli altri principi riconoscono che c’è in voi qualcosa di particolare. Sopra tutto lo riconosciamo noi, che ai piedi del vostro trono abbiamo appreso l’arte di governare con giustizia. Il nostro regno altro non è che l’imitazione del vostro, che ne costituisce la forma per eccellenza, il supremo esempio di governo.” traduzione: l’Impero e l’Imperatore sono da sempre per me su un piedistallo e hanno una dignità più elevata rispetto a quella di un normale Re. Eppure Teodorico è convinto che se l’Impero è su un piedistallo, allo stesso modo il suo regno non è paragonabile a tutti gli altri, perché emanazione diretta dell’Impero di Roma: “Sicché noi non abbiamo che da conformarci a Voi per sopravanzare in dignità tutte le altre nazioni. In altri momenti Voi avete esortato la nostra persona ad amare il Senato, ad accettare di buon grado le leggi dell’Impero per restaurare l’unità e la prosperità dell’Italia.”  Tradotto: non sono un barbaro, sono un legittimo governante dell’Impero Romano, del quale seguo leggi e tradizioni. Teodorico passa poi a richiedere la pace “Aggiungete a queste considerazione l’affetto che nutrite per la città di Roma e sembrerà impossibile che una disputa separi quello che deve stare assieme. Noi non crediamo che l’unità di due stati che da tempo formano un corpo solo possa essere rotta sotto il vostro Regno”. Insomma: i due stati che formano un corpo solo, solo sono le due parti dell’Impero, l’occidente romano-italico e l’oriente di Costantinopoli: i loro due “regni”, Teodorico utilizza proprio questa parola, sono naturalmente alleati perché sono un’unica Res Publica che vive nella luce del diritto romano, a differenza degli altri regni inferiori, regni di barbari. Le due parti della Repubblica non possono che essere in accordo e concordanza: è ora di tornare alla gestione comune dell’Impero. Teodorico poi passa anche a rimproverare ad Anastasio il suo sostegno ai Franchi, un popolo davvero barbarico e che non è degno degli onori da lui concessi: insomma, c’è un solo Teodorico in occidente.

Sappiamo che alla fine Anastasio cedette: una lettera del 510, inviata da Teodorico ad Anastasio, lo informa della sua scelta per il consolato dell’anno seguente e chiede l’approvazione di Costantinopoli. Le due parti della Repubblica sono tornate in armonia, non sarà amore ma è almeno una cordiale convivenza.

Il trionfo di Teodorico

Gli anni seguenti furono anni di pace per l’Impero occidentale, pardon, il Regno di Teodorico. Furono anche anni benedetti per le nostre fonti, i due giganti della cultura del periodo ottennero entrambi il consolato: Boezio nel 510 e Cassiodoro nel 514. Nel 511, a suggellare il ritorno della Gallia provenzale nell’Impero, un nobile gallo-romano fu nominato al consolato da Teodorico, per la prima volta da decenni. Si trattava di un certo Felix, che a quanto pare organizzò dei giochi consolari nel circo di Milano, evidentemente ancora in funzione. La gioia per il trionfo della Repubblica permea tutte le fonti contemporanee. Cassiodoro scrisse in un panegirico “Teodorico ha messo le briglie agli altezzosi barbari con il suo imperium, ha pacificato le province con la sua giustizia. Con le sue battaglia, le stanche membra della nostra Repubblica sono ristorate. Noi un tempo, leggevamo solo nei libri che la Gallia era stata romana”. È qui evidente che per Cassiodoro non è stato un regno di Goti a conquistare la Gallia, ma l’Impero Romano a recuperare una provincia. Ennodio invece scrisse a Liberio, il nuovo prefetto del pretorio della Gallia, comunicando il suo stupore e la sua felicità per la vittoria: “Coloro che non poterono assaggiare il sapore della libertà romana ora ti hanno visto arrivare nella loro terra, con l’aiuto di nostro signore Gesù Cristo.” Dalle parole dei contemporanei, si capisce chiaramente che credevano di vivere in un’età dell’oro.

Ovviamente non era così, almeno non del tutto: Teodorico non era riuscito a recuperare l’Aquitania e la Repubblica restaurata era pur sempre molto meno potente, ricca e prospera dell’Impero che era esistito prima del sacco di Roma. Ma ovviamente i contemporanei non paragonavano i loro tempi con il picco assoluto della loro civiltà, ma con il periodo immediatamente precedente, d’altronde questa è una tendenza umana che vale anche oggi. Dopo decenni di umiliazioni, di devastazioni e saccheggi, di sconfitte, di trattati in cui l’Impero occidentale cedeva questa o quell’altra provincia, dopo anni di un mondo romano ristretto alla penisola italica, finalmente l’Impero si estendeva di nuovo oltre le alpi.

Nel prossimo episodio voleremo soprattutto a Costantinopoli, per assistere ad un cambio di regime. Una nuova dinastia prenderà il potere a Nuova Roma e un improbabile imperatore vestirà la porpora imperiale, allo stesso tempo portando nel cuore del governo della capitale un ragazzo introverso, capace e spietato che arriverà a definire un’intera epoca. Grazie mille per l’ascolto. Se il podcast vi interessa vi pregherei di donare un minuto del vostro tempo a lasciare una recensione, aiuta moltissimo il podcast! Come sempre mi trovate anche sul sito italiastoria.com, su Facebook, Twitter e Instagram. Alla prossima puntata!  

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