Episodio 40, all in (460-466)

Nello scorso episodio abbiamo assistito all’apoteosi di Maggiorano che è riuscito a rimettere assieme la maggior parte dei pezzi impazziti dell’Occidente nel giro di una rapida campagna militare. La Gallia, la penisola Iberica, la Dalmazia sono tornate nell’orbita dell’Impero, assieme ai grandi popoli germanici foederati: i Burgundi e i Visigoti.  

In questo episodio, Maggiorano raggranellerà ogni risorsa rimasta dell’occidente con l’obiettivo di riconquistare l’Africa, cercando di emulare quello che era riuscito a Flavio Costanzo dopo il primo sacco di Roma, una generazione prima. Ma sulla sua strada c’è il genio politico e militare di un grande condottiero della tarda antichità: Genseric. Questi rifiuterà di giocare al gioco di Maggiorano e gli preparerà l’equivalente antico di una battaglia molto più vicina a noi: Pearl Harbor.

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Riprendere l’Africa

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Nonostante tutti i suoi successi, Maggiorano era consapevole che il suo regno sarebbe stato considerato un successo solo se fosse riuscito a riprendersi l’Africa. La presenza dei Vandali e la continua prigionia delle donne della casa imperiale era una costante fonte di imbarazzo per i Romani, senza considerare che i loro continui raid contro le coste italiane mettevano in dubbio la capacità dell’impero di difendere l’Italia, e se l’Impero non riusciva a difendere il cuore dell’impero cosa dovevano pensare i popoli che vivevano nelle province? Come sarebbe mai riuscito l’impero a difenderli se non riusciva a difendere Roma? Inoltre a causa della minaccia vandalica l’esercito d’Italia era oramai costretto a schierarsi in gran parte nel sud della penisola, impedendo operazioni altrove. Senza poi ignorare le considerazioni economiche che abbiamo già fatto: senza l’Africa, l’impero occidentale non era sostenibile perché mancava il cruciale residuo fiscale africano. Riprendere l’Africa era la priorità assoluta, una questione vitale.

Trionfo in Iberia

All’inizio della stagione militare del 460, Maggiorano entrò in Spagna e iniziò la sua marcia lungo le coste iberiche, accompagnato dalla flotta: come detto l’obiettivo era lo stretto di Gibilterra. Maggiorano inviò il suo generale Nepotiano con una parte della sua armata a regolare i conti con gli Svevi della Galizia. Nepotiano ne fece brandelli in una battaglia presso Lugo, mentre il moderno Portogallo venne riconquistato. Nel frattempo Maggiorano entrò da trionfatore a Saragozza, in una cerimonia che confermò l’autorità di Roma su tutta la penisola iberica, per la prima volta in decenni.

Le campagne di Maggiorano: tratteggiato in rosso le sue “riconquiste”. Il successo andò anche oltre, visto che riportò anche il regno dei Burgundi e dei Visigoti nell’alveo dell’alleanza imperiale

La campagna era stata pianificata in ogni dettaglio, e un’altra pedina si mosse sullo scacchiere. Un uomo che non aveva voluto prendere ordini da Ravenna era il Comes Dalmatiae Marcellino: sin dall’uccisione di Ezio era rimasto una potenza indipendente nel suo feudo. Quell’anno però Marcellino si decise ad appoggiare in pieno il governo imperiale, ora che pareva davvero possibile sconfiggere i Vandali: la nuova flotta di Ravenna raccolse il suo esercito a Salona in Dalmazia e li portò sani e salvi in Sicilia, dove il loro compito era di difendere l’isola da qualunque attacco da parte dei Vandali mentre Maggiorano marciava verso ovest. Marcellino ottenne immediatamente una vittoria contro gli invasori Vandali, cacciandoli dalla Sicilia: il nodo scorsoio di Maggiorano andava chiudendosi su Cartagine, mentre l’intero occidentale raccoglieva le sue residue forze per sconfiggere il nemico più pericoloso per l’impero.

Pearl Harbor

Ma a Cartagine non c’era un politico e un generale di secondo ordine, anzi credo che Genseric fosse il più abile tra tutti i nemici che i Romani dovettero affrontare in questo terribile quinto secolo. Se Maggiorano voleva la guerra totale, bene l’avrebbe avuta ma Genseric non avrebbe combattuto seguendo le regole che Maggiorano voleva imporgli. Il segnale fu dato e la possente flotta dei Vandali prese il mare: si trattava di una flotta meno vasta di quella imperiale ma più focalizzata sui dromoni da combattimento e soprattutto con equipaggi temprati da decenni di guerra e pirateria.

Dopo giorni di navigazione la flotta imperiale mise l’ancora nella baia di Elche, vicino la moderna Alicante. Il loro comandante era tranquillo, una vasta rete di osservatori scrutava le coste davanti e nella retroguardia. I Romani erano consapevoli che nei tempi antichi le flotte non viaggiavano attraverso il mare aperto ma costeggiavano le coste: qualunque armata nemica sarebbe stata debitamente avvistata prima di venire a contatto con la flotta Romana.

Quello che segue è un punto di svolta della carriera di Maggiorano e un evento che gli storici Romani riportano tutti, credo perché ne compresero l’importanza fondamentale nella storia della caduta dell’Impero. Idazio riporta la versione più completa: lo scrittore ibero-romano narra che la battaglia fu decisa da alcuni traditori, ma questa è la solita scusa dei Romani per giustificare un insuccesso o per minimizzare l’intelligenza e la capacità dei loro avversari. Se i Romani vincono è grazie al loro valore e alle loro capacità, se sono i barbari è grazie al tradimento.

Sta di fatto che i Vandali rifiutarono di giocare al gioco dei Romani: la flotta vandalica attraversò il mare aperto che separava l’Africa dalla Spagna, possibilmente facendo base nelle Baleari che erano oramai sotto il loro controllo. Dopo aver calcolato con accuratezza la posizione della flotta romana o esserne stati davvero informati da qualche mercante o pescatore, i Vandali presero il mare e colpirono all’improvviso la flotta imperiale ancorata nel porto, impreparata e probabilmente con equipaggi scheletrici. Il grande amico di ogni generale – l’effetto sorpresa – fece il resto, in quella che sembra tanto una versione antica della battaglia di Pearl Harbor. Alla fonda nella baia di Elche, nell’impossibilità di manovrare e presa alla sprovvista, la flotta romana fu in parte affondata e in parte catturata dai Vandali. Genseric, l’immarcescibile pirata della tarda antichità, aveva inferto un colpo mortale alla capacità militare dell’Impero d’Occidente, alla possibilità di muovergli guerra e al cuore dell’autorità di Maggiorano. Dopo Pearl Harbor però gli Stati Uniti vinsero la guerra nel pacifico, vediamo se lo stesso riuscirà all’Impero Romano.

Pace nel nostro tempo

Moneta di Maggiorano

Maggiorano fu devastato dalla sconfitta: senza la sua flotta il suo esercito era un inutile ferro vecchio, che non sarebbe servito a nulla per la riconquista dell’Africa. E senza il reddito dell’Africa e la sicurezza alimentare e commerciale che avrebbe portato la sua riconquista, il suo esercito era troppo grande per pesare sul resto dell’Impero. Credo che Maggiorano non fosse solo un buon stratega, ma anche un ottimo politico, come si può intuire dall’elenco che ho fatto della sua attività legislativa, o da come era riuscito a riportare i Galli nell’alveo imperiale.

Credo che Maggiorano fece una rapida analisi delle sue prospettive: in poco tempo comprese che era inutile incaponirsi nella guerra una volta rimossa l’unica arma che poteva garantire la vittoria; e se Maggiorano non poteva sconfigger i Vandali, l’unica speranza per l’Impero era la pace: la priorità era porre fine alla guerra nel mediterraneo, guerra che impediva i rifornimenti di grano all’Italia e causava una devastante incertezza per i commerci mediterranei, oltre che danni materiali alle coste d’Italia. La pace con i Vandali non era stata la sua prima scelta ma nel lungo periodo poteva essere una buona cosa per l’Impero, visto che gli avrebbe donato tempo per recuperare le sue forze senza il continuo assillo della guerra nel Mediterraneo. Per raddrizzare la barca imperiale era arrivato il momento di ingoiare il rospo: quando arrivarono messi di Genseric per negoziare la pace, Maggiorano si sedette al tavolo e presto si giunse ad un accordo: il problema fu che Maggiorano non ci giunse – come avrebbe voluto – da una posizione di forza, ma di debolezza.

Non abbiamo i dettagli del trattato, ma li possiamo intuire. Genseric ottenne il riconoscimento delle sue conquiste in Nordafrica e nel mediterraneo, l’impero riconobbe che oramai non aveva più i mezzi e la forza di riconquistarle: i nuovi territori dei Vandali includevano le città della Mauritania e della Numidia che prima del 455 erano state governate dall’Impero. Genseric da parte sua si impegnò ad interrompere la guerra di corsa e riprendere i rifornimenti all’Italia; è possibile, inoltre, che concordò il rilascio di Placidia, che forse sarebbe andata finalmente in sposa a Maggiorano, consolidandone i legami dinastici: comunque sia, Placidia non fu liberata subito e presto non avrà alcun imperatore da sposare.

L’imperatore dei Galli

Arles, capitale della Gallia romana nel V secolo

Quell’inverno amaro, Maggiorano lo passò in Gallia, ad Arles. Qui, nonostante la sconfitta ad Elche, i nobili gallici si affezionarono sempre di più a questo imperatore italiano che li aveva battuti ma che non sembrava interessarsi solo alla sicurezza dell’Italia ma pensava al destino di tutto quello che rimaneva dell’Impero occidentale, a differenza di tanti altri prima di lui. Erano però tre anni che Maggiorano mancava dall’Italia e per l’imperatore era arrivato il tempo di tornare a Ravenna e poi a Roma. Nel maggio del 461 Maggiorano mosse attraverso le Alpi per entrare in Italia, dove l’aspettavano il patrizio Ricimer e un buon numero di senatori delusi, in collera e oberati dalle tasse.

Cosa era accaduto a Roma e in Italia mentre l’imperatore era via? Era accaduto che probabilmente era tornata in auge la fazione senatoriale che prediligeva un’attenzione totale ed esclusiva alla sicurezza dell’Italia. La fazione imperiale e Maggiorano, con il loro avventurismo, avevano sprecato le loro tasse per assoldare mercenari e costruire la flotta. Quest’ultima giaceva sul fondo del mare mentre le vittorie di Maggiorano avevano sì riportato i Galli nell’impero ma dal punto di vista dei Senatori italiani queste erano futili campagne oltralpe, mentre la priorità avrebbe dovuto essere dall’inizio Genseric, il nemico che appena pochi anni prima li aveva derubati di tutto e aveva messo sotto scacco l’intera Italia. Quel nemico non solo non era stato sconfitto ma si era fatto beffe di Maggiorano. Quel che è peggio era che dal punto di vista di molti senatori, Maggiorano si era comportato in modo disonorevole, alla prima difficoltà abbandonando la spedizione verso l’Africa e giungendo ad un accomodamento con i Vandali. Su questo punto probabilmente concordavano anche i senatori “imperiali” che avevano un’immagine desueta della potenza dell’Impero Romano e che in una pace pratica e necessaria non vedevano un rospo da ingoiare ma un tradimento della tradizione politica romana, che nei secoli d’oro non si era mai rassegnata alla prima sconfitta. Queste critiche erano penso ingenerose: le finanze imperiali avevano permesso un ultimo tentativo di riconquista, ma una volta fallito non c’erano i fondi per continuare una guerra impossibile. Ahimè la politica non è sempre generosa e comprensiva della realtà.

Sta di fatto che si creò una pericolosa saldatura tra le due fazioni senatoriali, come c’era stata una saldatura propizia all’inizio del regno di Maggiorano. Questa opposizione al governo di Maggiorano forse non avrebbe avuto alcuna conseguenza se non si fosse saldata al volere di quello che era stato il suo partner di governo, Ricimer.

Palpatine

Moneta con il monogramma di Ricimer

Tutti gli indizi che abbiamo a disposizione puntano verso una relazione più che amichevole tra Maggiorano e Ricimer all’inizio della loro carriera: l’idea che mi sono fatto è che fossero amici, più che semplici compagni d’arme, e che si fidassero l’uno dell’altro. I due avevano collaborato con successo ben prima dell’elevazione al trono di Maggiorano: sapendo come le cose vanno a finire, c’è del materiale per una tragedia shakespeariana. Non sappiamo cosa avvenne nella testa di Ricimer: certamente si sentì messo in un angolo, credo prese particolarmente male il fatto che il dalmata Marcellino fu inviato a difendere la Sicilia, pare che Marcellino e Ricimer si detestassero con passione. Inoltre mentre all’inizio del regno di Maggiorano era plausibile vedere Ricimer come suo pari, questo non si poteva dire al 460: Maggiorano nel bene e nel male aveva attirato tutta l’attenzione su di sé, al contempo promuovendo nuovi generali come Nepotiano ed Egidio, generali che avrebbero potuto plausibilmente ambire a ricoprire il ruolo che oggi aveva Ricimer.

La morte della speranza

Italia settentrionale nel tardo impero.

In definitiva non possiamo sapere cosa portò Ricimer a tradire il suo vecchio amico, sta di fatto che non ebbe problemi a mettersi al comando della rivolta della nobiltà italiana contro l’imperatore che era stato la loro nuova speranza solo pochi anni prima. Ricimer viaggiò verso nord per venire incontro all’imperatore che viaggiava solo con la sua scorta personale di Bucellari. infatti da buon amministratore delle finanze licenziò buona parte dei suoi mercenari. L’impero era in pace e l’africa non era stata riconquistata, l’impero non aveva più bisogno quindi di un’armata tanto vasta e costosa. Credo che la mossa di Maggiorano fosse un preludio ad un tentativo di ridurre le tasse che aveva imposto a italiani e Galli, nella consapevolezza che queste fossero molto impopolari alla luce dell’insuccesso della sua campagna. Non avrà mai l’opportunità di ridurle.

Viaggiando verso Ravenna, Maggiorano giunse a Tortona, nel moderno Piemonte: qui fu sorpreso e  circondato dalle unità militari inviate da Ricimer, proprio come Avito era stato intrappolato a Piacenza. Non ho prove, ma la facilità con la quale l’imperatore fu catturato da Ricimer mi fa pensare che anche lui, come Stilicone, decise di morire pur di risparmiare all’esausto impero una nuova guerra civile, ma ovviamente è solo una supposizione. Era il 3 agosto del 461, Maggiorano fu decapitato pochi giorni dopo, il 7 agosto, e sepolto in fretta e furia a Tortona. A Tortona, nella chiesa di San Matteo, c’è un monumento funerario che è tradizionalmente identificato come il Mausoleo di Maggiorano, anche se non ci sono dettagli che possano confermarlo. Sappiamo però che fu sepolto proprio a Tortona: Ennodio, un uomo di lettere e vescovo di Pavia che visse pochi anni dopo, scrisse: “la tomba di Maggiorano è semplice, disadorna ed oscura. È questo a mio avviso il caso di tutti i buoni imperatori”.

Edificio costruito sulle pietre del cosiddetto mausoleo di Maggiorano, oggi non più visibile perchè inglobato in un altro edificio

Quanto è duro essere grandi in tempi difficili

Maggiorano è una figura di imperatore quasi completamente dimenticata. È sicuramente più facile emozionarsi per un Traiano che porta i confini dell’impero alla sua massima estensione, per figure cerebrali come Adriano e Marco Aurelio, per comandanti di successo come Aureliano, per riformatori come Diocleziano, perfino per figure tragiche come Nerone e Domiziano. Non c’è gloria imperitura nel tramonto e nella caduta di un impero: chi ama il mondo antico si rattristerà per la sua fine, chi apprezza il mondo nuovo che verrà sarà impaziente di passare ai re del medioevo. Eppure nella penombra che avvolge un’epoca sconosciuta ai più, l’impero di Maggiorano è come una luce rapida e fugace che illumina le tenebre. Ecco un uomo in cui possiamo immedesimarci, ecco un imperatore che vorremmo vedere vincere i suoi nemici e trionfare. La sua scommessa aveva le probabilità contro, nessun allibratore gli avrebbe mai dato delle buone chances di vittoria alla sua incoronazione. Non dopo tutto il sangue versato, tutto l’oro sprecato, tutti i disastri che i Romani avevano inflitto a sé stessi nel mezzo di questo terribile quinto secolo. Maggiorano aveva dalla sua però l’intelligenza, la volontà di raddrizzare la barca dell’impero, anche la consapevolezza di dove fosse davvero la sua debolezza. Riuscì a rimettere in piedi una pallida immagine dell’impero che fu ma per un momento, per un momento appena, sembrò che il miracolo fosse possibile. A scacchi però non si gioca mai da soli e in Genseric ebbe un avversario formidabile, anche se forse i suoi nemici più grandi non erano quelli che aveva di fronte, ma quelli dietro le sue spalle.

Tortona durante il Medioevo

Morì in modo ignominioso, una fine ingloriosa per un uomo capace e sfortunato, essendo stato tradito da quelli che lo avevano elevato pochi anni prima, tradito da un Senato più interessato alle sue terre in Italia che al destino dell’impero, tradito da una persona di cui aveva avuto fiducia. L’occidente non riuscirà mai più a produrre un vero imperatore degno di questo nome.

L’impero occidentale va in mille pezzi

La morte di Maggiorano si propagò nel mondo romano come delle scosse di terremoto: forse Ricimer aveva sottovalutato la popolarità di Maggiorano, avendo vissuto principalmente a contatto con la classe senatoriale italiana che più di ogni altra aveva cambiato idea sull’imperatore. Ma lo stesso non valeva per il resto dell’Impero e del mondo mediterraneo. In Spagna il generale Nepotiano si rifiutò di obbedire a qualunque ordine provenisse dall’Italia e a lui si associarono i romano-iberici. Con conseguenze di ancora maggiore lunga durata lo stesso fece Egidio, il Magister Militum per Gallias, che negli ultimi anni era riuscito a riportare il nord della Gallia nell’alveo imperiale. Egidio si mise alla testa di quello che restava dell’esercito di Gallia e si stabilì a Soisson, in Francia, dove guiderà una sorta di dominio Romano indipendente fino alla sua morte, lasciandolo poi a suo figlio Siagrio. La cosa interessante è che Egidio non provò nemmeno a nominare un imperatore come candidato al trono, segno che per i Galli oramai il trono imperiale non valeva più la fatica di conquistarlo: il senato aveva perso la Gallia del nord, non la recupererà mai. Il dominio di Soisson, come è conosciuto dagli storici il piccolo regno di Egidio e poi Siagrio, sopravviverà perfino all’Impero d’occidente e sarà l’ultimo angolo di Impero Romano a cadere in mano ad un Re barbarico.

Il dominio di Soissons sopravviverà perfino alla “caduta” dell’Impero Occidentale: il figlio di Egidio, Siagrio, dominerà la Gallia settentrionale fino alla sconfitta contro Clovis, il vero fondatore della Francia.

Teoderic, il Re dei Visigoti, era stato un nemico di Maggiorano ma era giunto a rispettarlo. La morte dell’imperatore cancellò il trattato che aveva sottoscritto con lui: Teoderic vide che era forse di nuovo giunta l’occasione per i Visigoti e mosse all’attacco della Gallia mediterranea.

Le notizie della morte di Maggiorano raggiunsero il Comes Dalmatiae Marcellino mentre era ancora in Sicilia: Marcellino, un nemico giurato di Ricimer, capì immediatamente cosa gli sarebbe successo se fosse restato in Italia e tornò con la sua armata in Dalmazia, rifiutandosi di obbedire nuovamente agli ordini provenienti dalla penisola.

In rosso scuro, la Dalmazia romana. Per quasi tutto il resto della storia dell’Occidente romano, la Dalmazia sarà un dominio indipendente di Marcellino e suo nipote, Giulio Nepote, che sarà brevemente il penultimo (o più correttamente l’ultimo) imperatore occidentale

L’italia di nuovo in guerra con l’Africa

Genseric, come Teoderic, reputò il trattato che aveva firmato con Maggiorano nullo: i Germani non ritenevano che i trattati fossero tra stati, come i Romani, ma tra regnanti. In più Ricimer il Goto era da sempre un nemico giurato di Genseric il Vandalo, l’inimicizia tra questi due popoli e queste due case regnanti essendo una vera faida. Questa volta però Genseric mirò persino più in alto di quanto avesse mirato fino ad oggi, d’altronde oramai con trent’anni di esperienza era lo statista più stagionato dell’occidente. Quello che mancava all’occidente, sostenne Genseric, era un imperatore con la legittimità a governare, e chi meglio allora dell’ultimo parente in vita dell’ultimo imperatore della dinastia teodosiana, Valentiniano III? Immagino vi siate dimenticati di lui, ma il senatore Olibrio è ancora in giro. Olibrio era spostato con la principessa Placidia, figlia di Valentiniano III. Genseric era lui stesso imparentato oramai con la ex casa regnante imperiale, avendo fatto sposare l’altra figlia di Valentiniano III a suo figlio Huneric: mettere Olibrio sul trono imperiale voleva oramai dire mettere un membro della sua famiglia allargata.

Non era una cattiva proposta e un teoretico imperatore Olibrio, con l’appoggio delle armi vandaliche, avrebbe avuto una possibilità di governare l’occidente e i Vandali si sarebbero inseriti nel cuore della politica imperiale. Proprio per questa ragione Ricimer non avrebbe mai permesso ad Olibrio di mettere piede in Italia, preferendolo a Costantinopoli, dove attualmente risiedeva. Con l’obiettivo di esercitare la massima pressione possibile sull’Impero e su Ricimer, Genseric diede ordine alla sua flotta di riprendere i saccheggi contro le coste controllate dall’Impero, promettendo di fermare gli attacchi solo se e quando gli italiani avessero accettato Olibrio come loro legittimo sovrano.

Costantinopoli si rifiuta di riconoscere Ricimer

L’imperatore Leone I

Neanche Nuova Roma aveva alcuna intenzione di mettere l’uomo di Genseric sul trono. D’altronde l’imperatore d’oriente, Leone, aveva riconosciuto Maggiorano come imperatore: con il suo assassinio la sua immagine e l’augusto ruolo dell’imperatore di Nuova Roma erano stati sviliti visto che, per la prima volta dai tempi di Valentiniano II ottanta anni prima, gli occidentali avevano messo fine ad un regno che aveva avuto l’approvazione di Costantinopoli. Leone decise che avrebbe rifiutato di riconoscere qualunque imperatore che Ricimer e il Senato avessero voluto elevare, conseguentemente rifiutando ogni aiuto finanziario e militare all’occidente proprio nel momento del massimo bisogno. Quel che è peggio, senza il timbro dell’oriente oramai i governanti dell’occidente mancavano di quel bene prezioso ed effimero, la legittimità.

Un paria nel mediterraneo

Insomma, con una sola mossa il Senato e Ricimer erano riusciti a farsi nemici la Gallia, l’Iberia, l’Africa, la Dalmazia e l’intero impero d’oriente. Parafrasando quel genio di Talleyrand, l’uccisione di Maggiorano mi pare essere qualcosa di perfino peggiore di un crimine, mi pare essere un errore, e madornale. Gli imperi resilienti come quello Romano non possono cadere semplicemente sotto i colpi degli invasori, in realtà nessun Goto e nessun Vandalo da solo può distruggere un edificio tanto maestoso. Per farlo occorre la fattiva collaborazione dei suoi abitanti, in particolare della loro classe dirigente. Occorre che questa manchi di visione, che sia preda di arrivismo, di cecità e di una buona dose di disinteresse verso l’interesse pubblico e la stessa sopravvivenza dello stato.

Ricimer governò inizialmente quel che restava dell’Impero come Patrizio e Magister Militum e senza bisogno di un imperatore, e le cose andarono così per un interregno di circa tre mesi durante i quali di nuovo l’impero non ebbe alcun imperatore. Forse Ricimer aveva sperato di poter governare l’Italia sotto la formale autorità di Leone, ma l’opposizione di quest’ultimo costrinsero lui e il Senato a nominare un cosiddetto imperatore d’occidente, se si possono ancora chiamare così.

Ovviamente Ricimer non avrebbe mai più commesso l’errore di elevare qualcuno con le capacità e con l’indipendenza di un Maggiorano, non sia mai che poi gli prendano mania di grandezza. No, un vecchio senatore senza qualità avrebbe fatto al caso suo e del Senato, visto che oramai anche per i senatori la principale preoccupazione era di evitare un nuovo arrivismo militare alla Maggiorano: meglio concentrare le risorse residue dell’impero nella difesa dell’Italia. Senza considerare che nel Senato probabilmente molti oramai preferivano un imperatore debole per massimizzare la loro influenza.  

“Imperatore”, per modo di dire…

Moneta di Libio Severo, in teoria Imperatore occidentale tra il 460 e il 466. In realtà a governare era Ricimer

Risultato: fu elevato un senatore senza distinzioni particolari, di nome Libio Severo. Nessuno ebbe mai comunque alcun dubbio su chi fosse il vero potere dietro al trono: Ricimer dominò finalmente incontrastato sull’Italia.

A Nuova Roma Leone era profondamente irritato con gli italiani e su di lui l’influenza di Aspar crebbe ancora: Aspar aveva sempre sostenuto che non c’era alcuna ragione di sostenere il governo occidentale che vedeva oramai al capolinea. Di converso per Aspar era pericoloso continuare ad avere Genseric come nemico, visto che l’Egitto non era poi così lontano dai domini del Re vandalo. L’Egitto era il granaio di Costantinopoli e la fonte di una parte preponderante delle sue entrate come un tempo l’africa era stata fondamentale per l’occidente: Aspar non avrebbe mai permesso che quello che era successo all’occidente succedesse alla sua parte di impero. Nel 462 furono intavolate trattative con Cartagine e Leone firmò una pace separata con Genseric, riconoscendo il matrimonio del figlio Huneric con la principessa Eudocia e ottenendo il ritorno di Licinia Eudoxia e di sua figlia Placidia a Costantinopoli. Va da sé che Genseric si impegnò a non attaccare le coste e i domini orientali.

Fu un segno dei tempi che questo trattato non si estese all’occidente: pur di avere la pace Leone e Aspar gettarono l’Italia sotto il proverbiale autobus, visto che avevano avuto l’ardire di ignorare il volere di Nuova Roma. Genseric continuò ad attaccare l’Italia, spesso impunemente.

L’Italia nella tempesta

I seguenti anni furono terribili per l’impero: non abbiamo i dettagli ma è probabile che in questi anni l’armata d’Italia perse le ultime unità militari completamente autoctone, la crisi finanziaria non permise più di far ricorso alla leva e a mano a mano che i vecchi soldati si ritirarono furono sostituiti – e solo in parte – da nuove reclute prese dal mondo germanico.

Nel 462 Ricimer fu costretto a stringere una pace con i Visigoti che avevano occupato Narbonne e la costa del mediterraneo in Gallia. Il prezzo della pace fu la cessione di questa ricca provincia romana ai Visigoti, che acquisirono finalmente il porto sul mediterraneo che era sempre stato il loro obiettivo strategico. Qualunque bene di importazione diretto al regno di Tolosa, fino a questa data, era passato infatti per uno dei porti imperiali romani, venendo di conseguenza tassato. Le tasse sull’import dei Goti erano una delle poche fonti finanziarie che tenevano in piedi l’occidente, la cessione di Narbonne mise fine a tutto questo e i Visigoti poterono finalmente importare dal resto del mediterraneo quello di cui avevano bisogno senza pagare dazi al governo occidentale. Inoltre, ancor più ominosamente, la conquista di Narbonne tagliò definitivamente il collegamento via terra tra l’Italia e la penisola iberica: con il mare in mano ai Vandali non c’era modo realistico per Ravenna di intervenire in Spagna, come aveva fatto Maggiorano. Le città e i proprietari terrieri dell’Iberia compresero immediatamente il messaggio e quando gli Svevi tornarono a razziare le loro terre inviarono messaggeri a chiedere aiuto ai Visigoti di Teoderic, non a Ravenna: da questa data la penisola iberica può ritenersi perduta per l’Impero.

Guerra in Gallia

In Gallia Ricimer inviò un carneade che era stato il Magister Militum per Gallias sotto Avito, con l’obiettivo di sconfiggere il generale ribelle Egidio che era forse la più importante minaccia al suo regno, nel lungo periodo. Carneade si alleò con i Visigoti, che avevano ottenuto a tal fine il porto di Narbonne. L’alleanza tra italiani e Visigoti mosse contro Egidio che però aveva forgiato lui stesso un’alleanza, questa volta con i Franchi di Childeric, il primo membro storicamente accertato della famiglia dei Merovingi, la famiglia che governerà i Franchi per i prossimi tre secoli.

I due eserciti si scontrarono ovviamente ad Orleans, il passaggio della Loira che era sempre il punto chiave di ogni scontro tra Gallia del nord e Gallia del sud. Questa volta però non furono i Goti e gli Italiani a trionfare, ma Egidio e la sua alleanza Franco-Gallica. I Visigoti si ritirarono a Tolosa e il regno di Ricimer si rassegnò a rinunciare alla Gallia.

Si, l’ho chiamato regno: Ricimer aveva ancora sopra di lui formalmente un imperatore, sua nullità Libio Severo, ma tutti in Italia iniziarono a chiamare Ricimer Dominus, il loro signore e padrone. Ci sono anche monete sopravvissute con il volto di Libio Severo e il monogramma di Ricimer sull’altro lato, una prima assoluta nell’Impero Romano. Ricimer aveva un dominio talmente assoluto su Roma che ebbe l’ardire di costruire nella capitale una chiesa dedicata al culto ariano, una chiesa che esiste ancora oggi e che si chiama Sant’Agata dei Goti. Fino al Rinascimento era possibile ammirare un bellissimo mosaico nell’abside sul quale era scritto un ex voto a nome di “Flavius Ricimer, vir inlustris, magister utriusque militiae, patricius et ex consule odinario”. È difficile sottostimare l’ardire di questa mossa: persino gli imperatori ariani non erano riusciti a dedicare una chiesa al culto ariano nella loro capitale, ricorderete il caso di Valentiniano II e del vescovo Ambrogio, a Milano. Ricimer aveva un tale potere assoluto sull’Italia che ci era riuscito, e sotto il naso del Papa, a Roma.

Stallo

L’equilibrio militare di questi primi anni Sessanta del quinto secolo rimase inalterato per gli anni seguenti: Ricimer non aveva la forza di conquistare alcun territorio al di fuori dell’Italia, gli altri poteri del mediterraneo non avevano la forza di toglierlo di mezzo. Genseric conquistò la Sardegna e la Corsica e continuò a saccheggiare l’Italia, compiendo una guerra di corsa che devastò i commerci mediterranei ma Ricimer si rifiutò di firmare qualunque accordo con il Re dei Vandali, che aveva preso a richiedere una parte delle terre imperiali come dote del matrimonio di suo figlio Huneric con Eudocia. Libio Severo inviò un disperato e accorato appello a Costantinopoli per avere una flotta per difendere l’Italia ma Leone, in oriente, era indisposto verso il regime italiano e imbrigato principalmente a limitare il potere del suo potente Magister Militum Aspar. Per farlo Leone doveva promuovere una potenza militare alternativa ai foederati e agli Ostrogoti di Aspar e Leone trovò l’energia militare che mancava a buona parte del mondo romano in una popolazione di duri montanari dell’Anatolia, gli Isaurici. A lungo considerati poco più di briganti, Leone costituì con forze isauriche una nuova unità di soldati nella capitale – gli excubitores – che sostituirono le Scholae Palatine come principale guardia del corpo dell’imperatore. Il loro comandante, che di nome faceva Tarasis Kodisa Rousombladadiotes, decise di prendersi un nome più Romano, e per nostra felicità più pronunciabile, iniziando a farsi chiamare a Costantinopoli con il nome di Zenone. Tenetelo a mente, sarà importante.

Sta di fatto che l’equilibrio del potere a Costantinopoli iniziò a spostarsi da Aspar verso Leone e Zenone, permettendo una maggiore autonomia nella politica estera a Leone, che aveva ancora a cuore la salvezza dell’occidente. Ricimer, per la prima volta in anni, iniziò ad avere la possibilità di un accordo con l’oriente, accordo che non sarebbe mai stato possibile però fino a quando lui avesse mantenuto un imperatore non riconosciuto da Costantinopoli.

Una morte tempestiva

Chiesa di Sant’Agata dei Goti: fu fatta costruire da Ricimer, che ne aveva decorato l’abside con un bel mosaico

Proprio in questo frangente, e molto convenientemente, Libio Severo morì, nell’estate del 465 dopo cristo. Questo ha portato alcuni scrittori antichi e qualche storico moderno a pensare che fu fatto fuori da Ricimer per togliere di mezzo un ostacolo alla riconciliazione con l’oriente, ma non ci sono vere prove a riguardo e il consenso moderno è che probabilmente morì semplicemente di cause naturali. Se volete la mia, io propendo di più con il non c’è due senza tre e mi piace aggiungere Libio Severo ad Avito e Maggiorano nella lista di imperatori che hanno avuto la testa rimossa dal corpo da Ricimer. Una lista che, come vedremo, non è ancora completa.

Come si confà ad una nullità, quando morì Libio Severo non accadde inizialmente nulla. Re Ricimer continuò a governare. Molti si chiesero quanto ci sarebbe voluto per elevare un nuovo imperatore-pupazzo. Ma niente, Ricimer non nominò nessuno. E continuerà a non nominare nessuno per quasi due anni, nel più lungo interregno della storia dell’Impero d’Occidente. Alcuni storici pensano che Ricimer volesse semplicemente liberarsi anche della pretesa di avere un imperatore a cui rispondere, che insomma volesse attraversare il Rubicone che attraverserà poi Odoacre. Altri storici, e il qui presente incluso, ritengono che Ricimer non nominò nessuno perché aveva intavolato complesse trattative con Costantinopoli. Trattative che riguardavano la sua posizione, quella di imperatore d’occidente e anche cosa fare a riguardo dei Vandali e di Genseric, che continuava a sostenere il suo candidato al trono Olibrio.

Genseric, in questo 466, era oramai stanco di fare pressioni sull’occidente e su Ricimer, senza cavare un ragno dal buco. Prese quindi una decisione fatale, che detterà il corso degli eventi. Quell’anno i Vandali ruppero il trattato di pace firmato con Leone e attaccarono la Grecia e l’Epiro, in una serie di devastanti raid per i quali l’oriente si era fatto trovare del tutto impreparato. Credo che fosse una mossa da parte dell’immarcescibile Genseric per alzare la posta ma finì alla fine per svegliare il gigante dormiente dell’oriente. Leone, Aspar e Zenone non potevano permettere che il loro impero fosse attaccato impunemente e quindi decisero che era arrivato il tempo di fare qualcosa a riguardo dei Vandali. Se questo avesse voluto dire trovare un accordo con Re Ricimer, allora avrebbero dovuto turarsi il naso e ingoiare il rospo.

Gondor in soccorso di Arthedain

E fu così che infine, e per l’ultima volta, le stelle dell’oriente e dell’occidente si allinearono: tutta la potenza dell’oriente sarebbe venuta in soccorso dell’occidente, nell’estremo tentativo di salvarlo dal naufragio. Nel prossimo episodio un imperatore verrà dall’oriente per sedere sul trono d’occidente, un’immensa forza di invasione verrà inviata in Africa e i Romani scommetteranno il tutto e per tutto nell’ultimo disperato tentativo di tenere insieme l’impero di Augusto. Costantinopoli non baderà a spese e Genseric si troverà di fronte la più grande minaccia di sempre al suo regno.

Un pensiero riguardo “Episodio 40, all in (460-466)

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